Sicilia Nero d’Avola – Syrah 2013 Di Bella: sorprendente oltre ogni previsione

Chi mi conosce o quantomeno legge i miei scritti, sa che non di rado mi diverto a stappare vini che ho abbandonato in qualche angolo della casa, sottoponendoli a ingiuste sofferenze e disagi, come è accaduto in questo caso, tra rumori di pentolame, odori di cucinato, temperature che d’estate superano spesso i 30 gradi.
Cattiveria? No, semplicemente ho più vini di quanti ne posso mettere in cantina, così capita mio malgrado di dovere adattare alla meglio le bottiglie rimaste fuori, coricate in appositi scaffali, ma senza controllo degli elementi esterni. Da qui la curiosità di vedere cosa possa essergli accaduto dopo svariati anni, in questo caso nove, quasi dieci.
Ricordo molto bene di avere recensito nel 2018 il Nero d’Avola – Syrah 2013, Doc Sicilia, della famiglia Di Bella, quindi non appena messo in commercio ma già con qualche anno sulle spalle. Tenendo conto del fatto che era stato vinificato e maturato solo in acciaio, non era scontato che potesse dare qualche cenno di cedimento o stanchezza. Appurai con piacere che così non era.

Ma ora? Nel 2024? possiamo dire la stessa cosa? Non ci sarebbe nulla di male se avesse perso brio, visto come l’ho conservato… invece ha fugato totalmente qualsiasi mio dubbio. Intanto il colore: nel 2018 era rubino intenso con unghia granata, ora quel granato ha preso appena un maggiore spazio, ma il rubino è ancora lì a testimoniare che va tutto bene.
Al naso sembra avere raggiunto un perfetto equilibrio, mantenendo più o meno le stesse qualità espressive di allora: mora, mirtillo, pepe, ribes nero, liquirizia, ma con una maggiore fusione della parte speziata e una componente di sottobosco più fitta, senza però cedimenti verso il terziario avanzato, evoluto. In pratica un bouquet maturo e armonioso ma ancora perfettamente integro.
La prova del nove, al palato, è davvero superlativa, ha mantenuto una viva freschezza, elasticità, slancio, restituendo un gioco di sapori pieno e persistente, senza alcun cenno di stanchezza; una bevibilità quasi trascinante, gustosissima, che invita al buon cibo. Vino sanguigno, fortemente isolano, per nulla accondiscendente ma di carattere. Un bel segnale, che dimostra quanto i vini di questa azienda di San Giuseppe Jato (PA), abbiano le carte per sorprendere e garantire una indubbia qualità, sia tecnica che espressiva.
Mi fa piacere rilevare che le mie impressioni nel 2018 erano giuste: “il tannino ha la sua importanza e con l’acidità evidenzia che questo vino ha potenzialità di vita ben oltre quanto si potrebbe immaginare”.
Non oso pensare quanto giovane lo avrei trovato se fosse stato conservato in cantina…
Roberto Giuliani




