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Friuli Colli Orientali Bianco I Fiori di Leonie Myò 2020

Degustatore: Andrea Li Calzi
Valutazione: @@@@@
Data degustazione:
10/2024


TipologiaDOC Bianco
Vitigni: sauvignon, pinot bianco, friulano
Titolo alcolometrico: 13,5%
Produttore: ZORZETTIG
Bottiglia: 750 ml
Prezzo medio: da 35 a 40 euro


All’interno del mio articolo dedicato all’azienda Zorzettig, di Cividale del Friuli (UD), ho già avuto modo di spiegare che la viticoltura friulana, nel corso degli ultimi 4-5 decenni, è riuscita a imporsi all’attenzione dei mercati (nazionali ed esteri) non soltanto grazie ai suoi pregiati vitigni autoctoni, ma anche, o forse soprattutto, grazie ad alcune varietà internazionali quali ad esempio sauvignon e pinot bianco. Quest’ultime, assieme al friulano, compongono il blend che caratterizza il Friuli Colli Orientali Bianco I Fiori di Leonie Myò 2020. Annalisa Zorzettig, la troviamo oggi al timone dell’azienda di famiglia, è particolarmente legata a questo vino dal potenziale evolutivo in grado di sfidare il tempo; si parla addirittura di vent’anni.
Il motivo è presto spiegato: le vigne, d’età compresa tra i 20 e 90 anni, poggiano sui di Colli di Novacuzzo – cuore pulsante dei Colli Orientali del Friuli – e godono di un’ottima esposizione (sud, con orientamento dei filari est-ovest); inoltre la matrice del terreno, la stessa che nutre la vite, è composta dalla cosiddetta ponca dei Colli Orientali, ovvero un mix di marne e arenarie d’origine eocenica stratificate e formate nella parte alta, disgregate in fascia pedecollinare. Tutto ciò conferisce al vino sapidità, mineralità, dunque ottimi strumenti per sfidare il lungo affinamento in cantina. Da segnalare, inoltre, il fatto che in vigna il sovescio avviene mediante una concimazione verde (a filari alterni) con i cosiddetti “Fiori di Leonie”, che danno anche il nome al vino.
Una ricetta di 10 semi: facelia, pisello da foraggio, veccia, trifoglio incarnato, colza, ravizzone, refano, senape bianco, triticale e infine meliloto. Veniamo al vino, le cui uve raccolte all’alba vengono pressate e vinificate separatamente. Il sauvignon fermenta a temperatura controllata in tini d’acciaio a 16-18°C, il friulano in grandi botti di rovere di Slavonia da 25 hl e il pinot bianco in barrique di rovere, e di acacia, da 225 litri. I vini riposano, separatamente, per 9 mesi negli stessi contenitori descritti sopra. Al termine di questa prima maturazione avviene il vero e proprio assemblaggio; l’affinamento definitivo dunque in botti grandi di rovere di Slavonia da 25 hl per 9 mesi, e per altri 9 in bottiglia.
Veste paglierino vivace con nuances oro antico, si muove lentamente all’interno del calice. Respiro intenso, ricco di sfumature floreali-erbacee tra cui ginestra ed erba appena falciata; la parte balsamica ad un tratto prende il sopravvento, allorché il mentolo accompagna dolci note di mela renetta, cedro candito e un ricordo di crème brûlée. L’impronta empireumatica, con lenta ossigenazione, emerge sempre più; rimanda inesorabilmente alla matrice del suolo. Un naso complesso e in continua evoluzione.
Il palato non è da meno: ricco, sfaccettato, pieno e succoso allo stesso tempo. La sapidità in chiusura mostra ancora una volta il potenziale dei Colli Orientali del Friuli, assicurando di fatto al vino una longevità ragguardevole. Cinque chiocciole. Frico con patate e cipolle. Devo ammettere che l’iconico piatto friulano si abbina magistralmente. Provare per credere.

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