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Mitterberg Riesling Paula 2021

Degustatore: Andrea Li Calzi
Valutazione: @@@@@
Data degustazione: 08/2023


Tipologia: IGT Bianco
Vitigni: riesling renano
Titolo alcolometrico: 13%
Produttore: WEINGUT RÖCK
Bottiglia: 750 ml
Prezzo enoteca: da 19 a 23 euro


Ci sono vitigni, e dunque vini, di tutto rispetto, altri che impariamo ad apprezzare col tempo e infine quelli che entrano dritti nel cuore dal primo istante. Per quanto mi riguarda il riesling non solo appartiene a quest’ultima categoria ma, da sempre, è l’uva a bacca bianca che mi ha regalato maggiori soddisfazioni soprattutto degustando prodotti a distanza di anni, talvolta svariati decenni. Che sia una cultivar in grado di dar vita a vini tra i più longevi al mondo, e non solo in Mosella – la sua patria d’elezione – “lo sanno anche i sassi” del fiume Sesia, tuttavia tanto dipende dalla mano del produttore e dalla sensibilità con cui tratta la materia prima.
La famiglia Augschöll, alias Weingut Röck di Villandro (BZ), nutre una smodata passione per il riesling e l’esigenza di produrre un vino naturale, in grado di rispecchiare al millimetro le tante peculiarità delle colline della bassa Valle d’Isarco, rimane un’esigenza imprescindibile. Le vigne, la cui età media è sedici anni, si trovano sui versanti più bassi e al contempo alti della proprietà, a circa 560 – 700 m s.l.m.; le uve crescono costantemente ventilate e baciate dal sole su terreni ghiaiosi di filladi quarzifere, i pendii sono ripidi ed esposti a sud-est. La produzione del Johanna 2021 è stata di circa 3.300 bottiglie.
Vendemmia anticipata, solitamente entro la prima quindicina di ottobre, pressatura soffice delle uve, fermentazione naturale in acciaio – 15% con contatto con le bucce per 4 giorni; conseguente malolattica sbloccata. L’affinamento dura 9 mesi sulle fecce fini in serbatoi di acciaio (50%) e in piccole botti di legno neutro (50%). Non vengono aggiunti additivi tranne SO2 – livello totale circa 45mg/l. Il vino non viene filtrato. Veste una trama cromatica paglierino algido, attraversato in controluce da lampi beige e oro antico, colore ammaliante, vivo, consistenza di tutto rispetto.
Al naso il timbro è marcato tuttavia privo di esuberanza fruttata, va ricercato lentamente all’interno del calice allorché squaderna ricordi legati al terreno (pietra focaia e calcare) melone d’inverno, frutto della passione e scorza di pompelmo, oltre a un floreale fresco e spigliato che richiama il tiglio/biancospino; in chiusura ribes e pepe bianco, complessità da vendere nonostante la gioventù.
In bocca francamente mi sarei aspettato un sorso ancora fin troppo nervoso, teso, sconnesso ma è qui che entra in gioco la classe del vitigno, e dell’annata indubbiamente calda che ha dato una mano. L’impatto gustativo è privo di spigolosità, salvo una nota citrina piuttosto pronunciata necessaria oggi più che mai, il centro bocca è denso, il frutto emerge con prepotenza e la scia sapida implementa lo spessore unito ad una piacevolezza che convince appieno; motivo che mi spinge ad attribuire la quinta chiocciola. Per la gioia dei commensali ho abbinato il vino ad un salmone in crosta con fonduta di asparagi, cipollotto fresco e burro di malga.

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