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Canelli Moscato Sant’Ilario 2024

Degustatore: Roberto Giuliani
Valutazione:

Data degustazione:
01/2026


Tipologia: DOCG Bianco Spumante Dolce
Vitigni: moscato
Titolo alcolometrico: 5%
Produttore: CADGAL
Bottiglia: 750 ml
Prezzo medio: da 24 a 29 euro


Facciamo un po’ di chiarezza per i meno esperti di denominazioni di origine: Canelli è una DOCG piemontese, fino al 2023 era una sottozona dell’Asti DOCG (le altre due sono Santa Vittoria d’Alba e Strevi); coinvolge 11 Comuni della provincia di Asti e 6 della provincia di Cuneo. Unica tipologia (Canelli o Canelli Moscato, anche in versione riserva) e unico vitigno, ovvero moscato bianco 100%; gli impianti devono avere una densità minima di 4.000 ceppi/Ha e la resa massima di uva per ettaro deve essere di 9,5 t/Ha, che scende a 8,5 t/Ha nel caso si utilizzi la menzione “Vigna”.
L’esigenza di questa sottozona nasce dal fatto che a Canelli il moscato bianco si coltiva dal lontano 1600, è quindi una zona d’elezione con antiche origini e tradizioni, per questo è importante un disciplinare con regole più restrittive che esaltino le qualità dei vini prodotti: territorio più circoscritto, rese più basse, gradazione leggermente superiore, raccolta esclusivamente a mano, se volete approfondire qui trovate il disciplinare.

Canelli Moscato Sant'Ilario 2024 Cadgal

Il Sant’Ilario di Cadgal proviene da un vigneto con piante che hanno un’età media di 70 anni, esposto a nord-est a un’altitudine di 400 metri s.l.m. su suolo composta da marne bianche e argille blu, con una resa media di 55 t/Ha, decisamente inferiore a quella consentita dal disciplinare, sia perché la vigna stessa produce meno in virtù dell’età, sia per una scelta agronomica per favorire una maggiore concentrazione di sostanze.
Il processo di vinificazione prevede una pressatura soffice delle uve in presenza di neve carbonica, un lungo contatto con i lieviti selezionati (fino a primavera) in autoclave di acciaio inox a 0°C, la fermentazione prosegue a temperatura controllata di 16/18°C fino all’imbottigliamento, dove il vino resta ad affinare fino a settembre.
Premetto che io non sono un patito dei vini dolci, in qualunque delle loro vesti, ma quando sono fatti davvero bene come in questo caso, resetto tutto e mi metto comodo: gelsomino, albicocca, pesca sciroppata, arancia candita, succo di cachi, salvia e cenni di miele di acacia.
Ovviamente dolce al palato, ma il gesto acido spazza via quella componente a favore di un gusto rinfrescante e agrumato, il risultato è un vino splendidamente invitante, goloso e generoso, persistente, in poche parole perfetto, tanto da meritare il massimo riconoscimento, la nostra stella!

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