Le DOC del Veneto: Corti Benedettine del Padovano

❂ Corti Benedettine del Padovano D.O.C.
(D.M. 21/6/2004 – G.U. 152 dell’1/7/2004 – Ultima modifica D.M. 7/3/2014, pubblicato sul Sito Ufficiale del Mipaaf, Sezione Qualità e Sicurezza Vini DOP e IGP)
► zona di produzione
● in provincia di Padova: comprende in toto i territori dei comuni di Agna, Anguillara Veneta, Arre, Arzergrande, Bagnoli di Sopra, Bovolenta, Brugine, Candiana, Cartura, Casalserugo, Conselve, Due Carrare, Legnaro, Maserà di Padova, Pernumia, Piove di Sacco, Polverara, Ponte S. Nicolò, Pontelongo, S. Angelo di Piove di Sacco, S. Pietro Viminario, Terrassa Padovana e Tribano e in parte i comuni di Albignasego, Battaglia Terme, Codevigo, Correzzola, Monselice e Pozzonovo;
● in provincia di Venezia: parte dei comuni di Cavarzere e Cona;
► base ampelografica
● bianco: min. 50% friulano + pinot bianco e/o pinot grigio e/o chardonnay e/o sauvignon max. 50%;
● con menzione del vitigno bianchi: Pinot Bianco, Pinot Grigio, Chardonnay (anche frizzante e spumante), Sauvignon, Tai ciascuno min. 85%, possono concorrere altri vitigni a bacca bianca racc. e/o aut. per le province di Padova e Venezia max. 15%;
● Moscato spumante o spumante: min. 95% moscato giallo + vitigni a bacca bianca racc. e/o aut. per le province di Padova e Venezia max. 5%;
● Passito: min. 70% moscato giallo, possono concorrere altri vitigni a bacca bianca racc. e/o aut. per le province di Padova e Venezia max. 30%;
● rosato, rosso, novello: 60-70% merlot, min. 10% raboso piave e/o veronese, max. 30% cabernet franc e/o cabernet sauvignon e/o carmenère e/o refosco;
● con menzione del vitigno rossi: Merlot, Cabernet (franc e/o sauvignon e/o carmenère) anche Riserva, Cabernet Sauvignon, Raboso (piave e/o veronese) anche Riserva e Passito, Refosco anche Riserva, ciascuno min. 85%, possono concorrere altri vitigni a bacca rossa racc. e/o aut. per le province di Padova e Venezia, max. 15%;
► norme per la viticoltura
● le viti devono essere allevate esclusivamente a spalliera semplice e doppia. La potatura, in relazione ai suddetti sistemi di allevamento della vite, deve essere tendenzialmente corta;
● per i nuovi impianti e reimpianti la densità dei ceppi di vite per ettaro non può essere inferiore a 2.500 in coltura specializzata;
● è ammessa l’irrigazione di soccorso;
● la resa massima di uva in coltura specializzata e il titolo alcolometrico volumico naturale minimo devono essere di 15 t/Ha e 9,50% vol. per il Friulano (10,50% vol. per il Merlot), 14 t/Ha e 10,00% vol. per il Raboso (13 t/Ha e 11,00% vol. per la tipologia Riserva), 13 t/Ha e 10,00% vol. per Pinot Bianco, Chardonnay, Sauvignon e Moscato, 13 t/Ha e 10,50% vol. per Refosco dal P.R. (12 t/Ha e 11,50% vol. per la tipologia Riserva), Cabernet Sauvignon (12 t/Ha e 11,50% vol. per la tipologia Riserva), Cabernet Franc e Carmenère (12 t/Ha e 11,50% vol. per le tipologie Riserva), 12 t/Ha e 10,00% vol. per il Pinot Grigio;
● le uve destinate alla produzione del tipo “Spumante“, possono avere un titolo alcolometrico volumico naturale minimo non inferiore al 9% vol. purché la destinazione delle uve alla spumantizzazione venga espressamente indicata negli appositi registri;
► norme per la vinificazione
● le operazioni di vinificazione, ivi compreso l’invecchiamento obbligatorio, devono essere effettuate all’interno del territorio dei comuni compresi, in tutto o in parte, nella zona di produzione, tuttavia, tenuto conto delle situazioni tradizionali, è consentito che tali operazioni siano effettuate nell’ambito del territorio della provincia di Padova. In considerazione degli usi tradizionali della zona è consentito che le operazioni di elaborazione per la produzione dei vini spumanti e frizzanti avvengano in tutto il territorio della regione Veneto;
● è consentita la correzione dei mosti e dei vini nei limiti stabiliti dalle norme comunitarie e nazionali, con mosti concentrati ottenuti da uve prodotte nei vigneti iscritti all’albo della stessa denominazione d’origine controllata, oppure con mosto concentrato rettificato o a mezzo della concentrazione a freddo o altre tecnologie consentite;
● è ammessa la colmatura dei recipienti contenenti i vini entro un massimo del 5% con altri vini dello stesso colore e della stessa annata aventi diritto alla medesima denominazione d’origine, fermo restando l’obbligo di rispettare la presenza minima dell’85% della varietà e dell’annata oggetto della designazione;
● l’appassimento delle uve deve avvenire in ambienti idonei e può essere condotto con l’ausilio di impianti di condizionamento ambientale purché operanti a temperature analoghe a quelle riscontrabili nel corso dei processi tradizionali di appassimento, escludendo qualsiasi sistema di deumidificazione operante con l’ausilio del calore;
● per la produzione della tipologia “passito” (da uve moscato giallo) le uve non possono essere ammostate prima del 31 dicembre dell’anno della vendemmia e devono raggiungere un contenuto zuccherino di almeno 270 g/l;
● per la produzione della tipologia “Raboso Passito” le uve non possono essere ammostate prima del 31 dicembre dell’anno della vendemmia e devono raggiungere un contenuto zuccherino di almeno 235 g/l;
● la tipologia “Novello” deve essere ottenuta attuando il processo della macerazione carbonica per almeno il 40% delle uve raccolte nei vigneti iscritti all’albo;
● la tipologia “Spumante” deve essere ottenuta esclusivamente per fermentazione naturale sia in bottiglia che a mezzo autoclave, utilizzando i mosti o i vini ottenuti dai vigneti iscritti agli albi delle varietà chardonnay e moscato giallo;
● la tipologia “Frizzante” deve essere ottenuta esclusivamente per fermentazione naturale in bottiglia o autoclave, utilizzando i mosti o vini ottenuti dai vigneti iscritti all’albo della varietà chardonnay;
● i vini Cabernet, Cabernet Sauvignon, Raboso e Refosco dal peduncolo rosso, possono essere designati con la menzione “Riserva“, qualora siano sottoposti a un periodo di invecchiamento di almeno 2 anni, di cui almeno 6 mesi in botte di legno, con decorrenza dal 1° novembre dell’anno della vendemmia;
► norme per l’etichettatura e il confezionamento
● sulle bottiglie e altri recipienti contenenti i vini “Corti Benedettine del Padovano”, per le versioni “riserva“, “passito” e “novello” deve figurare l’indicazione dell’annata di produzione delle uve;
● per tutti i vini a denominazione di origine controllata «Corti Benedettine del Padovano» confezionati in bottiglie fino a 5 litri è obbligatorio l’uso della chiusura con tappo raso bocca, mentre per le bottiglie fino a 0,375 litri è consentito l’uso del tappo a vite. Per la tappatura di vini spumanti e frizzanti si applicano le norme vigenti in materia;
► legame con l’ambiente geografico
● A) Specificità della zona geografica
◉ Fattori naturali
L’area di produzione dei vini DOC “Corti Benedettine del Padovano” si estende nell’area sud orientale della provincia di Padova e nella parte meridionale della provincia di Venezia. Tale zona è tutta pianeggiante, formata in epoche geologiche dai sedimenti di quattro fiumi: il Po, l’Adige, il Bacchiglione e il Brenta che hanno determinato la presenza di varie tipologie di terreni, da quelli argillosi a quelli sabbiosi, passando per i suoli di medio impasto. I suoli presentano una percentuale maggiore di limo rispetto a terreni di altre zone non alluvionali e sono molto ricchi di sostanza organica e sali minerali.
Il clima si presenta temperato mediterraneo, con estati caldi e inverni miti. Grazie alla vicinanza dei fiumi, la zona presenta un’elevata disponibilità di acqua.
La relativa vicinanza al mare é caratterizzata dalla presenza di brezze marine e bora, ricche di sali, che arrivano periodicamente nell‘area di produzione; esse inoltre, impediscono specialmente in estate, il ristagno dell’umidità.
◉ Fattori umani e storici
Le prime tradizioni storiche dei vini delle “Corti Benedettine del Padovano” risalgono alla leggenda che vuole l’eroe troiano Antenore, fondatore di Padova, come primo coltivatore di una “magica pianta”, gelosamente portata dalle antiche terre dell’Asia.
Nel XII° secolo, il Vescovo di Padova assegnò le prime proprietà agricole ai monaci benedettini, perché avessero di che vivere in cambio della cura ai pellegrini che visitavano il luogo del martirio di Santa Giustina (Padova). In un territorio abbandonato, ricoperto di boschi e/o invaso dalle paludi, sottoposto alle esondazioni dei fiumi Adige, Brenta e Bacchiglione, tali proprietà crebbero nei secoli attraverso donazioni, acquisti e permute fino a diventare delle Corti Benedettine, centro religioso, amministrativo, economico e sociale di estese proprietà che, sotto la guida dei monaci, provvedevano alla gestione e sviluppo del territorio.
Il vino, ottenuto in abbondanza dai vigneti delle Corti, divenne uno dei principali prodotti di scambio con le città di Padova e di Venezia: quest’ultima ne fece ampio commercio in tutti i porti del Mediterraneo, tanto che il vino diventò la merce più preziosa, ricoprendo per molti secoli il ruolo di prodotto insostituibile.
Il legame della DOC “Corti Benedettine del Padovano” con il suo territorio è testimoniato dal Logo della denominazione che rappresenta lo stemma di Santa Giustina e della sua Basilica, che si ritrova scolpito anche sui fabbricati rurali delle numerose Corti Benedettine.
Questa secolare esperienza rivive oggi nei vigneti e nelle cantine del padovano dove, accanto a vitigni storici e autoctoni come il Raboso Piave, il Refosco dal Peduncolo Rosso, il Tai (Tocai friulano), i Moscati, si coltivano quelli internazionali che qui hanno trovato ottime condizioni di clima e di terreno. La fama dei prodotti è ulteriormente aumentata a seguito del riconoscimento nel 2004 della Denominazione di Origine Controllata “Corti Benedettine del Padovano” (G.U. n. 152 del 1/7/2004), ottenendo successi sia in ambito nazionale (Mostra nazionale dei Vini di Pramaggiore, Selezione Nazionale Vini da Pesce Ancona) che in ambito internazionale (Los Angeles International Wine & Spirits Competition).
La professionalità tramandata e migliorata nei secoli dai mezzadri al servizio delle Corti Benedettine e dai monaci, ha permesso di sottrarre all’acqua i terreni e bonificarli; questi venivano poi nel tempo modellati formando la cosiddetta “baulatura” per permettere lo sgrondo delle acque piovane e dare un orientamento dei filari di vigna possibilmente nord-sud al fine di favorirne la maggiore esposizione solare ai grappoli, nonché per aver una minor resistenza ai venti.
L’esperienza dei produttori ha permesso la selezione le varietà più adatte da coltivare in base al tipo di terreno e alla destinazione che avrà il vino ottenuto; per questo il Raboso Piave viene coltivato in terreni argillosi mentre i bianchi sono destinati a terreni tendenzialmente sabbiosi. L’abilità e la conoscenza pratica dei viticoltori emerge anche in cantina, nella capacità di affinare tecniche di vinificazione che variano in funzione delle uve e del vino che si vuole ottenere. Scaturiscono così i vini bianchi fermi o frizzanti o ancora rossi corposi invecchiati in botti di rovere.
● B) Specificità del prodotto
Le uve dei vini rossi delle Corti Benedettine, con elevato rapporto zuccheri/acidità, sono caratterizzate da un’acidità più bassa rispetto alla maggior parte delle uve coltivate in altre zone. Questo permette di ottenere una migliore morbidezza e struttura nel vino giovane, mentre con la maturazione e l’affinamento in barrique si ottiene la rotondità dei vini.
I vini consumati giovani entro un anno dalla vendemmia, presentano infatti un colore rubino con riflessi violacei, i profumi sono molto complessi, dove la caratterizzazione del vitigno si fonde con profumi di frutti rossi con sfumature di vaniglia.
I vini invecchiati di 2-3 anni hanno un colore granato con riflessi mattone; al naso esibiscono un profumo di frutta rossa molto matura sotto spirito e di confettura, con note speziate che variano dalla liquerizia al pepe nero (caratteristico del Raboso del Piave), o con piccole sfumature di rovere e vaniglia. Essi inoltre presentano un’eccellente sapidità, con una struttura caratterizzata da morbidezza e rotondità, sostenuta da una tannicità dolce ma non aggressiva, con un pizzico di acidità attenuata dalla maturazione in legno, caratteristica più peculiare del Raboso del Piave.
I vini bianchi, in particolare lo Chardonnay e il Pinot grigio, si caratterizzano per la complessità dei profumi che vengono esaltati mantenendo il mosto fiore per alcune ore in contatto con le vinacce.
I vini giovani presentano un colore dal giallo al giallo carico, con riflessi verdognoli nei primi mesi di vita; tale sfumatura tende a svanire con l’invecchiamento. Questi vini presentano una buona struttura accompagnata da un’eccellente sapidità con un finale fresco e vivace.
Per i vini bianchi invecchiati di 1-2 anni, l’affinamento in legno esalta le note di frutta fresca tipica dei vini giovani in note di frutta secca e matura ove la caratterizzazione del vitigno si arricchisce con note dolci e vanigliate.
● C) Legame causa effetto fra ambiente e prodotto
I terreni di origine alluvionale, per la vicinanza di quattro fiumi, sono molto fertili, ricchi di sostanze organiche e minerali, presentano caratteristiche chimico fisiche omogenee; essi permettono di ottenere una produzione costante di uve con un rapporto di zuccheri/acidità a favore dei primi, quindi con un’acidità più bassa rispetto alla maggior parte delle altre uve coltivate in altre zone. I vini che ne risultano sono caratterizzati da un elevato contenuto zuccherino, un’elevata morbidezza e struttura nel vino giovane, mentre con la maturazione e l’affinamento in barrique si ottiene la rotondità dei vini.
Il clima temperato mediterraneo, con estati calde e inverni miti garantisce, sia nei vini bianchi che in quelli rossi, un’ottima maturazione fenologica esaltando profumi e odori di ogni genere.
Tale clima, associato alla presenza costante d’acqua, consentono vendemmie tardive per la realizzazione di vini strutturati, consistenti e profumati adatti ad un lungo invecchiamento in piccole botti di rovere o ciliegio che permettono di ritrovare profumi di frutta rossa molto matura con note speziate, o con piccole sfumature di rovere e vaniglia.
La presenza caratteristica di brezze marine e bora periodica, che impediscono il ristagno dell’umidità specialmente d’estate, riduce l’incidenza di muffe e malattie sull’uva e questo favorisce soprattutto le uve destinate ad appassimento o alla raccolta tardiva (varietà Raboso Piave) dove il grappolo compatto ancora sano ed integro viene raccolto con una notevole concentrazione di zuccheri naturali. Tali correnti d’aria marina, ricche di sali, contribuiscono a esaltare la sapidità sia dei vini bianchi, sia di quelli rossi.

