|
…se l’ha detto l’Europa… L’Europa è infallibile, siamo passati in un paio di secoli, dall’infallibilità del Papa a quella dell’Europa e, dati alla mano, forse i miei antenati di due secoli orsono direbbero che “si stava meglio quando si stava peggio”… Vediamo cosa ha legiferato per il nostro bene l’infallibile Europa: – Parma, non sarà una delle sedi dell’agenzia europea per la sicurezza alimentare, è stata bocciata la sua candidatura… meglio luoghi con meno tradizione e vocazione alimentare e magari con più tradizione burocratica. – Può chiamarsi cioccolato anche quel prodotto che contenga, al posto del burro di cacao, altri grassi vegetali nella misura del 5% del peso complessivo. Abbiamo già scritto un articolo al proposito. – Può essere denominato “pasta”, anche il prodotto ottenuto dall’impasto acqua e grano tenero. – E’ vietata la commercializzazione dei prodotti alimentari non prodotti in ambiente sterile. Non sono commercializzabili vari lardi e pecorini italiani non aventi ancora ottenuto la Denominazione di Origine Protetta. – Un formaggio prodotto in qualsiasi posto d’Europa, può recare la dicitura “Mozzarella”. Ve ne sono già molte in giro di mozzarelle fasulle, di produzione soprattutto tedesca… “più non ne sono capaci e più ne fanno” ho voglia di gridare. I tedeschi per la pasta filata non sono proprio vocati, forse non sanno neanche cosa sia. Eppure fabbricano tonnellate di “mozzarelle”, ed invadono i nostri mercati di sedicenti provoloni che non hanno veramente nulla di “filato”, ma sono dei semplici agglomerati di caseina come tanti altri formaggi. – Forse anche qualsiasi formaggio prodotto chissà dove, potrà recare la dicitura “Parmesan”. La guerra del parmigiano, per quanto ne sappiamo è ancora in corso. Vi terremo informati. – Il vino potrà essere ottenuto da uve modificate geneticamente. Anche su questo abbiamo già scritto un articolo. Personalmente ho già acquistato “en primeur”, un “Göteborg Chardonnay OGM DOC” del 2007. – Sulle etichette degli oli extravergine di oliva si possono utilizzare diciture di origine (ad eccezione dei marchi DOP e IGP) o di fantasia (Esempio: “Olio di mio zio di Viterbo che lo fa proprio con le olive sue che raccolgono lui e sua moglie con le loro mani”), senza che sia necessario che quanto scritto risponda a verità, senza bisogno che le olive provengano, appunto, dal luogo indicato; le olive, o addirittura gli oli, possono essere importati liberamente da qualsiasi posto del mondo per poi essere “nazionalizzati” dallo stabilimento di confezionamento. Abbiamo anche in questo caso già scritto un piccolo articolo. – Le analisi di legge previste sugli oli extra vergine sono troppo poco approfondite. Risultato: troppi oli recanti la dicitura extravergine che troviamo nei supermercati a prezzi impossibili sono ottenuti dalla raffinazione di oli lampanti (ad alta acidità, che in teoria dovrebbero essere usati solo come combustibili o poc’altro), con ad essi aggiunto dell’olio extravergine di oliva, per dare un po’ di profumo di buono, anche in proporzione minima (Esempio: 99% olio lampante raffinato + 1% olio extravergine = 100% olio extravergine di oliva). – Può riportare la dicitura miele d’api il prodotto al quale siano stati aggiunti, al miele che immaginiamo noialtri, zuccheri speciali liquidi o cristallizzati da impiegare come surrogati nella misura del 50/50 (anche qui scriviamo una bella equazione: 50% miele più o meno trattato + 50% surrogato = 100% miele d’api). I nostri produttori, i migliori d’Europa, hanno chiesto la denominazione di “miele vergine integrale” affinché fosse salvaguardato il processo produttivo tradizionale, ma la Commissione Europea per adesso non ci sente: figuriamoci che fino a poco tempo fa la materia era trattata non dalla commissione Agricoltura, ma da quella Industria. Se un giorno ne dovessero indovinare una, non mancheremo di informarVi uscendo con un’edizione straordinaria….
|