Degustatore: Maurizio Taglioni
Valutazione: @@@
Data degustazione: 12/2002
Interessante chardonnay da vendemmia tardiva che ci giunge da quei suoli vulcanici che dal litorale laziale, salgono verso i Castelli Romani, questo propostoci dal Barone Parrilli, vitivinicoltore in terra apriliana. Vino dal prezioso aspetto che si presenta di un bel colore oro antico con sfumature topazio ed una consistenza che ne testimonia l’alta classe: non si scompone più di tanto al roteare del calice e ne ridiscende lento sulle pareti in larghe lacrime. L’impatto olfattivo è generoso ed intenso, di frutto tropicale a polpa oro-topazio come il suo colore, mango e papaia, di erba aromatica di timo, di uvetta sultanina. Con il passare dei minuti e la conseguente ossigenazione, i profumi si fanno più complessi ed insieme si addolciscono verso note di pasta di mandorle e vaniglia. Ampie e fini le sensazioni. Al gusto mostra stoffa spessa e setosa: si rivela morbido, caldo, ben supportato da nerbo acido magistralmente calibrato, da peculiare lieve terragna astringenza, risultato forse del lungo tempo di macerazione del mosto con le bucce, e da decisa nota sapida, cosicché il dorato nettare appaghi senza stancare. Si ripropone coerentemente all’olfatto nelle sue sensazioni fruttate, dolci non dolci, aromatiche, ampie, regalando un finale lungo, placidamente avvolgente e saporito. Uno chardonnay come ce ne sono pochi, molto sui generis, molto ben eseguito, intenso ed insieme elegante; ha struttura da vendere che gli proviene esclusivamente dal dionisiaco frutto originario, non ottenuta attraverso alchimie di cantina o permanenza nel piccolo legno. Ottimo il rapporto qualità/prezzo per questo vino importante, da servirsi a 10-12° in calici di buona ampiezza, accompagnando formaggi saporosi a media stagionatura, formaggio di fossa, Comté o grassi erborinati quale il Gorgonzola dolce. Interessante anche con dolci da forno a frutta candita e speziati quali il pangiallo romano o il panpepato.