Barolo 2002: un’annata di tutto rispetto
Come ho già espresso in altre occasioni, i giudizi sulle annate vanno presi solo indicativamente, mai troppo sul serio e generalizzati. È vero che, in linea di massima, se una stagione è risultata negativa un po’ ovunque, difficilmente si potranno avere zone addirittura eccelse (eppure, proprio per il 2002, possiamo dire che in Valtellina è stata una vendemmia eccezionale), ma ogni terroir ha il suo microclima, diversa composizione del terreno che potrebbe drenare meglio l’acqua in eccesso, o potrebbe avere la fortuna per un gioco di correnti di non subire una grandinata (che in Langa è fenomeno frequente), o ancora una migliore esposizione ai raggi solari. Insomma, attenzione a troppo facili sentenze che finiscono con il penalizzare l’intera filiera produttiva in modo ingiustificato e poco corretto nei confronti di chi ha lavorato sodo, selezionando i grappoli più integri e maturi, ottenendo una produzione di bottiglie certamente inferiore ma di qualità onesta.
Tutto questo per chiarirvi subito che i Barolo 2002 presentati il 10 maggio ad Alba Wines Exhibition 2006, nel consueto Palazzo Mostre e Congressi, in degustazione coperta ad oltre 50 giornalisti nazionali ed esteri, sono più che meritevoli di attenzione, grazie alle loro caratteristiche di equilibrio e tipicità, di serbevolezza e rimarchevole capacità espressiva, sia dal punto di vista olfattivo che gustativo. Qualche assaggio effettuato l’anno passato di campioni prelevati dalla botte, quindi ancora in affinamento, mi aveva fatto già una buona impressione e ben sperare per il futuro.
Certamente il Barolo 2002 è un vino da bere, da godersi ora e nei prossimi 2-4 anni, ma non è forse ciò di cui abbiamo proprio bisogno quando acquistiamo una bottiglia di vino? Ha senso comprare solo vini che possono essere apprezzati al meglio solo dopo numerosi anni di evoluzione in cantina? È, invece, auspicabile che possano intervallarsi annate importanti, dove il Barolo chiede tempo per polimerizzare i tannini del nebbiolo e trovare il giusto equilibrio di una massa importante, ricca di estratti ed alcol, ad annate più modeste, che danno vita a prodotti più pronti e bevibili, meno potenti ma proprio per questo più gradevoli e anche abbinabili.
È questa l’ottica in cui va visto il Barolo 2002, un vino qualitativamente più che valido, ad un prezzo mediamente più basso, con caratteristiche di tipicità che ne fanno il maggior pregio, grazie forse anche ad una diversa attenzione da parte di alcuni produttori che hanno evitato di cercare di “correggere” i limiti dell’annata in cantina con interventi che ne avrebbero falsato le caratteristiche, a scapito anche dell’equilibrio e della buona gamma cromatica.
Va detto che il numero di Barolo presentati, 48, la dice lunga sulle difficoltà e le rinunce obbligate di molti produttori: un vino che rappresenta l’apice della qualità in Italia non può essere presentato al mondo a cuor leggero, quando l’annata è comunque al di sotto delle aspettative. È in queste annate che subentra l’esperienza e la diversa filosofia aziendale, che possono indurre a scegliere di declassare il vino a più consona Doc Langhe o ritenere di avere in mano un buon prodotto, accettando le difficoltà di vendita in un mercato troppo facilmente condizionato da giudizi affrettati e spesso non veritieri. Le possibilità decisionali di questa o quell’azienda dipendono da numerosi fattori; i più avvantaggiati sono coloro che dispongono di più appezzamenti a Barolo, che possono scegliere, sulla base dei risultati in vigna, di uscire con un unico Barolo base, ottenuto con le uve migliori dei diversi appezzamenti, al fine di proporre un buon prodotto e in quantità sufficienti (ricordo che il disciplinare prevede la possibilità di aggiungere a scopo migliorativo, Barolo più giovane ad identico Barolo più vecchio o viceversa nella misura massima del 15%).
Passando agli assaggi effettuati il 10 maggio, posso dire che i vini che hanno meritato attenzione sono numerosi, più di quanto potessi aspettarmi; fra questi desidero citare un sorprendente Barolo Serralunga di Michele Reverdito, un’azienda in continua crescita che ha già fatto parlare di sé con gli altri due cru Moncucco (questa volta meno convincente, troppa materia e poco equilibrio) e Bricco Cogni: un Serralunga di grande eleganza e finezza al naso, intenso e profondo al palato, da non perdere. Altri due grandissimi Barolo 2002 sono il Costa di Bussia della Tenuta Arnulfo e il Monvigliero del Castello di Verduno, il primo caratterizzato da belle sfumature di tabacco e terra arricchite da un frutto ben dosato e senza eccessi di maturazione, l’altro molto ben fatto al gusto, profondo e di lunga persistenza. Ma di vini che vale la pena catturare in enoteca o abbinare in una piacevole cena al ristorante ce ne sono davvero parecchi: il Barolo base di Cordero di Montezemolo, il Vigna del Mandorlo dei Fratelli Giacosa, il Margheria di Massolino-Vigna Rionda, il Vigna San Biagio di Luigino Grimaldi, il Gabutti Bussia di Oreste Stroppiana, l’Arione di Gigi Rosso, i Barolo base di Conterno Fantino, Lo Zoccolaio e Azelia, il Le Cinque Vigne di Damilano e il Montanello della tenuta omonima. Ma meritano attenzione ancora l’Albe di Aldo Vajra (il cui pregio maggiore è nell’interessante ventaglio olfattivo, che richiama note di menta, erbe secche e venature speziate, mentre in bocca si mostra scomposto, piuttosto magro ma senz’altro corretto e in linea con l’annata), il Terlo Ravera di Marziano ed Enrico Abbona, i Serralunga di Giovanni Rosso e Paolo Manzone, il Corsini di Podere Ruggeri Corsini, i Barolo base di Elio Grasso e dei Fratelli Alessandria, il Patres di Cantine San Silvestro (che al naso peccava di un po’ di volatile ma recuperava bene al gusto) e il Vigna San Giacomo di Oreste Stroppiana (un po’ selvatico al naso, ma con bocca di buona tessitura, con richiami alla liquirizia nel finale). Insomma un’annata che vale la pena conoscere, approfittando di prezzi più contenuti dei vini e puntando ad assaporarli già ora senza che per questo ne venga sminuito il valore. Desidero ancora una volta sottolineare la perfetta riuscita della manifestazione che si è svolta dall’8 all’11 maggio grazie all’Unione Produttori Vini Albesi, al prezioso supporto organizzativo dell’agenzia Wellcom e all’impeccabile attenzione dei Sommelier AIS del Piemonte.
Roberto Giuliani


