Campi Flegrei Pèr ‘e Palumm Vigna delle Volpi 2008
Degustatore: Roberto Giuliani
Valutazione: @@@@
Data degustazione: 01/2016
Tipologia: DOC Rosso
Vitigni: piedirosso
Titolo alcolometrico: 13%
Produttore: AGNANUM
Bottiglia: 750 ml
Prezzo enoteca: da 15 a 25 euro
Che il piedirosso sia uno dei vitigni a bacca rossa più difficili da trattare è risaputo, per anni ha sempre avuto un ruolo secondario non tanto per la sua qualità intrinseca quanto per la difficoltà dei produttori di “inquadrarlo” soprattutto in fase di vinificazione. Chi ne ha assaggiati molti sa quanto fosse difficile trovare dei vini con questo vitigno emblema dei Campi Flegrei che presentassero pulizia olfattiva e scioltezza espressiva al gusto. Eppure, con tutta probabilità, il per ‘e palummo è forse l’unica varietà campana che potrebbe impensierire il più noto e diffuso aglianico.
Oggi ancora soffre più o meno della stessa incertezza caratteriale e territoriale che mostra l’aglianico del Taurasi, questo probabilmente perché ogni azienda segue un proprio percorso disgiunto da un lavoro collettivo che consentirebbe di mettere meglio a fuoco le potenzialità e le differenze del territorio vitivinicolo. Ma come per il Taurasi, anche qui si stanno facendo passi in avanti, forti anche di una maggiore attenzione dei media verso i vitigni stanziali, verso quei prodotti che si diversificano da tutti gli altri e identificano un’area precisa all’interno di un territorio più ampio.
Qui siamo fra Napoli e Pozzuoli, in un’area che ha origini vulcaniche ed è riserva naturale, dove risiede il famoso “cratere degli Astroni”, il più grande di una ventina di crateri che dimorano nei Campi Flegrei. Raffaele Moccia porta avanti l’azienda fondata dal padre nel 1960, circa quattro ettari vitati a piedirosso e falanghina più o meno in quantità paritaria, allevati su terreno sabbioso e nerastro a testimonianza delle origini vulcaniche. Questo Per ‘e Palumm 2008 proviene dalla Vigna delle Volpi, da cui sono state ricavate solo 600 bottiglie, quindi una quantità insufficiente al momento per poter trovare una minima diffusione al di fuori della zona.
È però importante parlarne poiché Raffaele rappresenta sicuramente uno dei viticoltori che possono contribuire a fornire un sempre più radioso futuro a questa denominazione. Nel calice ci regala un colore rubino intenso e profondo con riflessi granati, accostato al naso rivela subito una materia importante e di notevole suggestione, molto carnosa la percezione fruttata, appena matura, giocata su amarene, ciliegie e visciole, a cui fanno da contorno toni balsamici e speziature leggere di ginepro e cardamomo, sfumature di liquirizia e cacao, con un finale dagli accenti salmastri e terrosi.
Al palato impressiona per la perfetta simbiosi fra il frutto e il legno, la giusta freschezza esalta la polpa rendendola fluida e gustosa pur nella ricchezza di struttura, anche l’alcol non “scoda” rimanendo ben imbrigliato nella materia, mentre il tannino si rivela di buona maturità e finezza, privo di asperità o amaritudini. Un risultato notevole che lascia ben sperare e dimostra quanto questo vitigno, ben interpretato, possa fornire notevoli soddisfazioni e raggiungere un’eleganza un tempo impensabile.