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“E di nuovo cambio casa, di nuovo cambiano le cose. Di nuovo cambio luna e quartiere”. Nostalgia? Non certo della zona dove abitavo prima. Semmai di un Fossati che era e che non è più. Un trasloco significa cambiare vita, orari e abitudini. Tra gli altri, di fronte ad uno spostamento, l’individuo si pone un quesito ancestrale: “E adesso, qui, come si mangia?”. Mi trovo a Centocelle. Trent’anni fa era, per me, un quartiere non ben localizzato, nell’immensa periferia di Roma Est; uno di quei nomi, “Centocelle”, che risaltavano perlopiù nelle pagine di nera. Oggi potremmo invece definirlo un quartiere semi-centrale, cinto com’è dalle strade di grande transito, appena al di là delle antiche mura della città. Ma non è evidentemente una questione toponomastica: il quartiere lì era – tra la Casilina e la Prenestina e tra la Togliatti e Tor de’ Schiavi (poi Viale Primavera) – e lì è rimasto. Piuttosto è una questione di testa: Centocelle si è avvicinata al centro. E certamente le va stretta, né merita (!), una definizione incauta che circola: “Dependance del Pigneto”. Centocelle brilla di luce propria!
Non vi stupirà a questo punto scoprire che qui, un percorso del gusto non solo è possibile ma è addirittura foriero di un modello esportabile. Il nostro viaggio non può che cominciare dalla Bottega del gusto di Vincenzo Mancino. Un piccolo (ma capiente) tempio per gourmet dove verrei a fare la spesa anche se abitassi altrove. E’ una questione di filosofia e dell’offerta che ne consegue. DOL (acronimo per Di Origine Laziale) è il progetto che è alle spalle di questo esercizio in via Domenico Panaroli 6. Filiera corta, ecocompatibilità e salvaguardia delle tradizioni e dei piccoli artigiani. Questi sono i punti cardine di Vincenzo Mancino che non ho dubbi nel definire “pazzo” per la sua missione. Su internet è possibile consultare un catalogo di ben 46 pagine, sui prodotti in vendita alla Bottega del Gusto. Sono davvero tanti, così ho chiesto a Vincenzo: “Ma come funziona? I prodotti sono a rotazione, bisogna ordinarli?“. “Macché – risponde divertito – ce n’è anche di più!“. Si tratta insomma di aggiornare il sito! Formaggi da tutta la regione, l’olio della Sabina, le olive di Gaeta, i salumi di Bassiano, le salsicce essiccate di pecora. I vini (anche da produzione biologica). E ancora, ancora e ancora…(ad libitum fino a pagina quarantasei).
Ma relegare Vincenzo Mancino alla posizione scomoda di commerciante è come tarpargli le ali. Scartabellando su internet non vi sarà difficile trovarlo alle prese con la produzione del Conciato di San Vittore o dei salumi da suini di razza mangalica, una varietà di origine ungherese che ha trovato nel viterbese “una condizione ambientale simile a quella di origine, per questo li stiamo allevando lì“. Il prosciutto che ne deriva è un prodotto destinato alla stagionatura. Vincenzo mi da la possibilità di assaggiarlo: grande equilibrio tra sapidità e grassezza, sentori affumicati. Davvero un gran prosciutto, nulla da eccepire. L’altra stella polare della filosofia di DOL è la creazione della tradizione. Secondo disciplinare occorrono trent’anni di produzione affinché un prodotto possa acquisire il marchio DOP. E’ a partire da qui che, da qualche anno, è cominciata la produzione del Fiocco della Tuscia, un formaggio a pasta filata che sta già riscuotendo il suo successo. Vincenzo Mancino, più che un commerciante, un bottegaio o un “pizzicarolo”, come si direbbe a Roma, è un appassionato divulgatore della sua terra. Per il pane ho invece individuato un forno che fa al caso mio: si chiama Pancioccolata e si trova in via di Tor de’ Schiavi, a ridosso del confine ovest del quartiere. Dal laboratorio che già si intravede dal locale, escono ogni giorno oltre venti diverse tipologie di pane, una gran varietà di rustici, focacce e pizza al taglio, prodotti di gastronomia e friggitoria oltre a golosi dolci secchi (biscotteria) dolci da credenza e dolci al cucchiaio. Risolta la spesa, voglio concedermi un aperitivo prima di rientrare ed ho almeno due possibilità per bere bene. L’Essence WineBar, in via dei Platani 4, organizza tutte le sere un aperitivo con buffet a partire da 7 euro. Cocktail e vini alla mescita. Qui vale la pena di visitare il grande gazebo interno (che alla sera ospita anche un ristorante dalle proposte mai scontate e con una discreta carta dei vini) o concedersi, se la stagione lo permette, una piacevole sosta tra i tavolini all’aperto, protetti dai vasi a siepe.
Gli enoappassionati però farebbero meglio a virare verso la Vitis Vinifera, l’enoteca di Sabino Valentini, in via di Tor de’ Schiavi 294. Se non conoscete la zona non vi preoccupate: se vedete una concentrazione di decine di persone con un calice in mano, a ridosso della strada, siete nel posto giusto. Sembra un angolo di nordest. Ogni sera Sabino propone almeno cinque vini alla mescita. Qualche giorno fa, oltre ai più ovvi Müller Thurgau e Traminer (io non impazzisco per entrambi ma sempre siano lodati i vini passepartout!), era possibile scegliere anche tra un Etna Rosso e un Trebbiano di Emidio Pepe. Rischiare alla mescita due bottiglie così non è una mera questione commerciale. Proporre al pubblico (per fortuna sempre meno occasionale) due vini così significa, secondo me, prendere per mano il quartiere e portarlo a conoscere il mondo del vino, mettendogli a disposizione una cantina – e un know-how – da professionista. Praticamente una consulenza gratuita. Rischioso e meritorio. L’enoteca, aperta dal mattino, ha anche centinaia di etichette da asporto. Io per esempio, a dimostrazione che vini dolci e liquorosi non sono roba da signorine (!) so di poter trovare qui, a due passi da casa, un Vecchio Samperi di Marco De Bartoli con un ricarico onesto. Non è poco, o almeno non sarebbe scontato il contrario.
L’ultima sosta di questo primo viaggio nel gusto di Centocelle è doverosamente alla gelateria Strawberry Fields di Geppy Sferra. Perché doverosamente? Perché il gelato è buono, ça va sans dire, ma anche perché, pure qui, sono gli obiettivi paralleli perseguiti da Geppy, a rendere importante il prodotto finale. Cura delle materie prime, attenzione ai prodotti biologici, al mercato equo-solidale e alle intolleranze alimentari (e qui la possibilità di assaggiare creme mantecate a sorbetto, senza latte e adatte a tutti coloro che soffrono di intolleranza al lattosio). Il gelato è conservato nei pozzetti e i gusti non superano i venti per volta. Secondo gli esperti del gelato sono due garanzie di qualità. Uno dei must è il cioccolato puro (a sorbetto) ed è da provare assolutamente. Un’altra tra le specialità è la crema Zeman, aromatizzata all’assenzio, e dedicata al maestro di calcio boemo, curiosamente alla base dell’amicizia tra Geppy e Fabio che, oltre alla passione per il buon mangiare, condividono anche quella per il calcio. Via di Tor de’ Schiavi 287. Da provare anche le frutte a sorbetto (finalmente un gelato che sappia di frutta) e il pistacchio, finalmente di Bronte. Per ora ci fermiamo qui ma Centocelle offre ancora molto altro. Sapevate ad esempio che Marco Merola, ex pizzaiolo della Città del Gusto, è ora in Via dei Castani, con un buffet a pranzo che raccontano essere straordinario e una pizza tra le migliori della città? E lo sapevate che secondo una nota guida on-line, ben cinque, tra i migliori dieci Kebab di Roma, si troverebbero proprio a Centocelle? Io continuerò a mantenervi informati, tanto ormai sto sempre qui. Voi invece, se Fossati torna in sé, avvisatemi!
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