Cogito R. Vinum Rubrum Mirizzi 2019
Degustatore: Roberto Giuliani
Valutazione: @@@@@
Data degustazione: 05/2021
Tipologia: IGT Rosso
Vitigni: grenache
Titolo alcolometrico: 14,5%
Produttore: MONTECAPPONE
Bottiglia: 750 ml
Prezzo enoteca: da 15 a 25 euro
Vino Bio: sì (certificato dalla prossima annata)
Se non conoscessi da vent’anni l’azienda Montecappone e la forte spinta in avanti che ha ricevuto grazie alla passione di Gianluca Mirizzi, penserei di avere qualche difficoltà nel mio metro di giudizio. Credo che fra le migliaia di aziende recensite sulla nostra rivista, pochissime possano vantare tanti vini di altissima qualità come questa. Valutazioni più che meritate, perché dietro c’è un impegno e un lavoro certosino, oltre a una terra baciata dal mare, dall’appennino e dal sole.
Già da tempo avevo notato come anche i rossi di casa Mirizzi meritassero grande attenzione, a dispetto di un’area, quella dei Castelli di Jesi, che storicamente è regina del Verdicchio, ma qui andiamo oltre, infatti la ragione per cui questo vino non rientra nella Doc Esino (che prevede anche vini rossi e coinvolge tutti i comuni della provincia di Ancona, compresi quelli del Verdicchio dei Castelli di Jesi) sta nel vitigno utilizzato, il grenache, presente in queste zone da moltissimo tempo. Gianluca sogna questo vino praticamente da sempre, si sta coccolando dal 2018 un mezzo ettaro (che presto diventerà uno) di quest’uva straordinaria sulla collina del Castello di Monte Roberto, a 300 metri di altitudine, il vigneto è certificato “eroico” dal CERVIM (Centro di Ricerche, Studi e Valorizzazione per la Viticoltura Montana). I due cloni impiantati, Entav-Inra 136 e 435, sono frutto di un’attenta ricerca, sono caratterizzati entrambi da una fertilità inferiore alla media, danno vini equilibrati e ben strutturati, ambedue hanno come collocazione l’area del Languedoc-Roussillon e della Vallée du Rhône, ma il 135 è originario del dipartimento di Aude mentre il 435 del dipartimento di Vaucluse.
Il vigneto poggia su suolo composto principalmente da marne arenarie calcaree con piccola percentuale di argilla; il sistema di allevamento è a controspalliera bassa con potatura a Guyot, 2400 piante per ettaro con una resa per ceppo di 3/3.5 kg., tutto il processo dalla vigna alla cantina si svolge rigorosamente in bio (l’azienda ha iniziato nel 2016), nelle prossime etichette sarà presente il marchio.
La vinificazione prevede una macerazione sulle bucce per tre settimane con controllo termico del cappello sotto i 25° C circa, durante la fermentazione vengono eseguite follature delicate e rimontaggi con cappello cinese motorizzato. Poi affina in vasca di cemento con periodici batonnage.
Bellissimo colore rubino di media profondità, colpisce subito al naso per la bellezza dei profumi, rose Line Renaud e foxy, frutti di bosco quali ciliegia matura, mirtillo, mora di gelso, susina rossa, cenni di arancia sanguinella, poi macchia mediterranea, alloro, nuances pepate, a tratti affiora la cannella, persino un soffio salmastro.
Se al naso offre un ventaglio espressivo ad ampio spettro e di raro fascino, al gusto si traduce in un sorso travolgente, intenso, ma con grande self-control, ovvero senza perdere mai in eleganza, difficile non rimanerne affascinati. Questo vino è davvero un sogno, a mio avviso è uno dei migliori rossi italiani assaggiati negli ultimi anni, così buono da farmi mettere da parte (ma solo finché non sarà finita la bottiglia!) il mio amato nebbiolo.
Non guadagna solo le cinque chiocciole, ma arriva deciso a fondo scala.
Mai sogno fu meglio realizzato di questo, un plauso a Gianluca e alla mano felice dell’enologo Lorenzo Landi, che ha saputo interpretare al meglio questo vitigno.