Chianti Classico Gran Selezione Vigna il Corno 2016
Degustatore: Andrea Li Calzi
Valutazione: @@@@@
Data degustazione: 10/2022
Tipologia: DOCG Rosso
Vitigni: sangiovese
Titolo alcolometrico: 14,5%
Produttore: CASTELLO DI RADDA
Bottiglia: 750 ml
Prezzo enoteca: da 35 a 40 euro
Il Chianti Classico di punta, della gamma Castello di Radda, è indubbiamente il Vigna il Corno; tra le tante peculiarità che gravitano attorno a quest’etichetta vi è il fatto che le uve, 100% sangiovese, vengono allevate all’interno di unico vigneto, lo stesso che le dà il nome. Ci troviamo a Radda in Chianti (SI), sede dell’Azienda, ad un’altimetria non indifferente, ovvero 400 metri sul livello del mare con esposizione a sud. Il terreno in prevalenza argilloso-calcareo, con una buona presenza di scheletro, caratterizza le vigne che hanno 25 anni; tutte queste particolarità hanno spinto la Cantina a produrre la cosiddetta Gran Selezione, una categoria di Chianti Classico che negli ultimi anni sta attirando a sé sempre più attenzione, soprattutto perché la stessa ha l’obbiettivo di porsi quale gradino più alto del podio, in relazione al disciplinare.
Qui la selezione è davvero maniacale, sto parlando di 30 – 35 q. per ettaro; vendemmia manuale svolta all’inizio di ottobre, ad una preliminare selezione dell’uva in vigna ne viene aggiunta una successiva sul tavolo di cernita. La fermentazione avviene in tini di acciaio inox termocondizionati da 50 hl, segue la macerazione delle uve sulle bucce per circa un mese. Successivamente avviene la fermentazione malolattica in tonneaux nuovi da 5 hl con una permanenza sulle fecce fini per circa 5 mesi; affinamento in tonneaux per altri 20 mesi più un anno in bottiglia prima della vendita.
Tonalità rubino, in questo caso ammicca maggiormente al granato, roteando il vino all’interno del calice si percepisce maggior estratto. Tutto ciò viene confermato anche al naso, il vino sprigiona sentori ben definiti, un misto di frutti maturi e spezie tra cui amarena, mirtillo, prugna, legni nobili ben fusi ancora in leggero vantaggio sul resto delle sfumature. Le stesse pian piano con lenta ossigenazione si presentano all’appello: grafite, ginepro, terra bagnata, caucciù e una folata balsamica d’eucalipto che diviene intensa soprattutto il giorno seguente. Un vino in continua evoluzione, appassionante seguirne le varie fasi.
In bocca il timbro è pronunciato, vi è sinergia tra parti sapide e acide; alcol ben integrato alla materia, la stessa in questa fase risulta ancora piuttosto esuberante. Senza dubbio è un vino da lungo affinamento, il tempo potrà giovare ulteriormente all’insieme, tuttavia risulta già godibile e centrato sin da ora, motivo che mi spinge ad assegnare la quinta chiocciola. Abbinato al più classico degli stracotti di cinghiale alla toscana, ovvero con presenza di ginepro pestato e funghi porcini, è una vera goduria.