La Leccia a Montespertoli: artigiani di un progetto famigliare

Da nord a sud, ciò che amo di più della scrittura inerente al mondo del vino, è il poter raccontare storie di famiglie e aspetti legati alla tradizione del luogo in cui vivono, l’impegno giornaliero atto a migliorare sempre di più il proprio lavoro, il successo dell’azienda, senza mai dimenticare il rispetto e la tutela del territorio circostante. La storia di Fattoria La Leccia è di fatto un altro episodio che mi accingo ad enunciare, che ha come protagonisti i componenti della Famiglia Bagnoli.

Ci troviamo esattamente sui colli della Val di Botte, vicino Montespertoli (FI), è nuovamente la splendida Toscana a custodire mille segreti di una tradizione da sempre vocata alla viticoltura. Una storia che affonda le radici negli strati più profondi di questa terra. Una scelta ambiziosa quella dei nostri protagonisti: valorizzare e far conoscere al mondo intero una piccola isoletta felice compresa all’interno di un vero e proprio oceano chiamato Chianti, da sempre una delle denominazioni storiche della viticultura italiana, indubbiamente tra le più conosciute all’estero, e che per Lavinium, oramai, ho raccontato davvero in tutte le salse.

Occorre risalire alla famiglia Machiavelli per narrare le origini del territorio in cui sorge Fattoria La Leccia, attorno alla fine del XIV Secolo la stessa possedeva circa due terzi della superficie di Montespertoli. Col trascorrere dei secoli la tenuta vide l’alternarsi di diverse proprietà fino al passaggio definitivo nei Settanta, alla famiglia Bagnoli, che, consapevole del potenziale delle vigne e degli oliveti, decise di recuperarne buona parte, inoltre venne ripristinata la cantina.

Tre fratelli al timone: Renzo, Sergio e Loriano Bagnoli, tra le altre cose rappresentano una delle ultime generazioni del noto gruppo Sammontana, un’altra storia di imprenditoria e successo tipicamente italiano. Queste le parole dei protagonisti: “La tenuta rappresenta da un lato un “ritorno alla terra”, omaggio al bisnonno, Romeo, originario di questi luoghi, dall’altro è un modo per riunire la famiglia, passare assieme i momenti liberi e fare crescere i propri figli in un ambiente incontaminato.”
Gli attuali 20 ettari vitati di Fattoria La Leccia, dal 2013 interamente sotto la direzione della famiglia Bagnoli, possono contare sulla presenza di diverse tipologie di cultivar: vitigni autoctoni, quali sangiovese e trebbiano, e varietà internazionali, la scelta in questo caso è ricaduta su merlot e syrah. La sede dell’azienda è ubicata in Loc. Botinaccio a Montespertoli, comune in provincia di Firenze che conta circa 13.500 abitanti, nel territorio chiantigiano, da qui si dominano la Val di Pesa e la Val d’Elsa, zone da sempre vocate alla viticoltura caratterizzate da suoli franco argillosi, magri ma ricchi di calcare, uniti ad un clima mite e ventilato.

È un’area particolarmente felice, si trova sulla cima di un promontorio a un’altitudine di circa 200 metri s.l.m. e le terre circostanti, protette dal Montalbano sul lato Nord, sono esposte alle fertili brezze marine estive. Anche il bosco che circonda l’azienda ha un ruolo fondamentale: da un lato, preserva la biodiversità di flora e fauna e, dall’altro, isola la tenuta rispetto ai vigneti circostanti rendendola una vera e propria oasi, caratterizzata da pace e tranquillità, ciò di cui la vite ha maggiormente bisogno per poter crescere sana e per donare uve di alta qualità. Dalla vendemmia 2019 Fattoria La Leccia è azienda biologica certificata, un altro segno tangibile del rispetto verso il territorio circostante, inoltre vi è la volontà di offrire al consumatore un prodotto derivato da sforzi compiuti tra i filari e sacrificio atto a preservare l’ecosistema attorno a cui gravita la vigna.

Completano la proprietà 40 ettari di bosco e la superficie occupata da 3500 piante di olivi di cultivar Leccino, Frantoio, Moraiolo, Pendolino e la rara Madonna dell’Impruneta. Ultima, non per importanza, la recente attività avviata in tema di apicoltura, l’ambiente in parte incontaminato che ho descritto rappresenta infatti un habitat ideale per le api.
Il nome La Leccia deriva dal “Leccio”, ovvero “l’elemento maschile, Albero della Vita e della Vite nonché simbolo di forza e coraggio.” Questo il messaggio che vuole dare l’azienda: una pianta indistruttibile e capace di evolvere e rinascere dalle radici anche dopo le tante avversità che il destino ci pone. Declinato al femminile, Leccia, si rivolge alla Madre Terra e al rispetto della natura. Un altro elemento fondamentale per l’azienda è la componente femminile, in prima linea oggi troviamo tre donne della famiglia Bagnoli: Paola, che si occupa della parte agricola e della cantina, Sibilla, responsabile della comunicazione, attività sempre più importante per il successo di una Cantina, infine Angelica che segue la parte amministrativa.

La parte enotecnica è affidata a Gabriele Gadenz, l’enologo ufficiale, che sin dall’inizio ha seguito la proprietà, a cui si aggiunge Lorenzo, fratello di Sibilla ed Angelica, che apporta altre competenze e tanta passione per il mondo del vino.
Tre i valori fondamentali della Cantina vin sono rispetto della natura, saper fare e giusto cambiamento. Come già anticipato la certificazione biologica per La Leccia è iniziata con la vendemmia 2019, ma ciò non basta aI titolari, occorre un impegno costante nel saper mantenere l’equilibrio naturale del vigneto, tutelando la biodiversità e riducendo al minimo le lavorazioni con i macchinari. L’aspetto legato alle competenze aziendali, quello che i francesi chiamano savoir-faire, si traduce nel condurre manualmente le varie operazioni in vigneto e la saggia decisione di applicare in parti minime la tecnologia, necessaria al solo scopo di garantire l’indispensabile igiene e il controllo dei processi fermentativi. Anche il lato artistico è parte integrante del progetto, e in una regione come la Toscana è come il cacio sui maccheroni: la collaborazione con Marco Bagnoli, artista toscano, padre di Sibilla e Angelica, arricchisce l’identità, la filosofia e l’immagine di tutta l’azienda. Tutto ciò a partire dalle etichette e attraverso i versi di poesie che raccontano i vini di Fattoria La Leccia.

Infine il giusto cambiamento, un valore importantissimo, ma in questo caso è doveroso da parte mia lasciare la parola a Lorenzo Bagnoli:
“La via dell’uva è quella che scegliamo ogni giorno.
La via dell’uva è quella della natura, dura e faticosa, ma sempre dolce e meravigliosa.
La via dell’uva è quella che viene dalla tradizione.
Lieve come quando si racconta una storia quando il giorno muore, forte come quegli odori pungenti della cantina, quando da bambini si scappa in cantina.
La via dell’uva porta all’innovazione, perché l’uomo è il più grande artista, perché l’uomo sa di perfezione quando è creatore.
La via dell’uva è soprattutto il saper fare, è la mano sporca, è il curare la pianta, è lo stancarsi, è l’innamorarsi.
Innamorarsi di un’emozione, questa è la via dell’uva.”

La Leccia è innamorata da sempre dell’uva sangiovese, crede enormemente nelle potenzialità di questo vitigno allevato nelle terre di Montespertoli, è inoltre consapevole della sua estrema versatilità, soprattutto quando viene vinificato in purezza permette di realizzare diversi progetti di indiscutibile fascino. Il “Rubedo”, Vino Spumante Metodo Classico Rosato Pas Dosé, etichetta che illustrerò prossimamente all’interno di una delle tre pubblicazioni dedicate all’azienda, il “Leccino”, Toscana Sangiovese IGT, ed infine un bianco, il “Canta Grillo”, Toscana IGT da uve 100% trebbiano, ennesima riprova di quanto La Cantina tenga alla divulgazione del patrimonio vitivinicolo italiano.
Andrea Li Calzi



