Blanc di Neri Metodo Classico Brut
Degustatore: Andrea Li Calzi
Valutazione: @@@@
Data degustazione: 12/2021
Tipologia: VSQ Bianco
Vitigni: schioppettino
Titolo alcolometrico: 13%
Produttore: TORRE ROSAZZA
Bottiglia: 750 ml
Prezzo enoteca: da 15 a 25 euro
Il Blanc di Neri è una sfida bella e buona: produrre un metodo classico direttamente dagli assolati Ronchi dei Colli Orientali del Friuli. Torre Rosazza, nel 2007, porta a termine questo progetto lanciando sul mercato la prima nobile bollicina da uve schioppettino, varietà autoctona friulana. Il coefficiente di difficoltà non è da sottovalutare, tutti i grandi appassionati del genere sanno benissimo che ottenere uno spumante elegante e raffinato, utilizzando solo uve a bacca nera, è compito assai arduo, tuttavia le sfide fanno parte della filosofia di questa bella realtà di Oleis di Manzano (UD). L’Azienda coltiva quasi due ettari del suddetto vitigno nelle zone più alte dell’Abbazia di Rosazzo, uno dei principali centri storici della viticoltura friulana.
Ci troviamo nella zona più meridionale dei Colli Orientali, la sistemazione dei vigneti in terrazze e nei caratteristici Ronchi, ovvero le classiche alture dove l’esposizione è ottimale, consentono di raggiungere la perfetta e completa maturazione delle uve preservando gli aromi caratteristici del varietale. L’arma vincente è la sinergia fra il classico suolo di queste colline, la ponca – formazione sedimentaria di marna argillosa alternata a strati di arenaria, con una bassa fertilità e una buona capacità di trattenere l’acqua – e il clima. L’influsso della Bora unito ad altri venti che soffiano dall’Adriatico e l’escursione termica giorno-notte sono caratteristiche importantissime per allevare uve sane e dal profilo aromatico accattivante.
Il Blanc di Neri 2018, millesimo non dichiarato in etichetta ma lo è a tutti gli effetti, viene prodotto in 6300 esemplari. Lo schioppettino, conosciuto anche come ribolla nera, è un’uva tardiva che regala un vino dal tannino piuttosto setoso, colore mai troppo concentrato e media trasparenza; il nome deriva dalla peculiarità degli acini, alla vendemmia ancora croccanti, che “scoppiano” durante la pressatura. Vendemmia manuale svolta, salvo annate particolarmente anomale, durante i primi giorni di settembre, le uve vengono sistemate in cassette e una volta portate in cantina lavorate immediatamente a bassa temperatura, con una resa limitata al 50% per ottenere il classico vino bianco da uva nera. Il mosto subisce una prima fermentazione alcolica e permane sui lieviti per 22 mesi. La sboccatura del campione che mi appresto a degustare è stata effettuata nel 2021.
Una volta versato all’intero del calice mostra subito un colore vivace, luminoso, il perlage – particolarmente minuto e copioso – amplifica la tonalità paglierino chiaro, algido con riflessi beige. Naso mediamente intenso, offre spunti di acacia e biancospino, maggiorana e mandorla tostata, kiwi, piccoli fiori di malga, ribes bianco e una lieve nota di smalto ad impreziosire l’insieme e ad aumentarne la complessità.
In bocca la verticalità gustativa è la caratteristica più evidente, freschezza ai massimi – coerente a livello di retronasale con quanto percepito al naso – sorretta da un timbro notevole e lunga profondità; tanto sale a cesellare l’insieme, è il terreno in questo caso a palesarsi in maniera piuttosto netta. Ancora giovane, un semestre minimo di ulteriore affinamento renderà l’insieme più armonico, ma siam già oltre le quattro chiocciole.
Tagliatelle di Campofilone spadellate con aglio di Vessalico, olio evo da taggiasca, prezzemolo e mammole – con salmone affumicato solo ed esclusivamente a guarnire il piatto – è un perfetto abbinamento che rifarei già domani sera.