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Lacryma Christi del Vesuvio Rosso Don Vincenzo Riserva 2015

Lacryma Christi del Vesuvio Rosso Don Vincenzo Riserva 2015 Casa SetaroDegustatore: Roberto Giuliani
Valutazione: @@@@@
Data degustazione: 05/2022


Tipologia: DOC Rosso
Vitigni: piedirosso 70%, aglianico 30%
Titolo alcolometrico: 14%
Produttore: CASA SETARO
Bottiglia: 750 ml
Prezzo enoteca: da 20 a 30 euro


“Dint’a butteglia n’atu rito ‘e vino è rimasto…
Embè che fa m’ ‘o guardo?
M’ ‘o tengo mente e dico:
“Me l’astipo e dimane m’ ‘o bevo?”.
Dimane nun esiste.
E ‘o juorno primma, siccome se n’è gghiuto, manco esiste.
Esiste sulamente stu mumento ‘e chistu rito ‘e vino int’ ‘a butteglia.
E che ffaccio, m’ ‘o perdo?
Che ne parlammo a ffà!
Si m’ ‘o perdesse manc’ ‘a butteglia me perdunarria.
E allora bevo…
E chistu surz’ ‘e vino vence ‘a partita cu l’eternità!”

Eduardo De Filippo, E allora bevo (1973)

Non è che Eduardo avesse tutti i torti, soprattutto con il passare degli anni non puoi che dargli ragione, anche se ci sono vini che è un vero infanticidio bere appena usciti in commercio. In effetti quella mania che molti di noi hanno di farsi delle cantine dove conservare centinaia, migliaia di vini, dimenticandoci che non siamo eterni, è un po’ il segno di un desiderio d’immortalità trasferito nel collezionismo. “Prima o poi lo aprirò”, “aspetto la grande occasione”, e intanto arrivano altri vini, e altri ancora, se ne aprono molti meno di quanti se ne accumulano.
Paura di rimanere sprovvisti? Non credo, c’è molta più disponibilità di vino che di acqua (ma forse non abbiamo ancora compreso quale sia il bene più prezioso), comunque ognuno è libero di fare come crede, io sto dando sempre più retta alla filosofia di Eduardo, perché ora a guardare la cantina piena mi viene l’ansia…
Ma veniamo a questa Riserva 2015 di Massimo Setaro in quel di Trecase, ridente località a ridosso del Parco Nazionale del Vesuvio; eravamo rimasti alla versione 2014, sorprendente testimonianza di come anche un’annata che sulla carta ha dato non pochi problemi in molte zone dello Stivale, non possa mai essere giudicata aprioristicamente, troppe differenze da zona a zona, troppe mani diverse in vigna e cantina, generalizzare non va mai bene. E poi qui le vigne sono a piede franco, che fa non poca differenza…
Una cosa che è bene sottolineare, qui il piedirosso ha un ruolo molto importante, è una delle aree dove esprime al meglio tutte le sue doti, ha una bevibilità e una distensione gustativa che l’aglianico raggiunge solo dopo molto tempo, nel Don Vincenzo ce n’è il 70% e si sente.
Sicuramente Vincenzo, papà di Massimo, lo apprezzerebbe molto, è un vino che regala emozioni, sia per il buon impianto floreale che esprime appena si accosta il naso al calice, sia per le suggestive note fruttate e speziate che, dopo due anni in più di bottiglia (credo sia uscito nel 2020), sono fuse in modo perfetto. Le note di rosa scura, geranio, cedono il passo a note di mirto, alloro, elicriso, ciliegia, per poi allungare il passo verso ginepro, pepe nero, leggerissimo zenzero e una sfumatura che richiama la roccia frantumata.
All’assaggio emerge tutta la vitalità del piedirosso sostenuta dalla struttura e austerità dell’aglianico, un connubio che coinvolge e rende il sorso decisamente stimolante, nonostante abbia sette anni dalla vendemmia si sente chiaramente che ha davanti un percorso ancora molto lungo, ma che ha già trovato una propria dimensione e si fa piacere senza alcuna tensione, lo si capisce dal fatto che la salivazione è evidente e il tannino passa in secondo piano, quindi acidità che spinge sul cibo. Ora, nell’area Vesuviana la carne non è fra le pietanze principali, ma in qualche ricetta tradizionale esiste, ad esempio un piatto che con questo vino può andare molto d’accordo è il “Provolone del Monaco (tipico della Penisola Sorrentina e dei Monti Lattari) ripieno di pasta al forno e polpettine”, per intensità e varietà di sapori, ottenuta svuotando il provolone e riempendolo con le proprie molliche insieme a un ripieno preparato a parte, a base di polpettine di manzo e rigatoni con funghi porcini (una delle tante varianti).

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