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Montello e Colli Asolani: vini di qualità, tanta storia e cultura

I Colli di Asolo

Quando ho la fortuna di venire a contatto con nuovi luoghi del nostro tanto bistrattato stivale, che magari non conosco ancora benissimo, ma che riescono ad affascinarmi ed entrarmi nel cuore, sono preso da sensazioni che potrei definire agro-dolci.
Una sorta di rabbia e frustrazione s’instaura fra i miei pensieri perché non riesco a darmi pace come un paese come l’Italia, dotato di un patrimonio storico-culturale immenso, paesaggi paradisiaci e un’enogastronomia che non conosce rivali, non riesca a sfruttare appieno questo potenziale che da solo potrebbe garantire benessere e futuro roseo.
La parte dolce, quella che mi da tanta speranza, è però vedere come, nonostante una politica nazionale molte volte sorda, ci siano tante persone di valore che non si piangono addosso e cercano con ogni mezzo di far crescere il proprio territorio, portando all’attenzione la storia e le ricchezze della propria terra.

Asolo Wine Tasting

La zona del Montello e dei Colli Asolani, in provincia di Treviso, rappresenta sicuramente una tappa irrinunciabile per chi ama questo immenso parco del divertimento, storico-culturale, chiamato Italia.
Basterebbe camminare per Asolo, uno dei borghi più belli d’Italia, o citare le opere del Palladio, i dipinti di Paolo Veronese e le sculture di Antonio Canova, per capire l’immensità delle ricchezze di questo lembo di terra.
Se accanto a questo, ci mettiamo anche una viticoltura di alta qualità, unita a una gastronomia ricercata che punta ai prodotti tipici della propria terra, allora il quadro diventa perfetto.
L’occasione per apprezzare una zona che, lacuna mia, conoscevo solo marginalmente, è stata la terza edizione dell'”Asolo Wine Tasting“, l’evento organizzato dalla brava Linda Nano, in collaborazione con il →Consorzio Tutela Vini Montello e Colli Asolani, capitanato da Armando Serena, presidente e produttore, coadiuvato per la parte tecnica da Franco Dalla Rosa, enologo e vice presidente.

Linda Nano

I tre giorni della manifestazione hanno reso partecipi, con tre distinti e separati programmi, la stampa specializzata, il pubblico e i professionisti della ristorazione, enoteca e wine bar.
Il programma riservato alla stampa puntava a far scoprire le bellezze della cittadina di Asolo, i suoi colli e la zona del Montello, per entrare poi nel vivo delle sue produzioni vitivinicole, con degustazioni e momenti di abbinamento gastronomico di elevata qualità, promossi da professionisti chef della zona.
Se parliamo solo del nettare di Bacco, la tradizione vitivinicola della zona risale a molti secoli fa, quando i vini erano apprezzati già ai tempi della Serenissima Repubblica di Venezia.
I posteri ci ricordano che già dal 1400, in tutte le grandi proprietà terriere, il vigneto si era conquistato un ruolo centrale ed è a partire da questo periodo che al centro delle tenute iniziano a sorgere le prime ville venete, piccoli capolavori di architettura che nei secoli successivi fioriranno a centinaia e il cui splendore si è preservato fino ai giorni nostri.

Vigneti

La grande collina del Montello era già a quei tempi considerata zona vocata alla viticoltura, ma aveva ricevuto in dote anche un altro importante dono naturale: possedeva, infatti, un notevole patrimonio boschivo. Ecco spiegata l’attenta e materna ala protettrice della Repubblica di Venezia, che promulgò leggi a tutela dei boschi, meritevoli di fornire pregiato rovere da essere impiegato non solo per le botti ma anche per la costruzione della flotta di Venezia e per i pali di fondamenta che ancora oggi sorreggono le case nella laguna di Venezia.
Con un balzo temporale di più di mezzo millennio, arriviamo agli anni ’50. Lo sviluppo industriale vide sorgere dei meno romantici, ma sicuramente più remunerativi capannoni che presero il posto dei verdi vigneti. Gran parte della manodopera si riversò nelle fabbriche impoverendo i centri rurali.
Ma in questi ultimi vent’anni stiamo assistendo a una nuova inversione di tendenza. Soffia una nuova aria, alimentata sicuramente dai venti di crisi dell’industria che hanno portato, soprattutto i giovani, a riavvicinarsi alla propria terra, ritornando a investire risorse e sudore in un territorio che è sempre generoso con chi vi si dedica con amore e passione.

Altri vigneti

Abbiamo parlato tanto di Colli Asolani e Montello ma forse non tutti sanno dove precisamente si trova questa zona che comprende una superficie di circa 20mila ettari, in prevalenza collinari, ma con ampie porzioni di pianura ai piedi dei rilievi.
Ci troviamo in provincia di Treviso, ai piedi del Monte Grappa, sulle colline pedemontane a occidente del Piave, tra le dolomiti e la pianura che porta a Venezia. Qui troviamo i Colli Asolani, con paesaggi più irti e aspri, e l’area del Montello dalle forme più dolci. Siamo dinanzi ad un’elevata variabilità di suoli che però risultano eccellenti per la viticoltura di qualità, aiutata da un clima temperato che grazie alla protezione dei monti e all’effetto mitigatore del vicino mare, garantiscono estati caldi ma non afose e inverni non troppo freddi, con escursioni termiche fra il giorno e la notte che nel periodo di maturazione delle uve sono importantissime per il futuro corredo aromatico dei vini.
La superficie vitata è di circa 1500 ettari. La parte del leone spetta alla DOCG di →Asolo Prosecco con circa 1000 ettari, mentre il rimanente è ad appannaggio della DOCG →Montello Rosso e della DOC →Montello – Colli Asolani.

Produttori

Come avrete capito, il protagonista è il Prosecco, con le su bollicine che stanno riscuotendo enorme successo in ogni angolo del globo. Sono numeri limitati rispetto ai cugini di Valdobbiadene e alle stesse reali potenzialità del proprio sistema vitivinicolo, ma si è scelto di crescere gradualmente, con un prodotto di nicchia che vuole distinguersi e rappresentare fedelmente il territorio.
Nella DOCG Montello Rosso a essere protagoniste sono invece le tipologie internazionali, da tempo radicate nel territorio. Il Cabernet Sauvignon, il Merlot, il Cabernet Franc e il Carmenere concorrono a donare vini di notevole spessore e struttura, che sono anche longevi nel tempo.
Fra le altre tipologie che compongono la DOC Montello-Colli Asolani, mi sento di menzionare la Bianchetta e la Recantina, due varietà autoctone a rischio estinzione, che solo la sagacia di qualche bravo produttore ne ha evitata l’estinzione. Ma come non citare l’incrocio, che dall’unione del Riesling Renano e del Pinot Bianco, ha dato alla luce la tipologia del Manzoni Bianco, un vino difficile da vinificare ma capace di regalare notevoli emozioni sensoriali.
Emozioni che la due giorni organizzata dal Consorzio, sotto la regia di Linda Nano, ha regalato in quantità, alla vivace comitiva di giornalisti presenti all’evento.

Lasagne fatte in casa con asparagi e morlacco del Grappa

Nel primo giorno, la camminata fra le affascinanti vie di Asolo e l’aria tersa di storia e cultura che si respirava, ci ha fatto capire come mai Giosuè Carducci l’abbia definita la “città dei cento orizzonti”, e il perché molti personaggi famosi, ma soprattutto tre donne come Caterina Cornaro, Eleonora Duse, Freya Stark abbiano avuto un legame intenso con questa cittadina.
In serata, la cena organizzata per la stampa specializzata nel ristorante situato nella splendida terrazza dell'”Hotel Al Sole” di Asolo, ha messo in mostra le ricchezze della enogastronomia asolana. Una cena realizzata dalle sei mani sapienti e creative di Nino Baggio della →Locanda Baggio, da Marco Bonotto dell’→Osteria Jodo e da Luca Perrazzelli del Ristorante al Sole.
I piatti, curati nella presentazione e arricchiti dalla qualità delle materie prime, hanno trovato fedeli alleati nei vini selezionati dal Consorzio Montello – Colli Asolani, serviti e presentati dal Sommelier Giuseppe Piovesan.
Fra le tipologie abbinate non potevano certo mancare il Prosecco e il Montello Rosso, ma personalmente ho trovato nel Manzoni Bianco e nella Recantina, dei meno conosciuti, ma non per questo meno sorprendenti, compagni di viaggio per piatti che si sposavano ottimamente con queste tipologie di vini.

Guancetta di vitello brasato al Montello Rosso con purè di patate di Pagnano e agretti

Il secondo giorno è stato dedicato invece alla scoperta delle colline e dei vigneti che da Asolo arrivano fino al Montello. Un tour affascinante che ci ha permesso di scoprire le varie zone vitivinicole, ammirando i paesaggi che incrociavamo lungo il nostro percorso. Tappa suggestiva e affascinante è stata quella che ci ha portato alla visita della stupenda Villa di Maser, capolavoro di Andrea Palladio, arricchito dagli affreschi del pittore Paolo Veronese, edificio giustamente eletto a patrimonio dell’umanità UNESCO.
Nell’adiacente ristorante “De Gusto“, l’enologo Franco Dalla Rosa ha condotto una degustazione con sei tipologie di Prosecco che ci hanno permesso di avere una panoramica completa delle varie produzioni.
Gli assaggi di tipologie con diversi residui zuccherini, dalla più secca versione Brut, a quella più zuccherina e morbida targata Dry, hanno messo in risalto, con diverse sfaccettature degustative, l’eleganza, la gradevolezza, i predominanti sentori fruttati e floreali, il corpo delicato e la pronunciata acidità, sempre in armonia con un retrogusto asciutto, come tipico del Prosecco.
Molto interessanti sono stati gli assaggi di due tipologie un po’ meno tradizionali. La versione ferma, meno conosciuta e meno commercializzata, e soprattutto il “Prosecco Col Fondo“. Quest’ultima versione è risultata molto intrigante. Il vino, secondo la tradizione, viene messo in bottiglia nelle due settimane che precedono la Pasqua cristiana. Dopo alcune settimane, in relazione alla temperatura e alle condizioni atmosferiche, esso rifermenta ed è pronto per essere gustato, senza sboccatura e quindi con i propri lieviti presenti sul fondo. Se vi aspettate un Prosecco limpido e cristallino, avete sbagliato strada, ma se andate alla ricerca di finezza e maggior complessità, bussate alla porta e riceverete piacevoli risposte.

Villa Maser

Certi territori ti regalano un’emozione per sempre, momenti che restano così impressi nella mente, cantava Eros Ramazzotti, o forse non proprio così, ma il cantante mi concederà questa mia piccola licenza letteraria.
La verità è che in questa due giorni ho potuto conoscere meglio un territorio. Sono arrivato credendo di aumentare solo la mia cultura degustativa e invece me ne ritorno a casa ebbro di storia e di cultura.
Anche parlando di vino, le mie aspettative, peraltro confermate, erano tutte per le ottime produzioni di Prosecco. Ma con mia grande sorpresa ho potuto constatare che ci sono anche tante altre tipologie, alcune autoctone, capaci di regalare notevoli emozioni sensoriali e che possono rappresentare un importante biglietto da visita per tutto il territorio. Questo è importantissimo perché, se da un lato è incontestabile che il Prosecco sta riscuotendo un successo incredibile, è anche vero che per il futuro, nemmeno Michel de Nostredame, per gli amici Nostradamus, è probabilmente in grado di darci delle risposte certe. Diversificare e avere quindi più alternative di qualità, da proporre, rappresenta sicuramente un vantaggio. Ma le ultime parole di questo mio scritto le voglio spendere per le persone che ho incrociato in questo mio breve ma intenso “tour asolano”.
A partire dal presidente del Consorzio e scendendo a cascata fra le varie competenze e ruoli, ho riscontrato due elementi che secondo me sono imprescindibili se si vogliono ottenere dei buoni risultati: umiltà e competenza. Sono due qualità che apprezzo molto e che sono fondamentali se si decide di lavorare facendo sistema, avendo l’obiettivo comune di far crescere un territorio, valorizzando le bellezze artistiche che la storia ti ha concesso in dono e promuovendo i prodotti che la terra è in grado ogni giorno di regalarti.

La degustazione

Stefano Cergolj

Perito informatico ai tempi in cui Windows doveva essere ancora inventato e arcigno difensore a uomo, stile Claudio Gentile a Spagna 1982, deve abbandonare i suoi sogni di gloria sportiva a causa di Arrigo Sacchi e l’introduzione del gioco a zona a lui poco affine. Per smaltire la delusione si rifugia in un eremo fra i vigneti del Collio ed è lì che gli appare in visione Dionisio che lo indirizza sulla strada segnata da Bacco. Sommelier e degustatore è affascinato soprattutto dalle belle storie che si nascondono dietro ai tanti bravi produttori della sua regione, il Friuli Venezia Giulia, e nel 2009 entra a far parte della squadra di Lavinium. Ama follemente il mondo del vino che reputa un qualcosa di molto serio da vivere però sempre con un pizzico di leggerezza ed ironia. Il suo sogno nel cassetto è quello di degustare tutti i vini del mondo e, visto che il tempo a disposizione è sempre poco, sta pensando di convertirsi al buddismo e garantirsi così la reincarnazione, nella speranza che la sua anima non si trasferisca nel corpo di un astemio.

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