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Barolo 2004: una splendida comunione fra presente e futuro (II parte: La Morra, Verduno, Monforte e Serralunga)

Il Torriglione - azienda Mario GagliassoLa Morra
Come avevo già premesso, questo comune non ha offerto complessivamente grandi risultati, vuoi anche per un’interpretazione del Barolo da parte di alcuni produttori che risente ancora di quella scuola modernista che non ha avuto sempre esiti esaltanti, soprattutto perché ha spinto in una direzione che ha finito con l’uniformare questi vini, di caricarli con colori improbabili, legno e una concentrazione che a volte soffoca l’eleganza e la personalità del nebbiolo. L’impressione è di un’occasione persa, una grande annata come questa poteva dare di più anche a La Morra, sebbene questo sia forse il territorio che soffre di più i periodi caldi, dove anche la ventilazione tende un po’ a mancare, ma questo non dovrebbe riguardare un anno come il 2004 che ha avuto un andamento pressoché ideale un po’ in tutta la Langa. Per fortuna non mancano le dovute eccezioni.
Si parte bene con il Rocche dell’Annunziata di Rocche Costamagna, un vino abbastanza centrato, a tratti un po’ caldo e dolce ma con una buona materia e un tannino ancora leggermente fuori misura. Leggermente inferiore, almeno per il momento, il Bricco Francesco, dal naso abbastanza aperto che offre note di mora, mirtillo, tabacco e liquirizia su un fondo delicatamente floreale, al palato è carnoso e con un tannino misurato, manca solo un po’ di slancio e complessità.
Naso sottile e un po’ maturo, etereo, fiori secchi, bocca un po’ aggressiva, tannino ancora da equilibrarsi ma c’è un’ottima materia prima che chiede solo tempo, il legno sembra meno invasivo del solito, questo il quadro del buon esito del Vigna Arborina di Gianfranco Bovio, seguito a ruota dal Vigna Gattera, succoso, fresco e dal tannino meno severo del solito.
Bene il Rocche di Aurelio Settimo, recentemente scomparso, ma la figlia Tiziana è donna di carattere è mantiene salde le redini dell’azienda; l’approccio è piacevole sin dal primo impatto, noto con piacere una minore rusticità rispetto ad altre annate e un corpo franco e fruttato, con tannini vellutati e finale di buona persistenza.
Svetta fra tutti il Rocche dell’Annunziata di Mario Gagliasso, in quest’occasione particolarmente vitale e succoso e un Torriglione appena inferiore per un’alcolicità piuttosto dirompente.
Al momento il Vigna Conca di Mauro Molino non ha ancora trovato la giusta misura, si apre con toni selvatici e di fiori secchi, mentre in bocca c’è buona freschezza e spalla, buon frutto, ma il tannino è molto serrato e asciugante, mentre il Vigna Gancia, che più volte mi ha ampiamente convinto, in questa versione appare meno travolgente, con toni in parte già terziari e una materia gustativa di tutto rispetto, ma una punta alcolica piuttosto evidente.
Il Cerequio di Michele Chiarlo appare venato da sentori di prugna e liquirizia, sottobosco e una volatile un po’ fastidiosa, mentre al gusto ha la stessa impronta aromatica e un tannino fitto ma non debordante.
Non male il Bricco Gattera di Monfalletto Cordero di Montezemolo, dal bouquet piuttosto maturo e caldo ma piacevole, si sente un po’ l’apporto del legno, al palato ha una certa misura, tannino fine ma una trama espressiva che manca un po’ di verve.
Meritano una menzione anche il Brunate di Vietti, il Marcenasco di Renato Ratti, il Sistaglia di Deltetto, il Vigna San Giacomo di Oreste Stroppiana, il Ciabot Manzoni di Silvio Grasso, il La Serra e il Lu di Eugenio Bocchino.

Vigneto MonviglieroVerduno
Uno dei comuni più affascinanti di tutta la Langa, piccolo, con un unico viale che lo attraversa, poco più di 500 abitanti e una superficie totale di soli 7,32 kmq. Il suo nome è di origine celtica e indica, guarda caso, una fertile località collinare. Dei quattro vini presentati, ben tre hanno fornito un’ottima prova, lo stupendo Monvigliero dei F.lli Alessandria, elegante, rotondo, ricco di sfumature, il non meno affascinante Massara del Castello di Verduno, che ci dona una spiccata nota di lampone e fragola, ma anche una complessità e una materia fresca e gustosa con un finale di grande persistenza; segue a ruota il sempre buono Acclivi di Burlotto, il più pronto e godibile dei Barolo di questa importante azienda, dal naso di rosa, lampone, cassis, tanta freschezza, un tannino misurato e una materia di grande equilibrio. Il Riva di Claudio Alario, questa volta è apparso quasi stanco, già maturo, dolce e con un’alcolicità piuttosto disgiunta dalle altre componenti, sensazioni provate anche assaggiando un altro campione. Conoscendo questo vino che ho spesso apprezzato, mi riprometto appena possibile di riassaggiarlo per verificare se si è trattato solo di un momento poco felice.

Vigna Cappella di S. Stefano di PernoMonforte d’Alba
Grandi cose da questo comune che, in molti casi, quelli come sempre più lenti ad evolvere, tirerà fuori non pochi gioielli. Pochissime delusioni, tante conferme e qualche piacevole sorpresa hanno reso la degustazione di questi 30 campioni davvero piacevole.
Si parte con il Vigna San Pietro di Tenuta Rocca, un vino che è nato con un’impronta piuttosto moderna e accattivante, tanto da avergli spesso preferito la maggiore compostezza e sincerità del Barolo annata, ma questa volta l’ho trovato più interessante e meno “spinto”, con un naso fragrante, con un bel frutto nitido appena maturo e qualche spunto alcolico di troppo, mentre al palato ho ritrovato una buona struttura e una verace tannicità monfortina; una maggiore complessità e lunghezza gli avrebbero dato più slancio.
Dei due vini di Silvano Bolmida, il Bussia e il Vigne dei Fantini, al momento ho trovato più coinvolgente il secondo, più pronto, con un bouquet di bella intensità, caratterizzato da una bella vena fruttata anche se appena dolce, lampone, fragolina di bosco, ciliegia, in bocca ha tannino fitto, ancora serrato ma di grande qualità e freschezza; il Bussia è più indietro, non ancora del tutto assestato all’olfatto, dove a toni di viola e prugna si mescolano note ancora non del tutto nitide e pulite, mentre al palato è freschissimo, pulsante, con una bella materia fruttata e un tannino nervoso, in prospettiva crescerà sicuramente.
Mi sarei aspettato qualcosa in più dal Bussia dei F.lli Giacosa, naso piuttosto maturo, c’è la ciliegia, la prugna, la liquirizia, in bocca è un po’ piccolo, il tannino si fa sentire ma non confortato da grande spalla, sebbene sia un vino che può trovare un maggiore equilibrio con il tempo.
Il Barolo annata di Monti mi ha convinto per la buona finezza e pulizia, grande florealità al naso mentre in bocca propone un tannino deciso ma buona definizione di frutto e vivida freschezza; il Bussia, invece, mi è sembrato più scomposto, con note eteree e quasi terziarie, non molto nitido, in bocca è scorbutico, ancora duro e austero, senz’altro il tempo lo migliorerà perché la materia prima è di buon livello.
Non male il Giblin di Gemma, ciliegia sotto spirito, ribes, una bella terrosità, in bocca è ancora bisognoso di trovare i suoi equilibri, molto tannico ma di buon impatto, riesce a mantenere una buona lunghezza di frutto che lascia ben sperare per il futuro. Se il Giblin non era una sorpresa, non mi aspettavo una così buona prestazione del Barolo annata, certamente meno volume e probabilmente una mionr longevità ma al momento è senz’altro più apprezzabile e pronto, con un profilo più maturo, che diffonde effluvi di prugna in confettura e liquirizia, anche in bocca ha succosità, bella materia, tannino pressoché perfetto, molto lungo e godibile.
Un grande Vigna Cappella di S.Stefano di Rocche dei Manzoni, Valentino Migliorini, purtroppo scomparso lo scorso dicembre, ne sarebbe sicuramente contento. Ho imparato ad apprezzare questo vino proveniente dal cru Santo Stefano di Perno, una vigna di 6 ettari situata tra i 360 e i 410 m. slm, esposta sud-ovest e divisa fra tre produttori (Rocche dei Manzoni, Mauro Mascarello e Massimo Grasso di Cascina Tiole), assaggiando vecchie annate, dalle quali non ho mai ricevuto delusioni. Intendiamoci, questo vino persegue una filosofia ben precisa, di stampo fortemente moderno, ma sono stati proprio gli assaggi di vecchie annate a dimostrarmi che nonostante da giovane non nasconda mai le dolcezze del piccolo legno, in maturità, grazie ad una materia prima di altissimo livello, trova uno straordinario equilibrio e molti di questi aspetti cedono il passo ad una sostanza e ricchezza espressiva di assoluto valore. E il Vigna Cappella di S.Stefano 2004, ne sono sicuro, seguirà lo stesso percorso.
Quasi ineccepibile il Gramolere dei F.lli Alessandria, rubino-granato molto bello con unghia appena scarica, naso fine e gradevole, piccoli frutti di bosco, melagrana, mora, liquirizia, al palato è un po’ semplice ma si fa piacere per il tannino fine e non invasivo e una materia fruttata gradevole e pulita.
Fa la sua figura il Pressenda di Marziano Abbona, con note di lampone, susina, spezie, tanta liquirizia che ritroviamo al palato, polputo e fresco, con un tannino fitto ma fine e una persistenza tutta di liquirizia e spezie.
Ancora un altro vino di Franco Conterno Cascina Sciulun che sembra aver trovato la sua migliore carica espressiva, il Bussia Munie, che si apre alla vista con un colore granato di grande fascino velato da ricordi rubini, naso appena dolce di piccoli frutti, liquirizia, prugna, ciliegia, una leggera florealità, in bocca ha ottima corrispondenza, buona materia, tannino deciso ma non troppo spinto, finale piacevolmente sapido.
Molto bene il San Giovanni di Gianfranco Alessandria, naso che parte con i petali di rosa e viola appassiti, poi vira su ciliegia matura e liquirizia, in bocca ha buona materia, succosità, finale un po’ asciugante e duro, però può evolvere molto bene. Rispetto al passato Alessandria sembra essere riuscito a calibrare meglio l’uso del legno, anche se il tannino sembra ancora risentirne. Valido anche se con minor spessore, dolcezza e durezza fuori registro, il Barolo annata.
Bellissima prova per il Bussia di Giacomo Fenocchio, ricco di sentori di ciliegia e lampone, sfumature di tabacco e fiori, al gusto offre una materia appagante, tannino elegante, grande ricchezza espressiva, finale molto bello e prolungato.
Trascinante il Campo dei Buoi di Costa di Bussia Tenuta Arnulfo, intenso, avvolgente, ricco di polpa, con un tannino finissimo e una materia di ottima qualità, complesso e già notevolmente equilibrato.
Merita una menzione, infine, il Vigna d’ Vai di Ca’ Brusà, dal colore granato molto vivo, naso di fiori passiti, ciliegia sotto spirito, leggero tabacco, in bocca ha struttura buona, tannino fitto, una certa maturità di frutto, con leggero cedimento nella persistenza.

Serralunga d'AlbaSerralunga d’Alba
Last but not least, una serie di grandi Barolo di questo straordinario Comune che racchiude tra i suoi confini alcuni tra i migliori cru di tutta la Langa, come Vigna Rionda, Lazzarito, Parafada, Prapò, Gattinera, Serra, Sorano, Margheria, La Rosa, per citare i primi che mi vengono in mente. Con questo millesimo ho avuto grandi emozioni, come non mi capitava da qualche anno.
Giacomo Ascheri fa un figurone con due suoi vini, il primo davvero superlativo, un Sorano maestoso, inebriante, affascinante già al naso dove si intersecano fiori e frutti di bosco di grande pulizia, corroborati da venature di liquirizia e spezie dolci, in bocca è eccellente, dalla trama setosa, bellissimo, fresco e lungo, infinito, ricco, rotondo, quasi irresistibile. L’altro vino presentato è il Sorano Coste & Bricco, meno impetuoso ma dal naso particolare, a tratti salmastro, leggermente vegetale, mentre all’assaggio è molto coerente, con una trama setosa e buona ampiezza fruttata e un finale tutto improntato su toni di liquirizia.
Molto buono il Badarina Vigna Regnola di Bruna Grimaldi, interessante nelle sfumature selvatiche e di erbe marine, un bouquet dal grande fascino espressivo, in bocca è molto piacevole, buona trama e tannino non aggressivo, finale di liquirizia dolce e prugna.
Centra il bersaglio Gigi Rosso con l’Arione, mai buono e convincente come questa volta, cassis, ciliegia, rosa, lampone, bello anche in bocca, fitto, dal tannino elegante, fresco, vivo, persistente, profondo con finale di liquirizia e cacao.
Massolino ci propone un ottimo Margheria (ma mercoledì al Marriott Grand Hotel Flora ho avuto l’opportunità di degustare un Parafada ancora più esaltante e non oso pensare cosa sarà il mitico Vigna Rionda Riserva…), rubino con riflessi granati all’unghia, naso con attacco dolce, poi si distende su note di piccoli frutti, lampone, melagrana e sfumature di rosa, richiami alla grafite e al legno di liquirizia; al palato ha buona tessitura, tannino fine e calibrato, finale molto fruttato e godibile, fresco e lungo.
Eccellente risultato per Cascina Cucco, due vini azzeccati uno dei quali, il Cerrati, davvero notevole nel suo approccio olfattivo intrigante che parte con slancio offrendo un’enfatica florealità, poi profumi di lamponcino e ciliegia, una bocca piena, mentolata, ricca, grande massa espressiva, tannini forti ma perfettamente smussati, grande finezza e persistenza; di poco inferiore il Vigna Cucco, che si offre con qualche sbuffo alcolico ma con una bella sequenza che va dalla viola al lampone, dalla liquirizia al cuoio, per poi incedere sul palato con grande misura e stoffa, freschezza e un tannino che non tarderà ad ammorbidirsi.
Anche Luigi Pira colpisce nel segno con il suo Vigna Margheria, granato intenso, naso sottile ma molto bello, con note selvatiche, di frutti di bosco, spezie, tabacco, in bocca ha dolcezza, freschezza e struttura, eleganza, ricchezza e persistenza infinita.
Non straordinario ma degno di nota il Leon di Cascina Luisin, che se al naso parte con una volatile spiccata per poi assestarsi su note di ribes rosso, fragola e una speziatura in divenire, al palato ha qualche dolcezza di troppo che in parte nasconde una materia prima decisamente interessante.
Ineccepibile, come sempre, il Cà Mia di Brovia, un vino che a mio avviso riesce a trovare il connubio ottimale fra una spinta moderna e l’impronta del territorio, il colore è rubino intenso con unghia appena granata, al naso si sente leggermente il legno, poi arriva la ciliegia, il lampone, la rosa, note pietrose, in bocca ha ottima materia, tannino già setoso, freschezza e finale molto pulito con richiami di liquirizia.
Sono ormai alcuni anni che per me Palladino non è più una sorpresa, anche questa volta piazza due vini di altissimo rango, il Serralunga e il Vigna Broglio, il primo di stampo appena più tradizionale, dal colore granato medio di bella luminosità e profumi di liquirizia, ribes nero e prugna, timo, bocca intensa, con grande materia e una ricchezza espressiva tutta in divenire; il secondo è granato intenso con ricordi rubini, naso un po’ chiuso ma molto pulito, piccoli frutti, liquirizia, balsamico, erbe mediterranee, cuoio, cenni di goudron, molto buono in bocca, per certi aspetti più “facile”, succoso, vivo, ha stoffa e riporta nel finale deliziose note fruttate e di liquirizia.
Mi sorprende Rivetto con un Giulin mai così buono, naso con toni speziati, tabacco, noce moscata, ginepro, prugna, liquirizia, in bocca ha una bella forza espressiva, tanta materia, tannino forte ma non aggressivo, finale lungo, molto persistente e fruttato.
Niente male il Prapò di Mauro Sebaste, più o meno sui livelli del 1999, anche se al naso si deve ancora assestare, ma la spalla non gli manca, freschezza, tannino fine e una buona polpa fruttata lasciano intravedere un bel futuro.
Ottimo il Meriame di Paolo Manzone, forse il migliore di sempre, granato di media intensità, naso molto particolare, non ancora del tutto espresso ma con già con piacevoli note di ribes, fiori e spezie su uno sfondo minerale, in bocca è perfetto, tannino setoso, frutto pieno, sapidità, rotondità, lunghezza.
Il Vigna Cerretta di Cà Romè propone un naso leggermente maturo ma molto interessante, note floreali di viola e rosa, e fruttate di ciliegia e ribes in confettura con qualche accenno terziario, in bocca ha stoffa, il tannino è ancora un po’ duro ma c’è freschezza, corrispondenza e persistenza, molto buono.
Uno dei Barolo più sorprendenti e inattesi è il Vigna La Rosa di Fontanafredda, un vino che forse per la prima volta è riuscito a trovare quella personalità e quella piacevolezza che in altre annate non sono riuscito a percepire, naso molto elegante, c’è una dolcezza non sorniona, liquirizia che ritroviamo al gusto, intenso, fitto, tannino preciso, grande fascino, lungo, pieno, da bere. Meno sontuoso ma comunque interessante anche il Serralunga d’Alba, che ci regala una bellissima rosa, poi lampone, ciliegia, un tannino pulito, freschezza e una tensione che vuole tempo.
Ingresso di primordine con il San Rocco di Eredi Virginia Ferrero, un’azienda che ha alle spalle 150 anni di attività ma che, almeno a quanto ricordo, per la prima volta ha presentato un suo vino ad Alba Wines Exhibition; ha colore granato intenso, naso con note iodate e di lavanderia, quasi di borotalco, poi arriva il frutto, ciliegia in primis e un’iniziale speziatura, mentre in bocca è un po’ serrato, si sente che ha una materia di tutto rispetto ma è ancora nervoso, non male comunque.
Altra novità arriva da Guido Porro, con due vini straordinari, un Vigna Lazzairasco entusiasmante, granato di media intensità, naso appena tostato all’inizio, poi arrivano note minerali, grafite, ferro, rame, grande eleganza, in bocca ha una notevole forza espressiva, tannino finissimo, stoffa, eleganza, lunghezza, molto bello e godibile, persistente, largo, una vera sorpresa; ma non è da meno il Vigna S.Caterina, dallo stile più moderno e accattivante, con note di cacao, liquirizia, spezie fini, di bellissima sostanza e tannino eccellente, setoso, vellutato.
Molto bene il Baudana di Luigi Baudana, ampio, floreale, dal tannino fitto e nervoso, molto “Serralunga”, con un bel futuro davanti a sé per chi lo saprà aspettare.
Ettore Germano sfoggia un Cerretta esemplare, naso di ribes, ciliegia nera, liquirizia, cuoio, tabacco, spezie fini, con una bella pasta al palato, struttura aristocratica, legno ben integrato, tannino quasi perfetto e una lunga persistenza, mentre il Prapò è terroso, fruttato di prugna, poi tabacco e molta liquirizia che si ritrova con precisione al gusto, dove si mostra equilibrato ed elegante, solo meno “pieno” del Cerretta.
Altro bell’esemplare il Serralunga di Giovanni Rosso, dal bellissimo colore granato vivo con ricordi rubini, naso di caffè, liquirizia, toni fruttati di ribes, terroso, minerale, grande impatto al palato, fresco, quasi acidulo, tannino ancora ostile, ma la materia è molto buona e convincente.
Convincente l’Ornato di Pio Cesare, dai tratti dolci e note di cassis, ciliegia matura, liquirizia su un delicato manto floreale, in bocca è molto lineare, equilibrato e ben fuso nelle sue numerose sfaccettature.
Finale a sorpresa
Chiudiamo in bellezza con un Barolo che proviene da un’annata per molti difficile ma che, come ho già ricordato, non fa testo per Serralunga, risparmiata quasi in toto da quella tremenda grandinata del 3 settembre. Si tratta del Vigna Rionda Riserva 2002 di Massolino che, consapevoli delle straordinarie qualità di questo cru, non hanno esitato a produrlo (scelta felice anche per Roberto Conterno con il Monfortino), e la degustazione, sebbene effettuata alla fine di questa intensa mattinata, conferma una qualità elevatissima, un vino succoso, elegante, di grandissima misura, preciso ed equilibrato in ogni sua parte, davvero un bellissimo risultato.

Roberto Giuliani

Figlio di un musicista e una scrittrice, è rimasto da sempre legato a questi due mestieri pur avendoli traditi per trent’anni come programmatore informatico. Ma la sua vera natura non si è mai spenta del tutto, tanto che sin da ragazzo si è appassionato alla fotografia e venticinque anni fa è rimasto folgorato dal mondo del vino, si è diplomato sommelier e con Maurizio Taglioni ha fondato Lavinium, una delle prime riviste enogastronomiche del web, alla quale si dedica tutt’ora anima e corpo in qualità di direttore editoriale. Collabora anche con altre riviste web e ha contribuito in più occasioni alla stesura di libri e allo svolgimento di eventi enoici. Dal 2010 collabora all'evento Terre di Vite di Barbara Brandoli e dal 2011 fa parte del gruppo Garantito Igp.

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