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Langhe Nas-Cëtta del Comune di Novello Giuàna 2018

Langhe Nas-Cëtta Giuàna del Comune di Novello 2018 ViettoDegustatore: Roberto Giuliani
Valutazione: @@@@
Data degustazione: 06/2020


Tipologia: DOC Bianco
Vitigni: nascetta
Titolo alcolometrico: 12,5%
Produttore: VIETTO
Bottiglia: 750 ml
Prezzo enoteca: da 15 a 25 euro


Come ho già spiegato nella scheda aziendale, la nascetta (o nas-cëtta) è un vitigno che rischiava di scomparire, grazie ad alcuni produttori del comune di Novello (CN), è tornata alla ribalta, con un tale successo da diffondersi in pochi anni fra Langhe, Roero e Monferrato.
Le ragioni sono abbastanza facili da comprendere, intanto possiamo dire che siamo in una terra dove regnano sovrani Barolo e Barbaresco, ma anche Barbera e Dolcetto, ovvero vini da uve rosse. In Langa fino a qualche tempo fa era lo chardonnay a caratterizzare il Langhe Bianco, mentre nel Roero è tutt’ora l’arneis; c’è anche la favorita, ma viene prodotta in quantità modeste. Tralasciamo il moscato, il cui destino principale è sempre stato quello della spumantizzazione, bisogna spostarsi in altre zone del Piemonte per trovare il cortese, l’erbaluce, il timorasso o altre uve rare come la barbera bianca e la malvasia di Schierano.
C’era quindi spazio per un vitigno come la nascetta, che in poco più di vent’anni si sta confermando la varietà più interessante, fra l’altro a Novello era coltivata sin dall’800, a testimonianza che con tutta probabilità il comune è il suo luogo d’elezione.
I fratelli Vietto dispongono di due appezzamenti nel territorio di Panerole, uno situato a est e l’altro a sud-ovest, insieme raggiungono un solo ettaro, del resto la parcellizzazione dei vigneti è del tutto normale in Langa (e non solo).
L’azienda è a conduzione famigliare, quindi le dimensioni sono perfette per seguire direttamente i vigneti; la nascetta è stata raccolta a mano in cassette e portata subito in azienda, dove ha subito una pressatura soffice; al mosto ottenuto sono stati aggiunti i lieviti selezionati, la fermentazione alcolica a temperatura controllata di 18° C è durata una decina di giorni; tolte le fecce è passato in acciaio dove ha sostato sui lieviti per 6 mesi, non sono mancati i batonnage, necessari a rimettere in circolo i depositi che si formano naturalmente sul fondo. Ad aprile una leggera filtrazione e poi alcuni mesi in bottiglia ad affinare.
Nel calice mostra un colore giallo paglierino intenso e luminoso, un bouquet che richiama l’acacia, il fieno, il mapo, la pesca bianca, erba limoncella.
Al palato è fresco e agrumato, molto giovane, ha anche una bella vena sapida e un finale coerente e gustoso, sicuramente ha le carte per crescere nei prossimi anni, per ora vi consiglio di berlo a una temperatura più alta del normale, attorno ai 13° C, anche 14, scoprirete una intensità e un gusto molto più profondi. Richiama fortemente l’abbinamento con il pesce, non importa se non siamo vicini al mare, decide il vino cosa vuole e indica ad esempio seppie con patate e piselli, tonno pinna gialla in crosta di pinoli e origano, polpette di baccalà, moscardini con i ceci.

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