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Lacryma Christi del Vesuvio Rosso Don Vincenzo 2014

Lacryma Christi del Vesuvio Don Vincenzo 2014 Casa SetaroDegustatore: Roberto Giuliani
Valutazione: @@@@@
Data degustazione: 03/2019


Tipologia: DOC Rosso
Vitigni: piedirosso 85%, aglianico 15%
Titolo alcolometrico: 14 %
Produttore: CASA SETARO
Bottiglia: 750 ml
Prezzo enoteca: da 15 a 25 euro


Venitemi ancora a raccontare che la 2014 è un’annata da dimenticare! Più assaggio vini di questo millesimo e più mi rendo conto che il problema vero sono le aspettative e la pretesa di avere uno standard di riferimento da applicare in qualunque contesto.
Niente di più sbagliato. I fattori che incidono sulle caratteristiche di un vino sono infiniti, molti dei quali si manifestano in momenti diversi, non certo quando si degusta un’annata in anteprima.
Hai alcuni punti di riferimento, ovviamente, come la struttura, l’alcol, la qualità dei profumi, dei tannini per i rossi, dell’acidità per i bianchi ecc., ma tutto questo conta davvero? Siamo sicuri che sia sufficiente per capire se quell’annata è da bocciare? Siamo davvero certi che siano parametri sufficienti a stabilire se un vino non ha nulla da offrire di meritevole? E poi ci sono tutti gli elementi che ne precedono la nascita, il microclima, il fattore umano, l’età del vigneto, il metodo di allevamento, la scelta vendemmiale. Non si può generalizzare, mai, se non in casi davvero devastanti, ma a dire la verità, con un territorio così diversificato come il nostro non potremo mai sentenziare su un’annata, neanche in positivo!
Insomma, bisogna tirarsi su le maniche, dimenticarsi del millesimo, assaggiare e sentire cosa quel vino vuole raccontarci, tutto il resto serve solo a condizionarci.
Anche perché, diciamocela tutta, la maggior parte dei disciplinari consente comunque di rinfrescare per un 10-15% i vini con annate migliorative, che spesso può bastare a compensare gli eventuali limiti di un’annata.
Allora è davvero così necessario fare proclami che, matematicamente, servono solo a spaventare i mercati e mettere in difficoltà chi per un anno si è spaccato la schiena per offrire qualcosa che valga la pena assaggiare?
Quanti ne ho visti storcere il naso di fronte a un vino la cui annata era stata criticata e chiederne direttamente un altro, che idiozia…
Personalmente me ne frego, anche l’annata più sfortunata può dare sorprese, questa è la forza incredibile del vino e dell’uomo che l’ha creato, due anime che condividono un percorso, ciascuna dona qualcosa all’altra, ecco perché è fondamentale conoscere chi il vino lo fa, è l’unico modo per comprendere fino in fondo cos’è finito nel calice.
Non si può fare con tutti, ovvio, una vita non è sufficiente, ogni giorno nasce un cospicuo numero di aziende; però mettiamolo nel conto, un’occasione che riduce questi limiti è il dialogo con il produttore durante un evento enoico, si può parlare in uno stesso giorno con dozzine di vignaioli, è già qualcosa, un buon compromesso.
Ma ora, sperando che siate riusciti a non addormentarvi dopo tutte queste chiacchiere, parliamo del Don Vincenzo 2014, un esempio eccellente per capire quanto il piedirosso sia un’uva sorprendente, così “in gamba” da far diventare un semplice gregario il ben più famoso aglianico.
E già, quei profumi di ciliegia, visciola in particolare, di viola, eucalipto e tamarindo, quelle note vibranti e fresche che svegliano i sensori olfattivi, sembrano provenire proprio da lui. L’assaggio poi rivela un gioioso slancio, una scioltezza espressiva che sembrano rappresentare un connubio idilliaco fra l’annata e questo vitigno accogliente, mai banale né pesantemente pretestuoso.
Anche il tannino perfettamente integrato e la vena salina e minerale che ci fa ricordare il territorio di provenienza, sono un segnale chiaro che questa 2014 ha tanto da regalare, direi finalmente, libera da orpelli che fin troppo spesso appesantiscono il sorso lasciando una sensazione di stanchezza. Qui il messaggio è limpido, concreto, condivisibile, con la 2014 si può tornare a svuotare una bottiglia a tavola in buona compagnia, con piacere immenso.

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