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Marchesi Alfieri, l’abete andaluso, la verticale di Barbera d’Asti Superiore Alfiera

Azienda agricola Marchesi Alfieri

L’Astesana è sicuramente un gioiello non ordinario di paesaggio collinare e la Marchesi Alfieri si colloca perfettamente al suo interno in quella che possiamo definire la vera ospitalità del territorio: vigneti ordinati, noccioleti, boschi e campi coltivati. Essere accolti, infatti, in un antico, splendido castello in stile barocco, sicuramente tra i più eleganti del crocevia Roero-Langhe-Monferrato, con le sale storiche che riescono ancora a restituire i fasti dell’antico splendore, colpendo con le loro atmosfere la fantasia di chiunque varchi la soglia, è davvero un qualcosa di magico. Anche nella parte esterna però, poiché il parco che circonda in un ampio abbraccio l’intera proprietà, propone una vegetazione (con giardino all’inglese) a dir poco magnifica, in cui svettano cedri, tigli, querce e un fantastico abete andaluso.

Azienda agricola Marchesi Alfieri

Nel 1982 la proprietà del Castello passa dai Marchesi Alfieri, signori di San Martino alla famiglia dei Marchesi di S. Martino di San Germano, loro naturali eredi. Trascorrono circa sei anni e alla scomparsa di Casimiro San Martino di San Germano, alla guida della cantina subentrano le figlie Emanuela, Antonella e Giovanna, che con lodevole coraggio e determinazione scrivono (e bene!) gli ultimi 30 anni di storia dell’azienda e della famiglia. Ai fini della storia “enologica” occorre ancora aggiungere che il 1999 marca l’approdo in cantina di Mario Olivero, enologo di grande talento e umiltà (attuale direttore tecnico), al cui fianco lavora ormai, da diverso tempo, il brillante e motivato Christian Carlevero.

Azienda agricola Marchesi Alfieri, vigneto

Il patrimonio vitivinicolo dei Marchesi Alfieri è degno di menzione, in quanto si tratta di 20 ettari vitati, distribuiti su quattro colline differenti in cui pone l’accento su una scarsa dotazione azotata, buona dotazione in calcio, fosforo e potassio ed elevato contenuto in magnesio. E come ci evidenzia Olivero, quest’ideale contenuto minerale insieme alla reazione alcalina dei terreni influisce positivamente sulla qualità dei vini come ricchezza in sostanze coloranti inserite in un quadro polifenolico adatto all’invecchiamento e all’evoluzione degli aromi.

Azienda agricola Marchesi Alfieri, cantina

In particolare, ricordiamo l’altura Quaglia (250 m slm circa), il cui versante sud risulta vocato alla coltivazione delle viti di barbera e nebbiolo, le quali vanno a costituire la base viticola per la Barbera d’Asti Superiore DOCG Alfiera (massima espressione qualitativa della Tenuta), per la Barbera d’Asti DOCG La Tota e per il Terre Alfieri Nebbiolo DOCG Costa Quaglia.

Azienda agricola Marchesi Alfieri, postazione

Il valore della vigna Alfiera è di gran conto, con ceppi che hanno un’età media di settant’anni e che poggiano su suoli calcarei con componente sabbiosa e argillosa, piantata nel 1937. Non mancano alcune fallanze, ma parecchie delle vecchie viti godono di ottima salute.
In una splendida e recentissima verticale (1993-1998-2001-2003-2005-2007-2011-2015-2017-2019) sua maestà la Barbera d’Asti Superiore Alfiera ha dimostrato doti ammirevoli in un alternarsi di profumi e sensazioni tattili degne del carattere del suo vitigno di partenza. Un bel compleanno per i suoi trent’anni…

Barbera d’Asti Superiore Alfiera

Le annate migliori:

  • 1993: “nebbioleggiante” anche nella cromaticità, profumi di viole, rose, funghi e tartufo, ma con gusto agile, quasi fresco, continuo, elegante e profondo.
  • 2001: estremamente piacevole negli inebrianti profumi di cioccolato e tabacco, il tatto è setoso e l’arco gustativo va in crescendo, dove la ricchezza della materia e il rigore dello stile convivono molto felicemente.
  • 2003: nella prima grande annata calda del secolo, dove sicuramente le scelte in vigna e in cantina risultavano ardue per usare un eufemismo, viene fuori un succo integro con profumi ordinati e precisi, di bella naturalezza; una barbera non complessa e forse un po’ asciugante sul finale, ma decisamene gustosa.
  • 2005: bella, lineare, floreale. Frutto maturo e invitante, alcol e rovere ottimamente integrati, tannini raffinati, di progressione trascinante, con allungo finale che ricorda le spezie orientali e il cacao.
  • 2015: di buona complessità aromatica, toni speziati e affumicati su un timbro fruttato ampio e maturo, palato sostenuto, energico ma bilanciato.
  • 2019: intensa nei profumi fruttati, calda per la forza alcolica e la dolcezza del legno, il sapore è vitale, proporzionato, con finale ritmato e persistente.

Lele Gobbi

Lele Gobbi

Torinese, sognatore, osservatore, escursionista, scrittore. Laurea in Scienze Internazionali e Diplomatiche presso l'Università di Torino e Master in “Non profit” presso la SDA Bocconi di Milano. Per otto anni si è impegnato in progetti con l'Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo, occupandosi di raccolta fondi, marketing, comunicazione, relazioni esterne, degustazioni e soprattutto di organizzazione di viaggi educativi in Italia e nel mondo. Scrive per Spirito diVino, James Magazine, La Cucina Italiana, Viaggiare con Gusto, Senza Filtro. È consulente per agenzie di marketing e comunicazione. Ha viaggiato in tutti i continenti alla ricerca dei cibi più vari, dei mercati più pittoreschi e dei popoli più antichi. Ama lo sport (sci e basket), la montagna (le Alpi) e l'arte contemporanea.

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