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Metodo Classico Dosaggio Zero Ousia 2016

Metodo Classico Dosaggio Zero Ousia 2016 SocciDegustatore: Andrea Li Calzi
Valutazione: @@@@@
Data degustazione: 03/2022


Tipologia: Vino Spumante Brut
Vitigni: verdicchio
Titolo alcolometrico: 12%
Produttore: SOCCI
Bottiglia: 750 ml
Prezzo enoteca: da 25 a 30 euro


Pierluigi e Marika Socci, spinti dalla voglia di alzare l’asticella del cosiddetto sogno nel cassetto, oggigiorno realizzato in forma liquida (anzi spumeggiante), danno vita ad un’etichetta alquanto particolare prodotta in soli 680 esemplari. Ho già parlato dell’PaterLuis e di quanto mi abbia convinto questa versione metodo classico del re dei vitigni a bacca bianca marchigiani, il verdicchio.
L’affare questa volta si complica, o meglio, punta in alto. Idee molto chiare in Casa Socci: 50 mesi sui lieviti e la scelta del dosaggio zero, categoria che a mio avviso più di tutte rende onore al mondo delle nobili bollicine. Uve allevate a guyot tra i suoli argillosi e calcarei di Castelplanio (AN); i vigneti hanno quasi cinquant’anni e godono di un’esposizione sud – sud/ovest, ci troviamo sulla riva sinistra dell’Esino a circa 350 metri sul livello del mare. Vendemmia a fine agosto, raccolta manuale, la resa si attesta attorno ai 90 quintali per ettaro. La suddetta categoria non prevedere dopo la fase di sboccatura del vino un’aggiunta di zuccheri, ciò implica il fatto che se in Cantina e soprattutto in vigna si è lavorato bene, il risultato nel bicchiere sarà d’estrema coerenza nei confronti del varietale prescelto e del territorio dove lo stesso viene allevato.
Senza ombra di dubbio è il caso dei nostri due protagonisti Marika e papà Pierluigi, coadiuvati da un’annata a cinque stelle; l’Ousia è un vino equilibrato e affascinante, un perfetto esempio della grande versatilità del verdicchio. Bollicine fini e regolari amplificano le tonalità paglierino-oro, grande luminosità all’interno del calice.
Il frutto è ben lontano da toni esausti, convince proprio per quella croccantezza intrinseca che rinfresca il bouquet; dunque ananas, cedro, albicocca, una lunga scia di calcare frammista a un floreale bianco leggermente acre e a i consueti toni erbacei che caratterizzano il verdicchio. Tutte queste sfumature, tuttavia, vengono ammorbidite da un sontuoso accento di panificazione, meringa, nocciola tostata e miele di tiglio. Gran bella evoluzione a distanza di ore dalla mescita, i toni si ammorbidiscono sempre più creando un insieme ancor più armonioso.
Nonostante l’ottima prova a livello olfattivo il vino colpisce soprattutto al palato, dove la sapidità pressoché interminabile conquista la scena, alleggerita qua e là da guizzi acidi che richiamano i frutti descritti e una bollicina cremosa eppur significativa, vibrante. L’ho abbinato a un coniglio in umido con peperoni corno e cipolla di Tropea, il vino ha tenuto tranquillamente il piatto. Cinque chiocciole e tanta strada davanti a sé.

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