Statistiche web
Notizie e attualitaStorie di cantine, uomini e luoghi

Corrado Bottai e la lezione del Rosso di Spicca

Corrado Bottai - Tenuta Le VeletteDiciamocelo, 110 ettari di vigneto non sono facili da gestire. Corrado Bottai è persona schietta e onesta, quando ti racconta la filosofia aziendale non usa giri di parole, mette in chiaro i punti deboli come i vantaggi di un’azienda come Le Velette, il cui nome deriva dal toponimo identificato a valle, a poche centinaia di metri dalla tenuta.
Vigne, olivi, cedri del Libano, pini austriaci e marittimi, un giardino, la casa padronale, la vecchia cantina interrata dalla temperatura naturalmente perfetta, il Ganimede, la pigiadiraspatrice, la zona di imbottigliamento ed etichettatura, il magazzino, una manodopera composta da 15 persone fisse più altre 15 che lavorano 9 mesi l’anno e in vendemmia molte altre.
Uno dei vantaggi di disporre di 110 ettari vitati è quello di poterne usare una piccola parte per la sperimentazione di nuovi cloni e varietà. La collina di origine vulcanica su cui è situata la tenuta si trova ad est della rupe di Orvieto, il Duomo di Orvieto, perfettamente visibile da quella che era un tempo l’entrata principale, dista in linea d’aria poco più di un km. e il paesaggio intorno è davvero suggestivo, non si sente neanche il rumore dell’autostrada, nascosta dal fitto bosco che delimita la collina.
Con Carlo Macchi di Winesurf ascolto il racconto di Corrado, una storia millenaria che ha visto coinvolti nella zona Etruschi, Romani, monaci, nobili, nel 1857 la tenuta passò alla famiglia Felici, che ebbe il merito di far conoscere i vini prodotti, grazie anche ai numerosi premi e riconoscimenti ricevuti, già agli albori della neonata Italia.
Fu Marcello Bottai, agronomo e discendente della famiglia Felici, con la moglie Giulia ad effettuare la svolta verso un’enologia e una viticoltura moderne negli anni ’50, stabilendosi nella tenuta ed operando una progressiva ristrutturazione degli edifici e del terreno che la circonda. E furono proprio Marcello e Giulia a contribuire fortemente alla formazione di quello che poi divenne l’attuale consorzio di tutela dell’Orvieto.

Il Duomo di Orvieto visto dalla Tenuta Le Velette

Oggi è il figlio Corrado a portare avanti l’azienda, con intelligenza e determinazione – non è necessario che ci riveli le sue origini fiorentine, pur vivendo qui da molti anni l’accento è inconfondibile – “Abbiamo un vigneto con vecchie viti che hanno oltre 35 anni, ma è destinato a morire, perché si tratta di piante che non erano destinate alla produzione di qualità, oggi sono praticamente inservibili. Per le uve bianche la maggiore estensione vitata spetta al grechetto, poi abbiamo il trebbiano, un po’ di sauvignon, chardonnay e viognier. Ma nella vigna sperimentale stiamo testando altre uve interessanti come il vermentino. Abbiamo anche una parte di vigne in affitto” – ci racconta Corrado mentre percorriamo le stradine interne che separano i vari appezzamenti – “cosa molto utile anche per la gestione del personale, poiché in questo modo gli garantiamo di poter lavorare tutto l’anno. Così possiamo contare anche su malvasia, verdello, drupeggio, moscato, mentre per le uve rosse prevale il sangiovese, il cabernet sauvignon e il canaiolo.”

La casa padronale

Corrado ci spiega la filosofia aziendale: “Abbiamo progressivamente impostato i vigneti secondo l’obiettivo finale, i sistemi di allevamento sono determinanti per il livello qualitativo e quantitativo che si vuole ottenere. Oggi è indispensabile la qualità, ma non si può non pensare a fare un uso intelligente anche della cosiddetta “seconda scelta”, abbiamo notevoli entrate dalla ristorazione locale e non solo, grazie al contributo di uve che hanno buone componenti aromatiche, riusciamo a creare una linea, per la quale abbiamo trovato molto utile il Bag in Box, sia per quanto riguarda il problema del trasporto, per il quale è molto più affidabile del vetro, sia perché il settore della ristorazione che normalmente propone anche il vino sfuso o al bicchiere, ne è rimasto fortemente soddisfatto.
Il gestore di una trattoria della zona, che fa ampio uso di vino al calice, mi ha riferito che un cliente gli ha chiesto il nome del vino perché gli era particolarmente piaciuto, pensando che venisse da una bottiglia, quando gli è stato risposto che era vino sfuso è rimasto incredulo. Queste sono le cose che mi dànno soddisfazione e che dimostrano che è possibile fare un vino di buona qualità ad un prezzo conveniente per tutti; l’esercente lo paga poco, il cliente pure, il mio guadagno è modesto ma la quantità prodotta e venduta è elevata e questo compensa, permettendomi poi di dedicarmi all’imbottigliato di qualità con più tranquillità
“.

Il giardino con la cappella

E anche sulla linea in bottiglia lo stupore maggiore arriva proprio dai vini apparentemente più “semplici”, uno fra tutti il Rosso Orvietano Doc Rosso di Spicca, rigorosamente da sangiovese e canaiolo, che in cantina si può comprare a 6 euro, un prezzo davvero invitante per un vino dalla beva che entusiasma. Perché? Qual è la caratteristica che lo rende così stimolante? Semplicissimo: è il vino ideale per la tavola, fruttato, equilibrato, succoso, pervaso da una carica espressiva e una vitalità che mettono in pace con il mondo, dimostrandosi intrinsecamente democratico, perché non può non piacere e non mette in difficoltà nessuno.
Una carta vincente soprattutto nella nostra affaticata Italia, amante del buon vino ma con il portafoglio esausto. Personalmente ne farei scorta per tutto l’anno, alla faccia di tanti blasonati vini che spesso si fa fatica a finire di bere! Ah, l’annata del vino in questione che abbiamo degustato è la 2011 e, pensate un po’, ha solo 12,5 gradi di alcol…

Roberto Giuliani

Roberto Giuliani

Figlio di un musicista e una scrittrice, è rimasto da sempre legato a questi due mestieri pur avendoli traditi per trent’anni come programmatore informatico. Ma la sua vera natura non si è mai spenta del tutto, tanto che sin da ragazzo si è appassionato alla fotografia e venticinque anni fa è rimasto folgorato dal mondo del vino, si è diplomato sommelier e con Maurizio Taglioni ha fondato Lavinium, una delle prime riviste enogastronomiche del web, alla quale si dedica tutt’ora anima e corpo in qualità di direttore editoriale. Collabora anche con altre riviste web e ha contribuito in più occasioni alla stesura di libri e allo svolgimento di eventi enoici. Dal 2010 collabora all'evento Terre di Vite di Barbara Brandoli e dal 2011 fa parte del gruppo Garantito Igp.

Articoli Correlati

Pulsante per tornare all'inizio