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Il vino nel bicchiereSimposi

Due mini verticali di Barbaresco Montersino e Rongalio di Orlando Abrigo

Giovanni Abrigo
Giovanni Abrigo

È senza dubbio il vitigno a bacca nera più prestigioso d’Italia, e forse anche il più stravagante. Già, il Nebbiolo, come ci ricorda il preciso e puntuale Giovanni Abrigo, alla guida della cantina fondata dal padre Orlando dalla fine degli anni Ottanta, nonché realtà familiare con sede e cantina nella frazione Cappelletto all’interno del comune di Treiso. E ancora, una delle piante dai cicli vegetativi e colturali più lunghi: la prima vite a germogliare e l’ultima a lasciar cadere le foglie. Con due conseguenze molto importanti assolutamente non trascurabili: da un lato la sua lunga esposizione alle avversità atmosferiche nel corso dell’anno; dall’altro però la lenta evoluzione dei suoi acini, garanzia di una personalità più complessa e matura del vino che se ne ricava.

Panorama sul territorio dall'azienda
Panorama sul territorio dall’azienda

Insomma, un vitigno ultra-esigente non solo in fatto di terreno ma anche di esposizione e situazioni climatiche: non si accontenta delle buone posizioni, pretende le migliori. E non a caso, fortemente condizionato dall’ambiente in cui viene coltivato, ha sempre fornito risultati deludenti quand’è stato impiantato in zone diverse da quelle in cui ha trovato il suo habitat.
Senza entrare però nel ginepraio dell’autoctono, al contempo suggestivo e fuorviante, ma pur sempre fondamentale per comprendere l’attualità, il Nebbiolo rappresenta per la cantina Abrigo l’indiscutibile cavallo di razza da cui ottenere “vini sinceri, che puntano a dare grandi soddisfazioni con il passare degli anni senza rincorrere trame aromatiche molto intense o muscolarità gustative che non gli appartengono”.

Abrigo vigneti

All’interno di una meravigliosa giornata autunnale, trascorsa all’insegna dell’apprendimento senza mai trascurare una piacevolissima goliardia di fondo, abbiamo intrapreso un’emozionante doppia verticale di Barbaresco Montersino (2011 – 2014 – 2016) e Barbaresco Riserva Rongalio (2009 – 2013 – 2016). Il primo matura in barrique e tonneaux per 12 -15 mesi con una percentuale del 15% di legni nuovi, poi affina almeno un anno in bottiglia prima della commercializzazione; mentre il secondo transita per 24 mesi in botte grande e affina per almeno 12 mesi in bottiglia prima della commercializzazione.

Abrigo vigneti

Entrambe le MGA, Montersino e Meruzzano (Rongalio), si trovano nella parte più alta del territorio di Treiso con quote altimetriche tra i 300 ed i 420 m s.l.m e dove il clima è più fresco e ventilato. La composizione dei suoli è costituita per una metà circa da calcare, limo e marne bluastre, il cosiddetto “tuv” in dialetto, e per la restante parte da argilla (20-25%) e sabbia. Nello specifico, Montersino ha una maggiore presenza di marne bluastre con grande disponibilità di carbonati che danno tendenzialmente al vino finezza e precisione del tannino, un volume più ricco ed una maggiore concentrazione (nella buccia dell’uva) di precursori di aroma. Rongalio è, invece, un vigneto unico secondo il concetto borgognone di “Monopole”, fa parte della MGA Meruzzano e dista poche centinaia di metri dal suo cru predecessore. Qui il suolo ha una maggiore ricchezza di minerali quali ferro, zinco e manganese che riescono a donare il più delle volte al prodotto finale una certa longevità.
L’importante è, come ci sottolinea ancora Giovanni, che ci sia la parte calcarea, perché è lei che trattiene bene l’acqua e raffina il tannino.

Barbaresco Montersino Orlando Abrigo

Barbaresco Montersino 2016: vendemmia di grande equilibrio, centrato su un frutto tenero e lievemente speziato; armonioso, il tatto è elegante, favorito dalla dolce setosità dei tannini, con finale modulato, sottile e fresco.

Barbaresco Montersino 2014: finissimi profumi floreali (rose e viole), con toni delicati di menta e rosmarino, attacco preciso, sfumato da nuance balsamiche, tannini incisivi, ottima forza motrice.

Barbaresco Montersino 2011: carattere aromatico deciso, terroso, con note di prugna, mora e viola; palato che ha spinta ed energia, molto saporito, con finale di buon allungo.

Barbaresco Rongalio Riserva

Barbaresco Rongalio Riserva 2016: limpidi e invitanti aromi di liquirizia, viola, mandarino e frutti di bosco; gusto proporzionato, affusolato, dai tannini molto maturi e saporiti, in crescendo di sapore e intensità nel finale.

Barbaresco Rongalio Riserva 2013: attraente timbro di frutto maturo e note balsamiche alquanto fresche, palato corposo e di grande spazialità, elegante nei tannini, tenace in chiusura, promettente per il futuro.

Barbaresco Rongalio Riserva 2009: finemente modulato nello spettro aromatico, il tono alcolico spinge senza appesantire i profumi; pieno di sapore al palato, polpa di frutto in sicura progressione verso un finale nitido e persistente.

Infine, nel tempio langarolo de La Ciau del Tornavento abbiamo sorseggiato due annate in splendida forma (Barbaresco Montersino 1994 e Barbaresco Riserva Rongalio 2006) finite presto nel calice a seguito di un sontuoso banchetto. Questa, però, è un’altra storia di cui riparleremo, magari, una prossima volta…

Lele Gobbi

Lele Gobbi

Torinese, sognatore, osservatore, escursionista, scrittore. Laurea in Scienze Internazionali e Diplomatiche presso l'Università di Torino e Master in “Non profit” presso la SDA Bocconi di Milano. Per otto anni si è impegnato in progetti con l'Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo, occupandosi di raccolta fondi, marketing, comunicazione, relazioni esterne, degustazioni e soprattutto di organizzazione di viaggi educativi in Italia e nel mondo. Scrive per Spirito diVino, James Magazine, La Cucina Italiana, Viaggiare con Gusto, Senza Filtro. È consulente per agenzie di marketing e comunicazione. Ha viaggiato in tutti i continenti alla ricerca dei cibi più vari, dei mercati più pittoreschi e dei popoli più antichi. Ama lo sport (sci e basket), la montagna (le Alpi) e l'arte contemporanea.

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