Quarantesima Vendemmia: un vino (e due verticali) per festeggiare Fausto Maculan

Incontro Fausto Maculan in una calda serata di maggio, nella sua cantina di Breganze: le figlie Angela e Maria Vittoria hanno chiamato a raccolta un bel gruppo di amici per presentare il nuovo vino aziendale, pensato in una veste particolarmente preziosa, per celebrare il traguardo delle quaranta vendemmie del padre.
Quarantesima Vendemmia è appunto il nome d questo vino che ha una “tiratura limitata” di 300 magnum ed è una selezione del Breganze Cabernet Sauvignon prodotto nel 2013 dal Branza, un magnifico vigneto collinare a terrazze, ultima acquisizione aziendale.
“Quarant’anni sono una vita”, dice Fausto Maculan, mentre inizia a raccontarsi e ci versano il vino nel bicchiere. Lo sguardo si sofferma sull’etichetta minimalista, con il quaranta vergato in numeri romani, una creazione dall’artista vicentino Pino Guzzonato, realizzata su carta ricavata dalla fibra dei raspi dell’uva.
Ha profumi e sapori di frutta scura e matura – prugna e ribes – con quello spessore fatto di eleganza e potenza che caratterizza da sempre i vini di Fausto. Vuole però ancora tempo, questo vino, e ci pare che scorra sul palato con l’esuberanza giovanile del Fausto degli inizi, come lui li racconta: di quando a tredici anni già faceva visita con l’autista ai clienti della cantina paterna, rivelando una spiccata attitudine commerciale, o di quando ottenne il diploma di enologia a Conegliano ed entrò poi definitivamente in azienda, “firmando” la prima vendemmia del 1974.
S’è festeggiato, quindi, un protagonista assoluto della rinascita del vino italiano, un uomo dal carattere esuberante e appassionato che ha diffuso nel mondo i vini di Breganze, portando agli onori della critica internazionale la preziosa e storica gemma enologica di quel territorio: il Torcolato. Il regalo di compleanno, se così si può dire, l’ha fatto Fausto a noi: una verticale storica del Fratta e del Torcolato, vini simbolo dell’azienda. Da un decennio, le figlie Angela e Maria Vittoria la conducono al suo fianco, con la stessa passione e competenza.
Il futuro dell’azienda Maculan è dunque in rosa! Tanti auguri Fausto, e grazie.

Fratta (annate 2015 – 2005 – 1998 – 1985)
Questo taglio bordolese, etichetta storica dell’azienda, è ottenuto con il cabernet sauvignon del vigneto Ferrata e con il merlot del vigneto Villa Elettra, entrambi a bassa produzione. Dopo la raccolta manuale, le uve sono ulteriormente selezionate; la fermentazione avviene in acciaio con una macerazione di otto giorni e frequenti follature. L’affinamento avviene in barriques di rovere francese per l’80% nuove e per il 20% di secondo passaggio.
Il Fratta 2015 è presentato “en primeur”, dunque è giovanissimo, ma mostra già un bell’andare, su note speziate e piuttosto morbide, verso un buon equilibrio.
Il vertice del podio di questa verticale va senza dubbio al meraviglioso Fratta 1998, dal profondo colore granato con lievi riflessi aranciati, che conquista subito con quello che io chiamo il sentore di “acciughina”, quel quid che rivela ancora una bella gioventù nel vino rosso con diversi anni alle spalle; basta attendere un attimo e il vino esplode in spezie, ricordi di petali essiccati, cuoio, con una prugna scura in sottofondo. Stupendo il ritmo del sorso, che scorre, ampio, succoso, ancora molto slanciato.
Il Fratta 2005 è più corposo e potente nelle note intense di gellée di prugna e rivela tannini vivaci e un bel finale sapido.
Note gusto-olfattive scurissime per il Fratta 1985: liquerizia, foglie di the, buccia di peperone grigliato. Indubbiamente un vino molto evoluto che però mantiene ancora slancio ed eleganza soprattutto nella beva.

Torcolato (annate 2000 – 1995 – 1983 – 1978)
Si può ben dire che Fausto Maculan, grazie al suo incondizionato amore per l’uva vespaiola e la sua espressione più nobile e antica, un vino passito che coniuga la dolcezza a una spiccata acidità, sia a buon titolo considerato – con tutti gli onori e gli oneri – l’ambasciatore del Torcolato di Breganze nel mondo.
I grappoli di vespaiola, provenienti dai vigneti delle colline breganzesi e opportunamente selezionati, sono posti ad appassire per quattro mesi in fruttaio; il vino che ne risulta matura per un anno in barrique di rovere francese (solamente per un terzo nuove) e per qualche tempo in bottiglia. Il risultato bene l’ha descritto Luigi Veronelli, che definiva il Torcolato “un dolce non dolce” con i suoi 150 grammi di zucchero (in media) per litro.
Il Torcolato 2000, il primo servito, è semplicemente meraviglioso. Il naso è intensissimo e complesso: albicocca essiccata, dattero, nocciole e in sottofondo un accenno di botrite che lo rende affascinante. La bocca è conseguente: avvolgente e profonda, finisce lunghissima e fresca, così buona che non puoi lasciare nemmeno una goccia nel bicchiere.
Mi è piaciuto molto anche il Torcolato 1978 che mostra ancora buona freschezza ed eleganza, con gradevoli accenni ossidativi e asciutti che ricordano un Pedro Ximénez.
Più caldo e dolce il Torcolato 1995 con note mielate e di caramello e, purtroppo, disturbato da problemi di tappo, il Torcolato 1983, che tuttavia, al terzo tentativo ha mostrato buona finezza nell’attacco di bocca.




