Leccino 2018
Degustatore: Andrea Li Calzi
Valutazione: @@@@
Data degustazione: 03/2021
Tipologia: IGT Rosso
Vitigni: sangiovese
Titolo alcolometrico: 14%
Produttore: LA LECCIA
Bottiglia: 750 ml
Prezzo enoteca: da 15 a 25 euro
Dell’amore che La Leccia riserva all’uva sangiovese, protagonista indiscussa della toscana vitivinicola, ho già parlato a lungo nell’articolo di presentazione di questa bella Cantina di Montespertoli (FI), in Val di Botte; vi consiglio una rilettura per carpire le tante peculiarità aziendali.
“Il Leccino è uno dei vini che meglio interpretano la nostra filosofia“, queste le parole dei titolari. Suoli franco – argillosi, piuttosto magri e ricchi di calcare, rese basse, 50 q.li/HA, il sistema d’allevamento è il classico cordone speronato e guyot, la vendemmia avviene a fine settembre, secondo le annate. Vino ottenuto da uve sangiovese in purezza, proveniente dai vigneti di proprietà, le stesse vengono raccolte a mano nelle ore più fresche della mattina, la massa è pigiadiraspata e condotta in tini d’acciaio inox termocondizionati. Dopo l’avvio della fermentazione, la temperatura viene fatta montare a poco a poco, fino ad un massimo di 29 °C. La macerazione viene gestita con operazioni quotidiane di rimontaggio breve e délestage, e dura circa 30 giorni. Dopo la svinatura il vino svolge la fermentazione malolattica in acciaio, quindi passa in legno (botti di rovere francese e di Slavonia da 30 ettolitri), dove sosta per circa 18 mesi. Seguono operazioni di assemblaggio, stabilizzazione e imbottigliamento, effettuato nel periodo estivo.
Il colore rubino intenso in questa fase è caratterizzante e non cede d’un passo, tonalità vivace, luminosa, vibrante, mostra estratto e consistenza. Un naso molto fresco, pulito, ricorda la ciliegia croccante spremuta e il mirtillo nero, sentori avvolti in un dolce abbraccio che sa di spezia dolce, cacao e leggera vaniglia, vivacizzati oltremodo da una punta di pepe nero e un ricordo terroso; il finale è balsamico, mentolo.
Al palato s’avverte una struttura di tutto rispetto, dove il frutto è nuovamente protagonista, goloso, tannino dolce e profondo, sorso caratterizzato da freschezza e media sapidità; tuttavia l’allungo non è dominante, prerogative che mostrano a prescindere un buon potenziale evolutivo. Abbinato a un piatto di pappardelle al ragù di cinghiale, è un omaggio a una terra stupenda che non vedo l’ora di tornare a visitare.