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Pioggia d’oro giallo su di noi: l’urlo della Società Agricola Doria e l’olio di Alessandra Paolini


Alessandra PaoliniI miei nonni producevano olio. Mio padre produce olio, sono cresciuta con l’oro giallo sul pane e credo che la mia pelle profumi di questo. So che dietro ogni goccia, filo, c’è lavoro, sudore e rabbia, e mi infurio, quando un’azienda come quella della Società Agricola Doria che fa l’olio, quello buono, si ritrova sul filo di un tagliente rasoio interrogandosi sul futuro.
Parto all’alba da Roma con Alessandra Paolini, lascio la Salerno-Reggio Calabria un po’ frastornata, chiedendomi perché questo pezzo d’Italia debba pagare in visibilità uno scotto così alto anche nella viabilità. Imboccato lo svincolo per Sibari Firmo, mi ritrovo catapultata nella valle dei peschi. I carri raccolta aspettano la stagione della potatura, fermi immobili, non c’è tregua e sosta, la natura non ammette distrazioni anche nella fragile calma; l’occhio che accudisce la natura non può distrarsi neanche quando tutto tace.
Nel silenzio più assoluto di questi 500 km il mio occhio si imbatte in qualche pecora indisciplinata scappata al cane, o in mucche che pascolano in pieno campo, girandomi sulla destra posso osservare la vigoria e l’opulenza degli agrumi. Le clementine sono di qui, questa è la loro patria, la loro terra. Gli Ulivi, segnano i confini degli appezzamenti, sono i frangivento, che si interfacciano con le altre colture.
Il Pollino campeggia maestoso, ma l’odore del mare sembra di poterlo respirare. Svincolo a Doria e se fossi un regista farei un film su questo paesino, a dir bene non ha nulla del paese né della città, un angolo dimenticato in primo luogo da chi se n’è andato, ma anche da chi qui si lascia morire. Ci abiteranno in tre, forse in dieci, forse in trecento, la farmacia, la lavanderia, la macelleria, anche gli addobbi alle inferriate dei balconi, per strada i pochissimi esseri umani sono bardati di cappello e bastone. E gli altri dove sono? domando ad Alessandra, e lei mi risponde “I ragazzi che hanno lasciato la terra pur avendola qui, a portata di volontà, hanno preferito altre strade forse anche nessun’altra, ma la terra no“.

tronco di Nocellara EtneaMi trovo di fronte al cancello verde dell’azienda, una realtà che, invece, da più di un secolo è rimasta nonostante tutto a rispondere alla chiamata della terra. Appena entro sulla destra il primo uliveto, Alessandra mi dice “Qui c’è la Nocellara Messinese“, poi ne vedrò altri e ognuno ha una storia, un racconto, ognuno produce il suo olio, un olio che, anche nelle annate di scarica, nelle annate magre, in quelle dove l’alternanza che comunque stanno tentando di mitigare con delle tecniche di potatura, anche in quegli anni, viene raccolto separatamente dagli altri con tutto quello che ciò comporta, perché si raccoglie quando è il suo tempo, quando è il suo momento. Già dai primi di settembre si inizia a osservare quale sarà la volontà di quest’anno e appena l’invaiatura è pronta, appena il grado è quello giusto si scende in campo e si raccoglie, perché l’olio deve essere così, oppure non deve essere, perché se qualcosa si fa si deve fare buona, o si deve fare tutto il possibile per farla buona.
Dalla pesca alla nettarina, alla clementina, all’olio. Mi racconta proprio lei, Alessandra, lei che si vive ogni giorno, ogni attimo di quest’azienda, che nasce con vocazione cereagricola e poi, negli anni settanta, si trasforma con i frutteti e,infine, negli ultimi anni prospetta un’altra svolta: l’olio extravergine di alta qualità che si affianca alla produzione frutticola.

Monocultivar CaroleaQuesta azienda in una sera d’inverno con la sana malinconia di chiudere un’era, ha dovuto sacrificare il vigneto con l’uva più buona. Il terreno era in pendenza, lì doveva nascere qualcosa di duraturo, di eterno, di buono: gli ulivi, quella fu la visione che portò ad altre scelte. Così dagli uliveti che già c’erano in azienda, alcuni anche da più di 50 anni, iniziò la strada che porta a questi oli. Ho più volte chiesto ad Alessandra Paolini perché la scelta dei monocultivar e la risposta chiara e franca è sempre stata “I monocultivar, perché ogni olio ha un carattere ed è giusto che possa esprimerlo, quasi si potrebbe dire un volto, un viso a sentirli raccontare, ma questo carattere poi lo spiegano anche loro, all’assaggio“.
La Doria ha puntato sulle varietà autoctone, e la scelta è stata premiata, con il massimo riconoscimento delle tre olive sulla guida Slowfood per la Grossa di Cassano, con le note equilibrate ci regala un carattere direi a tutto tondo, e poi il Cipressino dall’amaro spiccato, la Carolea con questa mandorla fresca che lascia un palato pulito, nonostante il corpo pieno e rotondo di un olio del Sud; l’Etnea che quest’anno spicca in piccante, quel piccante voluto e Carolea e Cipressinocercato con una raccolta che a scapito della resa cogliesse i frutti ancora quasi tutti verdi, con la carica di polifenoli che si portano; Sud è il blend che racchiude le varietà del sud Coratina, Tondina, Nocellara del Belice.
La notte prematura di metà dicembre, porta con sé i profumi della terra che salgono, si presentano aspri, pungenti, l’umidità li rende ancora più penetranti, insieme a loro salgono le riflessioni, la rabbia. So quanto lavoro, quanto sacrificio, che corre parallelo con la voglia di espandersi, di crescere e di diramarsi. Ogni giorno chi lavora in quest’azienda si sveglia con l’eterno conflitto di desistere o andare avanti, e pensa alla codardia di chi su questo lavoro ancora specula.
Mi domando perché voler fare un olio e volerlo fare buono, eccellente, al massimo? Perché la mattina far partire i motori con l’aria gelida e i rischi che gelano ancor più di quest’aria e gli inganni di un mercato che sta dietro al sottocosto, dove neppure il costo di un decente imbottigliamento può venire coperto, figuriamoci di quello che c’è dentro? Perché?
L’odore di camino è entrato nell’aria, mi volto e con Alessandra mi dirigo verso la macchina, guardo gli ulivi ed è come un abbraccio, ci guardiamo e lei mi dice… come una promessa tacita e nascosta, ma forse per questo ancora più sacra: “Fin quando si farà lo si farà al meglio!

Società Agricola Doria S.r.l.
Contrada Mandria di Nola
87011 Doria (CS) – Italia
Telefono: 345 6703580
Email: olio@agricoladoriasrl.it
Sito web: www.agricoladoriasrl.it

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