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Franciacorta Pas Dosé Parosé 2016

Degustatore: Andrea Li Calzi
Valutazione: @@@@
Data degustazione: 08/2022


Tipologia: DOCG Rosato spumante
Vitigni: chardonnay, pinot nero
Titolo alcolometrico: 12%
Produttore: MOSNEL
Bottiglia: 750 ml
Prezzo enoteca: da 38 a 42 euro
Vino Bio:


Complice l’ondata di caldo eccezionale del periodo, inarrestabile è l’ondata che ha invaso la redazione di Lavinium tra vini bianchi freschi e agili, nobili bollicine metodo classico e rosé, categoria quest’ultima su cui mi sono speso più volte al fine di valorizzarne le mille peculiarità. Se è vero che in Italia si consumano pochi rosati, è altrettanto veritiero il fatto che gli spumanti rosé vengono addirittura snobbati a livello globale, planetario, ivi compresi i cugini d’Oltralpe, fatte le dovute eccezioni s’intende.
Nulla di più sbagliato a mio avviso e lo dimostra ampiamente il Franciacorta Pas Dosé Parosé 2016 di Mosnel, proprietà della famiglia Barzanò di Camignone (BS). Prodotto per la prima volta nel 2001, il suddetto vino è figlio di un millesimo molto interessante e caratterizzato da una quantità limitata; tutto ciò a causa delle abbondanti piogge nel mese di giugno. Al contrario la qualità è stata osannata, grazie anche alle forti escursioni termiche avvenute in agosto. Quest’ultimo elemento ha permesso una maturazione lenta, dunque vini con una complessità e intensità aromatica sorprendenti; struttura e soprattutto acidità ragguardevoli vanno a completare un quadro gustativo e una predisposizione al lungo affinamento sui lieviti che indubbiamente sarà da ricordare in zona.
Veniamo al vino, sapiente unione di chardonnay e pinot nero allevati a guyot su terreni morenici di media fertilità, sciolti, con scheletro di media profondità, vi è una percentuale importane di calcare e in parte argilla; i vigneti sono prevalentemente esposti a est – sud-est. Resa pari a 80 quintali per ettaro, tutto inizia con la vendemmia manuale in casse solitamente svolta dal 23 al 29 agosto. Al Parosé è stato riservato solo il mosto fiore, la fermentazione primaria è avvenuta in piccole botti rovere (da 225 l.) dove riposa per sei mesi; assemblaggio e imbottigliamento con sciroppo di tiraggio precedono l’accatastamento per la rifermentazione in bottiglia. L’affinamento vero e proprio è di 48 mesi sui propri lieviti più ulteriori 6 post sboccatura, in questo caso avvenuta a luglio 2021.
Il vino brilla all’interno del calice, un bel rosa cerasuolo con riflessi rame, vivacità di colore amplificata da un perlage fine e continuo. Impatto piuttosto intenso ricordi floreali freschi e una spezia sinuosa, fine, continua; dunque rosa selvatica, fragolina di bosco, ciliegia croccante e un accento roccioso, e di calcare, che conquista ben presto la scena reso ancor più accattivante da scie agrumate nette di chinotto e arancia rossa sanguinella.
In bocca la sapidità accentuata rimanda al terreno, l’acidità spinta dall’agrume in un assetto equilibrato, soddisfacente sia in termini di bevibilità che struttura, allungo finale. Quest’ultimo elemento consente i più svariati abbinamenti tra antipasti e primi piatti. Personalmente ho optato per una piadina romagnola con Prosciutto di Parma, rucola e squacquerone, accostamento azzardato quanto soddisfacente.
Quattro chiocciole abbondanti.

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