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Bianco Gino 2022

Degustatore: Roberto Giuliani
Valutazione:
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Data degustazione:
03/2025


Tipologia: Vino Bianco
Vitigni: erbaluce
Titolo alcolometrico: 12,5%
Produttore: SANTUVARIO
Bottiglia: 750 ml
Prezzo medio: da 18 a 24 euro


Tre anni fa vi ho raccontato di questa giovane realtà e del loro primo vino qui, con la promessa che sarei tornato a completare l’opera non appena Ivano e Paola avessero ritenuto fosse il momento giusto per presentare tutta la gamma.
L’azienda, fondata nel 2012, si trova a Borgomanero e ora dispone di tre ettari vitati, di cui solo uno in produzione, l’ultimo impianto è di novembre 2024, quindi tocca avere pazienza…
Ho uno stretto legame con questa piccola cittadina del Novarese, dove ho trascorso parecchi momenti piacevoli, insieme alla vicina Cureggio dove risiede l’agriturismo La Capuccina, del compianto Gianluca Zanetta, una persona meravigliosa che ha fatto tanto per l’Alto Piemonte.
Questa volta voglio iniziare con un erbaluce in purezza, vitigno che per le assurde normative di cui non dovremmo farci vanto, può essere menzionato in etichetta solo per i vini prodotti sotto la docg “Caluso”, ma che nelle Colline Novaresi dimora dalla notte dei tempi.
Quindi se non lo trovate in etichetta, non vi preoccupate, è un’informazione che vi do io ma che potete trovare anche sul sito aziendale.
Paola e Ivano ci tengono molto a lavorare in un ambiente sano, pertanto la loro filosofia è tutt’altro che interventista, quello che conta è avere delle uve sane da poter portare in cantina, magari con i lieviti ancora vivi sulle bucce.
Una parte dei grappoli non viene diraspata, la fermentazione è spontanea, mai forzata, parte quando lo decide lei, e si svolge in tini d’acciaio a cappello sommerso. La macerazione dura circa 3 mesi, poi svinatura e un anno di affinamento in cisterne d’acciaio prima di essere imbottigliato, dove affina per almeno un anno; la dose di solfiti è davvero minima.
Una particolarità: le vigne si trovano a Boca, a un’altitudine che va dai 400 ai 460 metri, su suolo di origine vulcanica, molto acido e con scarsa presenza di calcio, hanno un’età che va da 20 a 50 anni; l’allevamento è parte a Guyot e parte a “maggiorina”, un sistema a quadretto tipico di queste zone ma ormai patrimonio storico di pochissime aziende per la difficoltà di lavorazione, necessariamente tutta a mano, con una resa per ettaro da vino passito: solo 20 quintali!

Bianco Gino 2022 Santuvario

Il Gino 2022 (omaggio di Ivano al papà che aveva sempre cercato di fare un vino bianco senza mai riuscirci) mostra gli effetti della macerazione già nel colore, che potrebbe essere annoverato tra gli “orange”, sebbene la tonalità sia molto vicina alla buccia di cipolla. Si distingue da buona parte dei bianchi macerati per quella spiccata vena acida che contraddistingue l’erbaluce, che non ha perso neanche con questo metodo di vinificazione e consente al vino di esprimere una bella energia, che mette al centro note di agrumi canditi, in particolare arancia e mandarino, ma anche melone, per poi arricchirsi di venature di erbe aromatiche.
La sensazione al gusto è di un vino di struttura che non teme una lunga evoluzione, grazie anche a questa spiccata acidità e a un velo tannico frutto anche della presenza dei raspi in vinificazione, ovviamente è una versione diversa dai classici bianchi delle Colline Novaresi ottenuti da questo storico vitigno, io l’ho trovato decisamente riuscito e sicuramente versatile a tavola, in grado di confrontarsi persino con un risotto al gorgonzola.

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