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Gentile sig. Pippo, nulla in contrario a farle avere dei campioni dei miei vini da sottoporle in degustazione, ma prima vorrei che parlassimo di prezzo“, “Siamo una piccola azienda vinicola che ha bisogno di farsi conoscere, vorremmo sapere quali sono le vostre tariffe per poter essere recensiti sulla vostra rivista“… “Gentile azienda, perché ci parla di prezzo? Per quanto ci riguarda non ci siamo mai fatti pagare per recensire un’azienda e i suoi vini, non rientra nella nostra etica professionale, anzi, la invitiamo a diffidare di chi chiede denaro, indice di opportunismo e mancanza di professionalità”. “Mi fa molto piacere che sia gratuito,visto che ormai si paga anche per respirare, vi invierò i campioni etichette e listino la settimana prossima…“. Quante volte mi è capitato di riceve mail di questo tipo, e quante volte ho dovuto cercare di far capire che chi si fa pagare è disonesto, ma anche che pagare per “esserci” significa accettare una regola assurda e ingiusta. Però, se sono così tanti quelli che pensano si debba pagare, forse è il caso di domandarsi quanti sono coloro che abusano della loro posizione per trarne vantaggio, per lucrare sulle necessità degli altri. Certo, nessuno dichiarerà mai di prendere il “pizzo” e ben pochi di pagarlo, ma è un fatto che questa prassi esiste da talmente tanto tempo da essere ormai considerata “normale”. Tale non è, e chi la pratica dovrebbe vergognarsi.
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