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Torno in Valpolicella, e stavolta, come per quel primo incarico per Lavinium, mi fermo prima di Verona, nella zona orientale. A Caldiero, infatti, si innesta sulla Regionale 11 la strada che porta a Colognola. Si sale sulla “piana”, fiancheggiando il Progno d’Illasi che la solca, passando a fianco delle vigne Lodoletta, Garbole, e tenendosi ad est (alla destra) solo la Val Tramigna, l’ultima: di là, solo Garganega; di qua… Ma è una piana strana: per niente pianeggiante e a Tregnago ci si trova alti e ai piedi dei primi colli, dove sui sassi si mescolano i filari di Corvina e di Garganega. A Villa De Winckels da qualche anno si svolge una particolare presentazione. E la villa è tipicamente veronese, molto diversa nella filosofia dalle vicentine e padovane a firma del Palladio (o di altri che ne presero ispirazione). E anche il vino lo è: diverso da molti altri e però ambasciatore indiscusso di quelle terre. Superfluo dire che si tratta di Amarone. Viene prima dell’Anteprima, e in un certo senso anche in alternativa. Le cose all’Anteprima sono cambiate, i produttori ora possono portare anche qualche bottiglia meno giovane (e più assestata) senza dover per forza vedere il proprio vino prelevato da botte, scontrarsi con chi lo sta vendendo da qualche mese. Però rimangono fuori dal Palazzo della Gran Guardia molti nomi noti, e poterli ritrovare qui a Tregnago, magari con qualche bottiglia in più, non è da poco. Quest’anno era anche previsto un viaggio all’indietro di alcuni anni con una degustazione guidata di Amarone, dal 2003 in giù. E poi Vicard con le sue barrique, per una dimostrazione purtroppo rovinata dalla pioggia. E i sapori della Lessinia, per accompagnare vini decisamente impegnativi da assaggiare: e veramente il servizio di ristorazione ha lavorato instancabile e preciso al buffet nel cortile.
Passiamo ai vini che mi sono piaciuti di più. Non necessariamente i migliori – non ho assaggiato tutti i presenti, oltre sessanta con in media due vini ciascuno – e perdersi a parlare con i produttori davanti alle loro bottiglie non è la maniera migliore per assaggiare tutto. Ma di sicuro lo è per conoscere intimamente una zona. Non ho notato nessuno che presentasse la 2010, strano dettaglio.
Antolini presenta due vini didattici per capire come i terroir della zona classica influiscano sui vini. Moropio 2009. Apre su profumi di ciliegia ed erbe, profondo e potente, ancora irruento in bocca, ma promettente. Vecchie vigne di Corvina, Corvinone, Rondinella e in piccola percentuale anche Molinara, su terreno argilloso e tufaceo a Marano. Ca’ Coato 2009. Ricordi di prugna, dolce e gentile, anche in bocca, dove i tannini sono più fini. Chiude su un ricordo di caramello e spezia. Terreno più argilloso-calcareo, dove crescono vigne che stanno per compiere 13 anni, a Negrar, quindi una vallata più a est.
Fasoli Gino, uno dei primi ed ora più grandi biologici della zona, e ancora due diversi terreni. Corte del Pozzo 2008, dai vigneti di Sant’Ambrogio, uno dei comuni più occidentali. I profumi sono di frutto, fresco e maturo, delicato. Scappa un po’ l’alcol, ma si ricompone su sentori balsamici e di confettura. In bocca conferma la gentilezza, e la morbidezza dei tannini. Alteo 2008. Appare subito più complesso, e forse classico: ciliegia, su sfondo balsamico e speziato. In bocca rivela già una buona maturità, e lascia una lunga sensazione calda. Un anno di botte in più, il terreno di Marano e niente altro.
Fattoria Garbole ci fa andare fuori dalla classica, in zona orientale. Amarone 2007. Annata calda in zona potente. Al naso soffre di una leggera riduzione, che con un po’ di calore e di ossigeno lascia spazio a profumi balsamici, di legno e cardamomo. In bocca si rivela un po’ immaturo, con i tannini un po’ ruvidi che si avvertono nel vino denso e consistente. Emergono sentori di frutta secca, prugna, mescolati al legno. Piacevole la sensazione di calore finale. Ancora un po’ di pazienza per integrare tanta materia e il legno, e lo vedremo combattere.
Le Guaite, una piccola realtà in quel di Mezzane, giusto una valle più in là. Amarone 2006. Apre su toni floreali ed erbacei, di calicanto, dolce e “aromatico”. In bocca è pieno, equilibrato, fresco e maturo, con un finale di fiori e frutti rossi. Vira su profumi più balsamici, leggiadri, e complessi di frutto passito. I terreni sono una mescolanza di calcare e basalto. Bel vino!
Terre di Leone, un salto in zona classica dove Barbara mi parla della presenza anche qui di vulcani, e mi indica un itinerario attraverso gli stessi suoi sottosuoli (e un salto anche nell’ordine alfabetico). Amarone 2008. Balsamico, frutta passita: prugne e uva, come in un fruttaio d’inverno. Vino setoso, fine e profondo, con un ricordo di fieno e campagna, sul finale. Suoli su tufo giallo, dove la valle di Fumane si stringe e costringe a salire verso Marano.
Roccolo Grassi, per ritornare sui terreni della valle di Mezzane, però diversi da quelli già incontrati. Amarone Basaltico 2008. Erba erba erba. Poi si approfondisce: terra… Sale una speziatura fine, poi balsamicità variegata. In bocca è setoso, tannini fini vivacizzati dall’acidità. Suolo vulcanico, e un pizzico di croatina.
Ernesto Ruffo, piccola verticale per un piccolo artigiano, lungo il viaggio fra le vigne del promontorio di San Briccio di Lavagno scende e si allunga verso la pianura. Amarone Basaltico 2006. Vaniglia e frutto maturo. Cupo: a tratti emerge la frutta passa, morbida. Terra e fiori. Bocca suadente, tannini setosi. Amarone Basaltico 2005. Ritorna una sensazione marina – salina – appena avvertita, prima. Ma scappa, diventa fumoso, poi prugna secca, e ancora si sposta su sentori balsamici e fruttati. In bocca è consistente nel ricordo di frutta; è vibrante e dinamico, vivo. Amarone Basaltico 2002. Fumoso ed erbaceo: sembra di stare nel vigneto dopo le prime gocce di pioggia sulla terra calda. Terroso, profondo. La bocca è elegante e “perfetta”, con un finale teso e lungo.
Rubinelli Vajol, su suoli tufacei in zona classica. Amarone 2009 (magnum). Ruggine pioggia grafite legno e liquirizia: l’impatto è fresco, nonostante le note siano “scure”. Bocca dolce, consistente con finale asciutto ed elegante. Emerge la frutta, dolce: ciliegia. Amarone 2008 (magnum). Erbe aromatiche, maggiorana, frutta candita e legno. Stavolta l’impatto è più colorato. In bocca l’atteggiamento è simile al 2009, solo un po’ più ruvido, granuloso. Chiude su un ricordo di carne. Amarone 2007. Frutta sotto spirito, macerata, prugna dolce. In bocca è molto classico, nell’espressione fruttata: dolce e “aromatica”, con un ricordo di carruba. Tannino sottile e buona acidità gli danno una buona beva.
Zymé, sempre nello stesso comune, sempre un grande esemplare. Amarone 2007. Balsamico e profondo, un respiro ampio in cui l’alcol porta legno, profumi di erba e prugna. Tannini intensi e fini, un vino teso e vibrante nella sua austerità. Mi fermo. Fuori piove, ora intensamente. Quando piove la Valpolicella ha un fascino fortissimo: non nel paesaggio, ma nei profumi. Mi rimetto sulla strada per casa.
Amor piangeva, et io con lui talvolta, dal qual miei passi non fur mai lontani, mirando per gli effecti acerbi et strani l’anima vostra dei suoi nodi sciolta. […]
Et se tornando a l’amorosa vita, per farvi al bel desio volger le spalle, trovaste per la via fossati o poggi,
fu per mostrar quanto è spinoso calle, et quanto alpestra et dura la salita, onde al vero valor conven ch’uom poggi. Francesco Petrarca, Canzoniere.
Sceso in pianura, smette di piovere, e sparisce di colpo anche lei. Parte invece Phase Dance. Ti saluto, mentre mi infilo tra le luci della pianura: ho viaggiato un po’ per scoprire i tuoi angoli più nascosti, Fanciulla dagli occhi scuri, color Corvina, e dalle scarpe rosse, come le sarése di fine primavera, come la terra e la roccia sulla tua pelle.
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