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Cocciuto 2021

Degustatore: Roberto Giuliani
Valutazione: @@@@@
Data degustazione: 11/2022


Tipologia: IGT Bianco
Vitigni: ansonica
Titolo alcolometrico: 13%
Produttore: FONTUCCIA
Bottiglia: 750 ml
Prezzo enoteca: da 39 a 46 euro


Toglietevi qualsiasi velleitaria idea che si tratti di una moda, usare l’anfora di terracotta per l’ansonaco del Giglio è come usare il rovere di Slavonia per un grande Barolo, quasi una scelta obbligata, o quantomeno il segno evidente che questo vitigno con l’antico contenitore ci va a nozze e non da ieri ma da secoli.
Giovanni e Simone Rossi non potevano non avere in gamma un’opera siffatta, perché loro qui ci sono nati e hanno bevuto il vino dei vecchi contadini gigliesi, hanno spaccato le rocce di granito per fare le greppe (muretti a secco), hanno sudato sette camicie per rigenerare quei piccoli appezzamenti progressivamente sovrastati dall’espandersi della macchia mediterranea di cui l’isola è piena, hanno capito qual è la natura dell’ansonaco, una varietà che racchiude nell’acino tutta l’asprezza di questa terra tanto inospitale quanto affascinante.
Qui si alleva ad alberello gigliese, con una resa che varia dai 700 ai 1220 grammi per ceppo, si vendemmia nella prima decade di settembre (ma se continua come con la 2022 non è escluso che si debba finire per raccogliere a fine agosto); dopo la diraspatura le uve trascorrono 6 mesi in anfora dove effettuano la macerazione a contatto con le bucce, poi pressatura soffice e decantazione statica del mosto, la fermentazione è spontanea.
Nel calice il Cocciuto (nome che testimonia la caparbietà con cui i fratelli hanno voluto raccogliere il testimone della cultura enoica isolana e non stravolgerlo ma mantenere con essa un legame profondo) ci regala un colore oro antico, caldo e luminoso, un bouquet di grande finezza (non è così frequente nei vini in anfora), un gioco di fiori ed erbe mediterranee, di agrumi, albicocche, ananas, forti sensazioni marine.
Al gusto è speculare, con un velo tannico che rafforza un sorso salino e intenso; asciutto e diritto non concede gentilezza ma forza, energia, pathos, lasciando l’impressione netta che sia all’inizio di un lungo cammino.

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