Nebbiolo Prima 2015: Barbaresco 2012 alla sbarra, comune per comune

Seconda fase della lunga cavalcata fra i nebbioli di Langa e Roero, una storia nata venti anni fa con Alba Wines Exhibition, “convertito” nel 2010 al più italiano Nebbiolo Prima. Quest’anno al Barbaresco sono toccate le giornate di lunedì 11 e martedì 12 maggio 2015, per una ragione legata esclusivamente alla distribuzione dei numeri durante i cinque giorni dell’evento, abbiamo degustato prima tutte le Riserve 2010 (20 campioni), ma qui preferisco concentrarmi sui Barbaresco 2012 (102 campioni) provenienti dai tre Comuni dove vengono prodotti, Barbaresco, Neive e Treiso, e dalla frazione del Comune di Alba San Rocco Seno d’Elvio.
All’annata 2012 ho dedicato un’ampia descrizione nell’articolo sui Roero, quindi evito di ripetermi. Come accade ogni anno i territori, ma anche le aziende che vi albergano, fanno la differenza, non è scontato che una buona annata dia risultati ottimali ovunque e sia stata interpretata sempre nel modo migliore. La 2012 ha evidenziato come il concetto di “annata calda” spieghi poco se non si scende nel dettaglio, perché i punti nevralgici che determinano la sua qualità definitiva sono determinati soprattutto dai picchi, dalla carenza d’acqua e dalle fasi in cui questi si verificano. Potrebbe apparire strano che i tannini siano risultati generalmente rigidi, a volte anche verdi, ma è un fenomeno abbastanza frequente nelle annate irregolari, dove il caldo forte fa maturare più in fretta del dovuto la polpa delle uve senza riuscire ad incidere altrettanto bene sulle componenti fenoliche.
Dei tre Comuni, quello dove si sono ottenuti risultati più equilibrati è Treiso, dove la freschezza e un frutto mai troppo maturo si equilibrano con tannini importanti ma non verdi; Barbaresco si è rivelato mediamente più indietro con tannini in alcuni casi acerbi e una durezza e austerità che chiedono tempo per assestarsi, mentre Neive sembra avere sofferto ancora di più l’annata proponendo un chiaro esempio dello stacco fra il tannino immaturo e le sensazioni aromatiche in molti casi più evolute e sorrette da minore freschezza di quanto ci si aspetterebbe da un Barbaresco in anteprima.
Questi i caratteri in generale, poi le microzone, i migliori cru, la bravura dei produttori, fanno le differenze che alimentano l’interesse per questo grande vino anche in un’annata non facile come questa.

Ecco in sintesi i Barbaresco 2012 che hanno dimostrato, in degustazione cieca, le qualità migliori, seguendo l’ordine con cui sono stati serviti. Ci tengo a precisare che, gioco forza, sono costretto a limitare la lista dei vini per ragioni di spazio, mi limiterò a citarne alcuni meritevoli nella parte finale.
COMUNE DI ALBA
• Sanadaive – Marco e Vittorio Adriano: il nome non è altro che Seno d’Elvio in dialetto piemontese, ovvero il nome della frazione del Comune di Alba dove dimora il vigneto. Suolo composto da marne tufacee visibilmente bianche, siamo a poco meno di 300 metri di altitudine e la vigna è esposta a sud-ovest con piante di oltre 30 anni di età media. Il vino matura in botti di rovere da 35 ettolitri. Ha colore granato con ricordi rubini, naso molto floreale di rose e viole, spiccano ciliegia, lampone, liquirizia, ma anche note di humus e ginepro; al palato deve ancora assestarsi ma ha una materia convincente e una discreta profondità.
COMUNE DI BARBARESCO
• Asili – Cascina Luisin: l’azienda di Roberto Minuto ha superato i cento anni dalla fondazione, assaggiare vini come il Barbaresco ’67, ancora vivo e scalpitante e un ’82 da far cappottare per freschezza e profondità, a cui mai daresti 33 anni di vita (ma in passato ho assaggiato da loro anche altre annate notevoli), sono segni chiari delle capacità evolutive dei loro prodotti. C’è da dire però che erano altri tempi e altro clima, oggi ottenere vini capaci di durare, anzi crescere, per decenni e decenni, è impresa tutt’altro che facile, anche nelle annate migliori. L’Asili, divenuto MGA (menzione geografica aggiuntiva), è uno dei cru migliori di Barbaresco, di cui i Minuto possiedono una piccola fetta; la versione 2012 si offre di colore granato luminoso, ha profumo netto di ciliegia e lamponcino, ricordi di rosa, al palato rivela una trama tannica importante ma non rigida, ottima freschezza, buon ritorno fruttato, per ora non esprime che in minima parte il suo potenziale.
• Asili Ca’ del Baio: sempre interessante l’Asili della famiglia Grasso, Giulio e Luciana con le figlie Federica, Paola e Valentina, portano avanti l’azienda con rigore e rispetto per l’ambiente, senza mai dimenticare l’esperienza tramandata in quattro generazioni di viticoltura. La versione 2011 rivela un colore granato classico, profuma di fiori secchi, ciliegia matura, liquirizia, influssi pepati; ha bocca molto fresca, un ritorno fruttato intenso, buona finezza, tannino misurato e di grana fine, nonostante sia ancora molto giovane esprime già una certa stoffa e promette una bella evoluzione.
• Martinenga – Tenute Cisa Asinari dei Marchesi di Gresy: non ha la profondità e la complessità della riserva Camp Gros, ma merita comunque di essere menzionato per la buona eleganza che affiora sempre da questo cru storico, confinante con l’Asili e il Rabajà. Il bouquet riccamente floreale con la rosa in primo piano, seguito da un fruttato delicato e da una speziatura di pepe e liquirizia in formazione ne sono una chiara conferma. Al palato denuncia la sua ovvia immaturità, è ancora sbilanciato, ma la materia è di qualità e segue un suo percorso infischiandosene, giustamente, del “tutto e subito”.
• Sorì Montaribaldi – Montaribaldi: la conduzione famigliare in buona parte del Piemonte è un fatto ancora ampiamente consolidato, e i Taliano ne sono l’ennesima conferma, Luciano e Roberto da ormai vent’anni hanno preso le redini della Montaribaldi, per continuare con la stessa passione e impegno l’attività iniziata nel ’68 da papà Giuseppe. Questo Barbaresco nasce dal Sorì Montaribaldi, collocato nell’estrema parte sud-orientale della menzione geografica Montaribaldi, esposto a sud a un’altitudine di 270 metri, matura in barrique di primo e secondo passaggio per due anni.
Ha colore rubino granato piuttosto intenso, in questa fase giovanile il picolo legno si sente ancora in modo abbastanza evidente, questo non impedisce di percepire sfumature di viole e rose, rintocchi fruttati dove emergono fragoline e ciliegie, sensazioni terrose e di speziatura leggera di cacao e vaniglia; al palato testimonia un tannino ancora abbastanza ostile, ma la buona risposta fruttata, la rotondità e la morbidezza offerte dal legno e dall’alcol riescono a dare al vino un progetto espressivo positivo, confermato dalla buona persistenza e pulizia finale.
• Montestefano – Luigi Giordano: l’azienda nasce negli anni ’30 ad opera di Giovanni Giordano che, come molti a quei tempi coltivava vite per poi commerciarla, è stato il figlio Luigi che negli anni ’60 ha dato la svolta, iniziando a produrre vino con l’aiuto della moglie Alessandra, a cui dal 2000 si sono aggiunte le figlie Laura e Silvia. Il Montestefano rappresenta una delle punte di diamante aziendali; la versione 2012 ha colore granato classico, profuma di prugna e liquirizia, ciliegia e ricordi floreali con sbuffi balsamici; al gusto mantiene un buon profilo, lineare e già apprezzabile per una discreta morbidezza d’insieme, giusta freschezza e buona progressione nel finale.
• Morassino – Cascina Morassino: quella di Roberto e Mauro Bianco è un’azienda con trent’anni di vita, dispone di quattro ettari vitati, il vigneto Morassino è parte della menzione Ovello, la più ampia di tutta la denominazione e anche una delle migliori. Il vino ha colore granato classico di buona profondità, naso di fiori macerati, menta, ciliegia e lampone sotto spirito; al palato ha una bella freschezza, tannino ancora un po’ rigido ma la polpa è piacevole e corredata da una leggera vena sapida.
• Quarantadue42 – Rattalino: ho conosciuto Massimo Rattalino un po’ di anni fa, ricordo che aveva iniziato da poco l’attività e mi ha dato subito l’impressione che fosse una persona con mille idee, piena di energia e con la voglia di realizzare qualcosa di grande. In un primo momento si è appoggiato ad un produttore vicino, ma con il tempo è diventato autonomo e ha proseguito il percorso sfornando vini certamente non banali. Il Quarantadue42 ha colore granato classico di buona profondità, nasce dal vigneto Montersino in comune di Treiso, naso di buona finezza, ciliegia matura, balsamico, viole macerate, in bocca ha buon attacco, fresco ma anche rotondo, gradevole, buon frutto che ritorna, tannino fine ma ancora tenace, futuro sicuramente più equilibrato.
• Silvia Rivella: Silvia gestisce un bell’agriturismo in località Montestefano a Barbaresco, è figlia nientemeno che di Guido Rivella, l’enologo che per oltre trent’anni ha dato luce ai vini di Angelo Gaja, ed è nipote di Serafino Rivella, la piccola grande azienda condotta dall’ “artigiano” Teobaldo Rivella. Dal 2000 insieme curano 1,5 ettari di vigna dove nasce questo Barbaresco dal colore granato con ricordi rubini, che rivela al naso rosa canina e una dolce ciliegia, sensazioni pepate, noce moscata e leggera liquirizia. Al palato il tannino ha grana fine e si sta già integrando con il frutto in un contesto fresco e forse appena semplice.
• Socré: Socré (zoccolaio in piemontese) è un’azienda in continua evoluzione, con una storia che nasce nel 1869 e arriva all’attuale decennio dove Marco e Rosella Piacentino con i figli Giulio e Lorenzo, hanno realizzato la nuova cantina per completare il processo produttivo interamente in azienda. Il loro Barbaresco ha colore rubino granato di buona intensità, naso apparentemente più maturo nel frutto rispetto ai precedenti, sembra promettere più polpa, molta ciliegia matura e lampone, note balsamiche spiccate; al palato mantiene lo stesso profilo, ha attacco intenso e avvolgente, bel tannino misurato e buona dose di freschezza, acquisirà complessità con il tempo.
• Cascina Bruciata: non sono affatto stupito se in fase di gioventù viene quasi sempre fuori meglio il Barbaresco annata rispetto al Rio Sordo (seppur di poco), i vini di Carlo Balbo, che da sei anni si avvale della collaborazione del giovane enologo Francesco Baravalle, chiedono sempre tempo per esprimersi al meglio. Questa versione ha un bel colore granato classico e profondo, naso di bella finezza ben giocato fra legno e terrosità, piccoli frutti appena maturi, toni di salamoia, in bocca è penalizzato da un legno ancora incisivo, ma la stoffa non manca e si sente già una scorrevolezza nel sorso che promette un futuro rassicurante.
• Ovello – Cascina Morassino: buone cose anche dal cru Ovello, dal colore rubino granato, bouquet floreale e di piccoli frutti, ciliegie nere e more in particolare, speziatura fine e cenni di terra umida; attacco al gusto integro e gradevole, con un tannino che non tracima, ma sta già integrandosi con una massa convincente e di buona profondità.
• Pajé – Carlo Boffa: è facile trovare l’azienda di Carlo Boffa, basta entrare a Barbaresco e, lungo la via principale, dirigersi verso la torre, la incontrerete per forza. Il vino nasce da poco più di un ettaro di vigna nel cru Pajé, una delle menzioni più piccole di Barbaresco, che condivide con Roagna e Produttori del Barbaresco. Il 2012 ha colore granato classico, naso molto fine e piacevole sebbene restio ad aprirsi, piccoli frutti, liquirizia dolce, al palato è interessante, buona tessitura e un tannino ancora duro, di carattere, finale molto sapido e dinamico con un bel ritorno fruttato.
• Rabajà – Giuseppe Cortese: Pier Carlo Cortese è persona di grande simpatia, sempre disponibile, più volte in cantina da lui ho avuto modo di assaggiare vecchie annate di Rabajà, anche in versione Riserva, e debbo dire che me ne sono innamorato, non di Pier Carlo, ma dei suoi vini, è ovvio! Anche il 2012 mi ha convinto, mostra un colore granato con ricordi rubini, molto fine l’approccio olfattivo anche se ancora chiuso ed austero, ma già emergono note di ciliegia e fiori appassiti, menta e un’evidente influsso minerale; in bocca il tessuto tannico asciuga molto, ma se ne percepisce la qualità nella grana, uno di quei vini che con il tempo migliorano alla grande, da dimenticare in cantina per qualche anno.
• Rabajà – Castello di Verduno: questa azienda della famiglia Burlotto è indubbiamente fra quelle che amo di più, del resto il territorio che circonda Verduno secondo me è uno dei più straordinari di tutta la Langa, ne è la prova il fantastico cru Monvigliero, di cui Castello di Verduno è uno dei massimi interpreti (provate il 2005, annata fin troppo sottovalutata, semplicemente sublime), ma qui siamo in comune di Barbaresco, dove Rabajà rappresenta una delle menzioni più pregiate. La versione 2012 ha colore rubino granato luminoso, emana profumi di viola, susina rossa, ciliegia, toni fumé e di caffè. Al palato riflette molto bene le sensazioni percepite all’olfatto, il tannino non concede ancora rilassatezza al sorso, ma c’è freschezza e un bel ritorno fruttato e speziato, con finale lungo e profondo.
• Rabajà – Cascina Luisin: granato caldo con ricordi rubini, naso un po’ austero, fiori quasi secchi, frutto scuro, bocca interessante, c’è un legno che riesce ad addolcire la materia senza sovrastarla, sapido, finale abbastanza persistente.
• Sörì Rio Sordo – Ca’ Romé: dei tre Rio Sordo presentati ho trovato più disposto e leggibile quello di Romano Marengo, c’è da dire che le vigne di Ca’ Rome si trovano a ridosso della borgata Rio Sordo, mentre quelle di Cascina delle Rose e Cascina Bruciata sono all’estremità opposta, in prossimità del Tre Stelle, esposizioni, altitudini e probabilmente composizione del terreno leggermente diversi. Fra l’altro conosco molto bene il Rio Sordo di Cascina delle Rose che parte quasi in sordina e con gli anni mostra tutta la sua eleganza, si tratta solo di aspettare.
Caratterizzato da un bel granato classico e profondo, rivela al naso un bell’equilibrio fra frutto e spezie, con un legno ben dosato, in bocca c’è sostanza, freschezza, tannino ovviamente ancora in assorbimento ma non disturba grazie ad una polpa generosa e un centro bocca ampio e duraturo.
• Roncaglie – Poderi Colla: mi ci è voluto un po’ più di tempo per inquadrarlo, inizialmente lo trovavo ancora molto contratto, poi ha rivelato una qualità indiscutibile, colore granato con ricordi rubini, trasparente da nebbiolo d’antan, trama olfattiva elegante, giocata su ciliegine e frutti di bosco e una mineralità pimpante; al palato è molto fresco, con un tannino deciso che rallenta un po’ lo slancio, ma la risposta non manca, c’è dinamicità e forza espressiva, vino che crescerà sicuramente.
• Tre Stelle – Cascina delle Rose: se il Rio Sordo di Giovanna Rizzolio mi era sembrato ancora da attendere, qui ho trovato un’eccellente espressione del pregevole cru Tre Stelle, condiviso con una mezza dozzina di aziende ma menzionato in etichetta, credo, solo da Cascina delle Rose. Non ho remore su questo vino, è semplicemente emozionante, molto floreale con aggancio sul frutto maturo e la liquirizia, con eleganti accenti agrumati; al palato rivela una straordinaria filigrana tannica, frutto carnoso, freschezza e un’eleganza che non passa inosservata.

COMUNE DI NEIVE
• Basarin – Moccagatta: non sono un amante dello stile dei Barbaresco di Franco e Sergio Minuto, sono convinto che le macerazioni brevi (mediamente una settimana) e l’uso del piccolo legno non siano la formula migliore per esprimere i tratti più profondi del nebbiolo; in degustazione coperta, quindi in una condizione di assoluta neutralità, ho avuto sempre la conferma delle mie sensazioni, questo non vuol dire che i loro vini non siano di qualità, è solo una mia opinione sullo stile. Ma le eccezioni ci sono sempre, lo conferma il Basarin 2012, che ho trovato ben fatto e stimolante, di colore rubino granato intenso, approccio molto fruttato e godibile che non nasconde piacevoli pennellate di viola, legno più contenuto (vaghi cenni di caffè e noce moscata), bocca che restituisce un frutto intenso, pieno, carnoso, una bella sapidità e un tannino tutto sommato abbastanza “nascosto”.
• Bric’ Micca – Dante Rivetti: con i suoi 60 ettari vitati e una quota produttiva media di 130 mila bottiglie annue, l’azienda della famiglia Rivetti è sicuramente una delle più grandi di Neive. Ho visitato la cantina la prima volta almeno otto anni fa, ricordo una bella verticale sia del Bric’ Micca che del Bricco di Neive, e ricordo perfettamente la simpatia e l’energia di Katia, figlia di Dante, come ricordo la notevole disponibilità di vecchie annate, a testimonianza di una storia antica di vitivinicoltori.
La versione 2012 di questo Barbaresco rivela un colore granato classico, come classica è la trama olfattiva, caratterizzata da frutta matura ma soprattutto da accenni terziari, quasi di funghi, sottobosco, tabacco, che non sono rari nei loro vini pur in gioventù, e non rappresenta alcuna minaccia nella loro capacità di invecchiamento. Al palato rivela infatti una spinta acida dinamica che ben sostiene il frutto e la speziatura, con un tannino di trama densa ma non invasiva.
• Canova – Ressia: anche qui la mia prima visita risale a parecchi anni fa, ricordo Fabrizio raccontare della realtà aziendale con grande entusiasmo e voglia di farsi conoscere, i suoi Barbaresco sono sempre ben fatti, moderni ma calibrati, sempre in grado di offrire espressività e una buona profondità. Così è per il Canova 2012: rubino con accenni granati, trama olfattiva progressiva, miscellanea di fiori e frutti accompagnati da note di liquirizia e terra, con non pochi influssi minerali. Al palato è ancora un po’ rigido nel tessuto tannico ma questo non nasconde la stoffa e l’energia necessaria a garantirgli una buona longevità.
• Cottà Nonno Orlando – Vigin: una chiara dedica di Davide al nonno Orlando Viglino, che nel 1947 fondò questa piccola azienda. Un 2012 che mi ha particolarmente convinto, di colore granato di buona intensità, affronta l’approccio olfattivo regalando una base riccamente speziata e un legno misurato, con chiusura fruttata piacevole; al palato segue un percorso simile, corredato da ottima freschezza e una vena sapida piacevole, mentre il tannino ha buona trama ed è sulla buona strada per fondersi nel corpo snello ma non magro.
• Gaia Principe – Prinsi: quasi 70 anni di storia per questa realtà di Neive portata avanti da Daniele Lequio, forte dell’esperienza tramandata da nonno Ottavio e da papà Franco. Le vigne di proprietà si trovano all’interno della menzione Gaia-Principe e affacciano sulla ferrovia, il vino ha colore granato abbastanza evoluto, rivela toni balsamici e di frutti maturi, non manca di una certa eleganza; bocca fresca e dall’approccio tannico misurato, non fastidioso, c’è già un buon equilibrio e una sensazione di avvolgenza che accompagnano il sorso a lungo.
• Gallina – Oddero: Giacomo Oddero e le figlie Mariacristina e Mariavittoria vantano una storia legata al vino che parte dal 1700, la sede aziendale è a La Morra, le vigne a nebbiolo da Barolo sono collocate nei migliori cru della denominazione, come Vignarionda a Serralunga, Brunate a La Morra, Rocche di Castiglione e Villero a Castiglione Falletto, Bussia Vigna Mondoca a Monforte. I due ettari di proprietà nel cru Gallina, invece, danno vita al Barbaresco, ben interpretato nella versione 2012: colore granato classico, naso di buona finezza con effluvi di viole, speziatura dolce e piccoli frutti maturi; al palato è fresco, con un tannino di rango nebbioleggiante e una materia raffinata e promettente.
• Gallina – Prinsi: altro Barbaresco convincente di Prinsi, di colore granato netto, non si discosta molto dal Gaia Principe nel profilo olfattivo, sempre improntato su toni speziati ampi e una buona complessità d’insieme; al gusto riesce a trasmettere sensazioni equilibrate e di buona complessità, con un tannino controllato e una sapidità finale molto piacevole.
• Gallina – Ugo Lequio: posso dire con assoluta tranquillità che ogni anno i vini di Ugo Lequio mi danno grande soddisfazione, mi manca solo l’opportunità di verificarne la longevità, ma è un dato di fatto che appena usciti sono proprio buoni, il Gallina è certamente il suo cru d’elezione, dal quale estrae anche una Barbera eccellente. Il 2012 ha colore granato con ricordi rubini, naso nitido di ciliegia, fragolina, timo, sottobosco; al palato è molto buono, fine, piacevole, senza spigoli, con un tannino perfettamente integrato. Si riconosce facilmente fra gli altri proprio per questo grande equilibrio e il livello di maturità già ottimale, ed è solo per questo che spero prima o poi di poter verificare quale sia la tenuta di questi vini, che hanno il pregio di piacere senza riserve appena escono, cosa tutt’altro che disprezzabile.
• Fontanabianca: Aldo Pola e Bruno Ferro fanno tre diversi Barbaresco, uno proveniente dal cru Serraboella che matura in botte grande, il Bordini dal vigneto omonimo che matura in botti piccole e questo Barbaresco annata che dimora parte in botte grande e parte in barrique. La scelta non è ovviamente casuale, ma legata all’obiettivo di offrire vini con caratteristiche diverse. Il Barbaresco 2012 a mio avviso rappresenta un ottimo compromesso fra moderno e classico, ha colore granato di buona intensità, profuma di viole e marasche mature, humus, influssi pepati; in bocca è decisamente riuscito, godibile, con un tannino perfetto e una trama vellutata e di buona persistenza.
• Tenuta San Mauro: Mauro Bianco con la propria famiglia divide i propri impegni fra l’Astigiano e l’Albese: Cascina San Mauro e Cascina Vallone a Castagnole delle Lanze, Cascina Ca’ Nova a Neive, dove nasce questo Barbaresco maturato parte in botti da 225 litri e parte in botti da 50 ettolitri, tutte di rovere francese. Si presenta di colore rubino granato, si fa notare per l’attacco quasi impetuoso, c’è grande ricchezza di frutto ma anche note balsamiche e floreali; il sorso rivela una materia fatta di sostanza più che di eleganza, che si fa piacere per il buon equilibrio d’insieme grazie ad un tannino dolce e ad un bel frutto che ritorna copioso.

• San Cristoforo – Sassi San Cristoforo: questa piccola azienda ha storia recente, fondata nel 1997 da Angelo Sassi oggi è di proprietà dell’enologo Davide Carniel, che segue meticolosamente un ettaro e mezzo di vigneto nel cru San Cristoforo. Il suo Barbaresco mi è piaciuto, ha colore granato classico e trasparente, trama olfattiva fine e piacevole con note di viola, ciliegia matura, liquirizia e leggerissimo boisé; buona risposta al palato, fresco, fruttato, con un tannino appena rigido, il finale conferma la buona eleganza di questo vino.
• Sorì Paolin – Cascina Luisin: proviene da una vigna situata all’interno della menzione Basarin, nella versione 2012 lo apprezzo per l’eleganza e la mineralità che sprigiona, corredato di un frutto maturo e di una speziatura a tratti dolce, dove affiora comunque la classica liquirizia. All’assaggio segue un percorso speculare, anche se il tannino deve ancora integrarsi c’è una buona risposta fruttata in un corpo più fine che massiccio.
• Massimo Rivetti: quest’anno, e non ne sono affatto stupito, mi sono piaciuti tutti e tre i Barbaresco presentati da Massimo Rivetti, del resto il Froi e il Serraboella riescono sempre ad esprimere grande carattere e se la battono di anno in anno, mentre il Barbaresco annata questa volta appare quasi allo stesso livello; ha colore granato classico, certamente meno complesso ma di grande pulizia sia al naso che al palato, con un buon apporto fruttato e una bocca dinamica e fresca. Da sottolineare l’arrivo della certificazione biologica dalla prossima vendemmia.
• Froi – Massimo Rivetti: ecco uno dei due cru di Massimo Rivetti, proveniente dalla cascina omonima di proprietà della famiglia dal 1947. Il Froi è ottenuto dalle parcelle situate nelle menzioni Rivetti e Serraboella, matura in botti di rovere di Slavonia da 25 Hl per 22 mesi, ha colore granato di buona profondità, naso che riserva nuances floreali, di frutti di bosco, una piacevole vena balsamica e spezie ben integrate. Al palato è fresco, con un buon ritorno fruttato e speziato, lineare nel tessuto tannico, meno potente di altre annate e questo non è necessariamente negativo, scorre bene senza appesantire il sorso.
• Pian Cavallo – Giuseppe Negro: interessante il Piancavallo di Giorgio Negro, figlio di Giuseppe, che effettua la fermentazione malolattica in tonneau dove matura per 24 mesi. Presenta un colore granato con ricordi rubini, ha naso piacevole e fruttato con buona apertura speziata, ottima corrispondenza in bocca, fine e scorrevole con un tannino levigato e un finale lungo e convincente.
• Demarie: fra i miei preferiti del gruppo di Neive, il Barbaresco dei Fratelli Demarie, di cui avevo già apprezzato il Roero Riserva 2011, conferma la qualità di questa azienda di Vezza d’Alba. Ha un colore granato classico trasparente, naso delicato giocato tutto sulla finezza, balsamico con note di viole e rose, piccoli frutti, cannella, pepe verde. Soprattutto all’assaggio dà il meglio di sé, con una trama sapida, profonda, fresca e persistente.
• San Cristoforo – Pietro Rinaldi: Paolo Tenino e Monica Rinaldi conducono l’azienda di famiglia che da quattro generazioni vive di vitivinicoltura in frazione Madonna di Como, in Comune di Alba. Il vino matura 18 mesi in tonneaux per il 70% nuovi. Ha colore granato con ricordi rubini, bouquet invitante che rivela un buon equilibrio fra legno, frutto e spezie, non senza rimandi a viole e rose e a influssi minerali. In bocca non manca di materia, ha attacco leggermente pungente, rimanda a toni di liquirizia, sviluppa bene e progredisce nel finale.
• Serraboella – Massimo Rivetti: ha colore granato profondo, a differenza del Froi è ancora un po’ chiuso, ma si intravedono rintocchi di lampone e ciliegia, noce moscata, menta. In bocca è dolce, si sente l’apporto del legno, non è dosato male però e il vino ne esce comunque piacevole e di buona complessità, il tempo gli farà bene.
PIU’ COMUNI
• Mantico – Bersano: la Bersano ha una lunga storia alle spalle, fondata oltre un secolo fa, oggi dispone di quasi 250 ettari vitati sparsi nelle più importanti denominazioni del Piemonte, con una produzione che sfiora i due milioni e mezzo di bottiglie annue. Il Mantico rivela un colore granato luminoso, ha profumo netto di ciliegia e altri piccoli frutti, note pepate e riflessi mentolati e balsamici, sfumature di cacao. Al gusto ha buona corrispondenza, con il frutto in primo piano, tannino fine e quasi integrato, il sorso scorre piacevole e senza spigoli.
• Prunotto: una delle aziende che hanno fatto la storia del vino italiano, nei centoundici anni passati dalla sua fondazione, ha subito cambiamenti profondi e passaggi di mano, dalla famiglia Colla negli anni ’50 agli Antinori nel 1989. Dopo una fase in cui i vini mi erano sembrati meno convincenti e un po’ impersonali, da alcuni anni stanno godendo di una promettente rinascita. Ne è la prova questo Barbaresco annata dal colore granato netto, un bouquet floreale apre le danze olfattive in un ambito elegante e misurato, dove emerge la felce e un frutto appena maturo. Al gusto è molto piacevole, fresco, con tannino tonico e una buona persistenza.

COMUNE DI TREISO
• Vigna Manzola – Luigino Grimaldi & C.: è bene sottolineare il nome completo, dato che di Grimaldi ce n’è più d’uno. Ma il Vigna Manzola nasce da quest’azienda di Diano d’Alba che dispone di una fetta della menzione omonima nel Comune di Treiso. Ha colore granato trasparente, naso ampiamente floreale di viola e iris, con un bel frutto fresco di contorno; bella vivacità e slancio al palato, con una materia equilibrata e rinfrescante.
• Marcarini – Pertinace: non sempre i vini di Cesare Barbero mi convincono, ho approfittato di quest’occasione per una verticale in cantina sia del Nervo che del Marcarini, fino al ’97 perché purtroppo l’azienda non dispone di annate più vecchie. L’impressione generale è stata buona ma a volte ho riscontrato problemi di pulizia, forse dovuti a qualche botte non proprio a posto o a cattiva conservazione delle bottiglie. Nella versione 2012 ho trovato apprezzabile il Marcarini, che presenta un colore granato con ricordi rubini, piacevolmente fruttato ma già con un discreto influsso speziato. Al gusto ha un tannino misurato e integrato con la polpa fruttata, c’è freschezza e sapidità.
• Meruzzano – Orlando Abrigo: vale la pena visitare la cantina parzialmente interrata dell’azienda di Giovanni Abrigo, progettata dal bravissimo Marco Ferreri, un perfetto esempio di integrazione con l’ambiente. Il Barbaresco Meruzzano mi ha piacevolmente colpito per i suoi profumi di lavanda, aghi di pino e viola, ciliegia nera, gli effluvi balsamici e di liquirizia. Bocca fresca, con un sorso materico ma non pesante, bel tannino quasi setoso, ben integrato il legno, finale godibilissimo.
• Montersino – Orlando Abrigo: mi è piaciuto ancora di più il Montersino, rubino granato intenso, con un naso ricco e profumato, minerale, sottobosco, fogliame. Buonissimo all’assaggio, fresco, profondo, complesso, con un tannino ben bilanciato, esempio fulgido di un ottimo uso di barrique e tonneau.
• Montersino – San Biagio: l’azienda di La Morra di proprietà della famiglia Roggero, oltre ai numerosi Barolo ottenuti dai migliori cru del Comune, dispone di alcuni appezzamenti nel cuore della menzione Montersino di Treiso, da cui nasce il vino omonimo, di colore granato con ricordi rubini, naso molto bello con viola e fruttato in primo piano seguito da note eteree, cannella, leggero boisé. Al palato è altrettanto generoso nell’apporto fruttato, c’è energia e profondità, appena meno complesso e variegato del precedente ma tonico e godibile.
• Montersino – Vigin: pur non avendo caratteristiche univoche, come esposizione e tipologia di suolo, ma soprattutto come stile dei diversi produttori, il Montersino si è rivelato con il millesimo 2012 uno dei cru di Treiso meglio espressi. Quello di Vigin raggiunge forse il livello migliore e testimonia la qualità generale più elevata che i vini hanno espresso a Treiso in questa annata. Ha colore granato classico, naso profondo e variegato, giocato su frutta e spezie e un legno ben dosato, non mancano rimandi floreali e terrosi. In bocca c’è ottima materia, freschezza, pienezza di frutto, tannino perfetto, allungo che non annoia, anzi.

• Nervo – Pertinace: anche il Nervo trova una propria dimensione in questo millesimo, proponendo un colore granato intenso, naso fine e piacevole corredato di un bel frutto maturo e di una speziatura che già esprime i fondamentali per un futuro terziario. L’assaggio rivela un corpo importante, strutturato, ben espresso nel frutto anche se ancora bisognoso di tempo per aprirsi a ben più complesse sfaccettature.
• La Ganghija: azienda giovane e promettente, nata nel 2004 dalla passione dell’enotecnico Enzo Rapalino, che può contare sull’apporto del genitori, del fratello Flavio e dello zio Franco. Il suo Barbaresco ha colore granato con ricordi rubini, naso fresco corredato da note di amarena e ciliegia e una delicata speziatura in formazione. Apprezzabile al palato, con un tannino in via di assestamento e una materia succosa e ben dosata nell’uso del legno.
• Rizzi – Rizzi: chi conosce Ernesto Dellapiana sa bene che è persona dalle mille idee, che non si accontenta certo di occuparsi “solo” della sua azienda che negli anni ha acquisito numerosi appezzamenti nei migliori cru di Treiso, tanto da disporre oggi di oltre 35 ettari. Negli ultimi anni ha progressivamente passato la mano al figlio Enrico, che ovviamente sta dando la sua impronta ai vini di casa Rizzi. Questo Barbaresco ha colore granato classico di buona profondità, bouquet particolare che richiama note di salamoia, buon apporto fruttato e speziatura fine. Al gusto non manca di acidità ma ha ancora un po’ di legno da assorbire, anche il tannino si fa sentire, ma la polpa c’è e deve solo assestarsi.
• Valgrande – Ca’ del Baio: altro vino interessante della famiglia Grasso (da non confondere con “F.lli Grasso” altra azienda di Treiso di cui scrivo sotto), profuma di viole, fragole, ginepro, sottobosco e spezie fini. Palato ben espresso, con frutto che torna copioso e corredato di note balsamiche e saporite.
• Vallegrande – F.lli Grasso: ultimo vino della lunga galoppata sui Barbaresco 2012, ha colore granato classico e trasparente, naso con richiami di mirtillo e lampone e una speziatura dolce da legno. Al palato ha buona fittezza, materico, profondo, il legno non disturba perché ben integrato con il frutto, trama tannica rigorosa ma non particolarmente asciugante.
MERITANO DI ESSERE MENZIONATI
• Montersino – Albino Rocca (Alba)
• Asili – Michele Chiarlo (Barbaresco)
• Montefico – Carlo Giacosa (Barbaresco)
• Rio Sordo – Cascina delle Rose (Barbaresco)
• Basarin – Marco e Vittorio Adriano (Neive)
• Gallina – Giuseppe Negro (Neive)
• Gallina – Castello di Neive (Neive)
• Voghera Luigi (Neive)
• Coparossa – Bruno Rocca Rabajà (Neive)
• Serra – Paitin (Neive)
• Montubert – Icardi (Neive)
• Bera (Neive)
• Castello di Neive (Neive)
• Sorì Paitin – Paitin (Neive)
• Bricco San Giuliano – Pelissero Pasquale (Neive)
• Marcarini Ca’ del Baio (Treiso)
Roberto Giuliani


