Cerasuolo d’Abruzzo Deìvaì 2022
Degustatore: Andrea Li Calzi
Valutazione: @@@@
Data degustazione: 09/2024
Tipologia: DOC Rosato
Vitigni: montepulciano
Titolo alcolometrico: 14%
Produttore: TOLLO – Cantina Tollo
Bottiglia: 750 ml
Prezzo medio: da 15 a 18 euro
Torniamo a parlare di Cantina Tollo a distanza di un anno dalla pubblicazione del lungo approfondimento dedicato alla nota cooperativa vitivinicola abruzzese. Tra le tipologie di vino più importanti della regione troviamo senza dubbio i rosati. L’Abruzzo ha una lunga tradizione in merito, e il consumo di questi prodotti – in loco – non viene snobbato, ahimè, come in gran parte d’Italia. Basti pensare che Tollo produce quattro etichette differenti di Cerasuolo d’Abruzzo tra cui il nuovissimo Deìvaì.
In lingua Sannitica significa “divinità”, e l’azienda parte proprio da qui per creare una sorta di disegno, forma, personalità al fine di rappresentare il legame così profondo tra la terra e per l’appunto il divino. Dalla veste grafica dell’etichetta si evince che Deìvaì è una fanciulla riccamente vestita, che genera dai suoi capelli dei tralci di vite con grappoli d’uva. Una raffigurazione talmente bella che non posso esimermi dal nominare colei che l’ha creata, ovvero Costanza Agnese Matranga, una giovane grafica e illustratrice milanese. L’obbiettivo primario di Cantina Tollo è da sempre quello di reinterpretare la tradizione, quale omaggio alla terra che ospita i vigneti e alla natura che li rende vocati.
Deìvaì è per l’appunto un Cerasuolo dallo stile tradizionale, prodotto da uve montepulciano in purezza giunte a piena maturazione con l’inizio di ottobre. In cantina si parte da una macerazione a freddo del pigiato con pressatura soffice, si prosegue mediante l’illimpidimento del mosto e fermentazione a temperatura controllata con successivo affinamento sui lieviti per almeno nove mesi.
La trama cromatica è quella che da sempre contraddistingue la denominazione, ovvero un bel rosa chiaretto con riflessi caldi. Sottolineo questo aspetto perché a malincuore, negli ultimi anni, mi sono imbattuto in troppi Cerasuolo d’Abruzzo dal colore rosa pallido, tenue, per certi versi identici ai noti rosati provenzali con cui poco e niente hanno da spartire. Il vino esprime al naso ricordi di frutta rossa matura: ciliegia, mela renetta, lampone ed un bouquet di spezie dolci, accompagnato da pennellate floreali di geranio selvatico e una chiusura nettamente minerale che richiama il terriccio bagnato.
Ne assaggio un sorso e avverto con piacere che la sapidità riesce ad imporsi sul registro gustativo, pur tuttavia non privo della giusta freschezza; a mio avviso quest’ultima verrà fuori ancor più tra qualche mese o addirittura anno. Appare evidente che il Deìvaì è un rosato che non ha paura di invecchiare. Possiede inoltre la giusta struttura, la stessa che ha reso celebre la denominazione, senza in alcun modo penalizzare la beva che in un buon rosato non deve mai mancare. Attribuisco dunque quattro chiocciole abbondanti e mi riprometto di riassaggiarlo dal 2025 in poi, sono piuttosto sicuro che conquisterà anche la quinta.
Brodetto di pesce all’abruzzese.