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Non è necessario essere appassionati di cucina per acquistare questo libretto, delle dimensioni di un opuscolo. Con un titolo del genere…e un sottotitolo ancora più accattivante si intuisce che il contenuto non si può limitare alla descrizione pura e semplice di alcune ricette caratteristiche. Sessanta paginette piene di fantasia e scritte con mano spontanea, semplice, ma che rivela una grande capacità comunicativa e una delicata, quanto incisiva, ironia. Tutto in questo diario-ricettario, ti coinvolge ed emoziona, a partire dai brevi pensieri che i due autori, Antonio Bufi e Luca Moretti, dedicano ai propri cari: “A mio padre, cui non ho mai saputo dedicare nulla di buono. A Raffaella, peché nella sua cucina mi ha riportato in vita” e “A mia madre, perché mi ha insegnato a fare l’amore con il sapore. A mio padre, che ha avuto la pazienza di crescere un figlio come me”. Ed è bellissimo anche l’incoraggiamento a riprodurre, diffondere e pubblicare parti del libro, per “promuovere la libera circolazione delle opere creative per restituire a tutti ciò che a tutti appartiene”.
L’orata spudorata ci riaccosta alla cucina con amore e gli autori ci descrivono le ricette e le loro preparazioni cogliendo il pretesto per raccontarci episodi di vita, evocare ricordi, passioni, colori e sapori del passato e del presente. E così ci raccontano che per preparare la Carbonara “facevamo sudare lentamente il guanciale in padella, in modo da renderlo saporito, croccante e allo stesso tempo scioglievole, quindi saltavamo gli spaghetti che successivamente andavano a finire nello zabaione preparato in una bastardella con il pecorino e una bella manciata di pepe nero pestato”. E l’uovo, si rapprendeva lontano dal fuoco, con il calore degli spaghetti. Dopo averli fatti riposare un attimo, gli spaghetti venivano arrotolati con un forchettone in modo da formare una torretta che rimaneva perfettamente in piedi, complice l’effetto collante dell’uovo unito al pecorino e all’amido della pasta. La decorazione era fatta, infine, con un rettangolo di carta da forno accartocciato, risteso e inumidito, poi passato velocemente sulla piastra per ottenere un effetto marmoreo, e il guscio dell’uovo sterilizzato nell’acqua bollente dentro il quale veniva messo un po’ dello zabaione utilizzato per gli spaghetti. Ecco, la preparazione di un piatto della tradizione, così raccontanta, assume un aspetto del tutto particolare, coinvolgendo il lettore che, senza volerlo, intravede la portata fumante, e non sarebbe strano se ne sentisse anche il profumo e lo stimolo ad assaggiarla!
L’orata spudorata di Luca Moretti e Antonio Bufi Coniglio Editore Pag. 64 Euro 5,00
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