I racconti di Alda: La bottiglia
Qualcuno forse ricorderà questa rubrica dedicata a mia madre che avevo aperto sul vecchio blog. Su sua espressa richiesta, ho deciso di reinserire “I racconti di Alda” anche qui, riproponendovi prima quelli già pubblicati, per poi proseguire con nuove storie, dove il vino e il cibo rappresentano un “condimento”. Spero che le gradirete. Intanto qui la presentazione di Alda Gasparini, a cui segue il primo racconto.
Mamma è una scrittrice. Da giovane suonava il pianoforte, ma poi, per una serie di vicissitudini lo ha abbandonato. Non ha mai smesso di scrivere, invece. Racconti, romanzi, spesso malinconici, a volte disperati, ma sempre velati da una certa autoironia. Purtroppo non è mai riuscita a veder pubblicato un suo libro, nessun editore è disposto a investire su una persona sconosciuta. Ci vuole almeno un grosso nome che ti presenti, che firmi la prefazione al tuo libro. Mia madre ci ha provato, molte volte. Dopo numerosi tentativi andati a vuoto, sembrava che, finalmente, avesse trovato la disponibilità di Elsa Morante, che aveva apprezzato molto i suoi scritti. Sfortuna volle che, dopo poco, la Morante lasciò il mondo terreno. Da allora più nulla.
Mamma ha continuato a fare quello che è stato il suo lavoro di sempre: scrivere racconti per le riviste, prevalentemente femminili. Ma anche in questo caso, con sempre maggiore difficoltà. Sono ormai pochissime le case editrici che ritengono interessante pubblicare racconti sulle pagine delle proprie riviste. Eppure Alda, mia madre, ha sempre avuto molte ammiratrici, lettrici affezionate che intrattengono una fitta corrispondenza con lei, a riprova della qualità dei suoi scritti. Oggi ha 86 anni, e già da tempo ha rinunciato ai suoi sogni. Per questo ho deciso di dedicarle uno spazio qui, tutto per lei. I suoi racconti sono inediti e, per rimanere in tema con il blog, “sfioreranno” sempre l’argomento vino, ma solo con una leggera pennellata, come contorno e a volte spunto per le storie narrate. Racconti brevi, concepiti proprio per chi è abituato a navigare su internet.
La bottiglia
Guardo la tavola apparecchiata e ne sono orgogliosa, così come sono orgogliosa della mia immagine riflessa nello specchio. Nico rimarrà incantato, ne sono certa. Quando entrerà qui, nella mia casa e si siederà alla mia tavola qualcosa accadrà sicuramente.
Sono stanca di questo nostro rapporto senza sbocchi, senza un impegno serio. Non è semplice amicizia la nostra, io lo amo e anche lui mi ama, ne sono sicura. E’ stato come leggere in un libro di quiz. Ho imparato a interpretare ogni sguardo, ogni sorriso, ogni silenzio di Nico, ogni sua carezza e so per certo che ha solo bisogno di un po’ di incoraggiamento. Spesso al destino serve una piccola spinta.
Ho acceso lo stereo, fuori c’è il rumore del mondo, qui soltanto la musica di Jarrett, il battito veloce del mio cuore… e ora il suono del campanello. Apro la porta, Nico mi abbraccia e io lo conduco per mano alla tavola.
E’ la prima volta che viene a cena da me, è tutto perfetto, le candele, le porcellane, i bicchieri a coppa, io…tutto pronto per una serata speciale, per un impegno speciale. Guardo Nico. Sembra turbato, sto per invitarlo a sedersi ed ecco che mi rendo conto di aver dimenticato un dettaglio essenziale: sono astemia e così non ho pensato al vino. Come ho potuto?
“Hai fatto le cose in grande” dice lui con una strana voce.
Scuoto la testa mortificata “Mi dispiace Nico, ho dimenticato il vino.”
Lui guarda la tavola, guarda me, poi sorride.
“Non preoccuparti, faccio un salto io a comprare una bottiglia. Torno subito.”
Se ne va e io approfitto per andare in cucina a prendere il primo piatto. Un’opera d’arte degna di un grande chef. C’è un’enoteca proprio all’angolo della strada, Nico tornerà tra pochi minuti con la bottiglia e intanto non posso fare a meno di pensare che se io ho dimenticato il vino, lui ha dimenticato i fiori. E’ venuto da me a mani vuote. Dettagli.
Mi siedo e comincio ad aspettare. Dieci minuti, un quarto d’ora, mezz’ora.
Non può esserci così tanta gente all’enoteca. Quaranta minuti. Nico non torna e non tornerà.
La bottiglia è stata la sua occasione di fuga.
Comincio a mangiare.
Adesso anche la musica si è fermata, non sprecherò questa cena.
Uomini, penso. E il primo boccone che mando giù non mi sembra buono come avevo immaginato. Se almeno non fossi stata astemia…

