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Collecapretta di Vittorio Mattioli: una piccola ma preziosa realtà vitivinicola a due passi da Spoleto


Terzo La Pieve, la località dove risiede l'azienda di Vittorio Mattioli
Terzo La Pieve, la località dove risiede l’azienda di Vittorio Mattioli

Era da tempo che desideravo conoscere di persona questa piccola azienda situata in località Terzo La Pieve, tra Montefalco e Spoleto. Casualmente giorni fa un’amica ristoratrice di Monterotondo, Maria Luisa Conrado (►La Rocca del Gusto), mi racconta di esserci appena stata e di esserne rimasta folgorata.
Bene, decido di non rimandare più, approfittando il 20 settembre dell’evento ►Enologica Montefalco, dove la mattina mi attende la degustazione in anteprima delle nuove (ma anche vecchie) annate del Sagrantino Docg. Il tempo di un frugale pasto ed eccomi in viaggio per Terzo La Pieve, neanche mezz’ora di macchina e arrivo al n. civico 70.

Collecapretta
Collecapretta vista dalla strada per Spoleto

Mi accoglie Anna, moglie di Vittorio, con la quale mi ero accordato per la visita. Prima di arrivare in azienda non ho potuto fare a meno di fermarmi lungo la strada e scattare qualche foto, il paesaggio merita davvero, territorio collinare ricco di vegetazione e di zone coltivate a olivi, vite, girasoli.

Girasoli ormai bruciati dal sole

Anna mi racconta che la famiglia Mattioli ha sempre lavorato la vigna, le testimonianze documentate risalgono addirittura al 1870. Ma da sempre il vino veniva fatto per uso esclusivamente famigliare, disponendo veramente di piccoli appezzamenti. Il lavoro principale è sempre stato quello agricolo e di allevamento bestiame, tuttora esistente.
Solo nel 2005, dopo ripetute insistenze di amici e affezionati estimatori, avviene per la prima volta l’imbottigliamento vero e proprio del vino.

Anna mi mostra il trebbiano spoletino
Anna mi mostra il trebbiano spoletino, con il quale vengono prodotti il “Terra dei Preti” e il “Vigna Vecchia”.

“Da sempre facciamo vino in modo naturale, esperienza tramandata di generazione in generazione, la nostra è una viticoltura semplice e rispettosa, niente pesticidi, erbicidi o diserbi, il terreno viene nutrito solo con il compost derivato dai nostri animali, seguiamo i cicli della Luna in campagna come in cantina, quando facciamo i travasi e l’imbottigliamento; non abbiamo macchinari particolari, non filtriamo il vino né aggiungiamo solforosa se non in casi di estrema necessità, i lieviti sono quelli che si trovano naturalmente sulle uve e in cantina, le fermentazioni sono spontanee e senza controllo della temperatura”.
“Abbiamo un’attrezzatura modesta ma non ci manca nulla: la pigiadiraspatrice, i contenitori in acciaio, le vasche in vetroresina, i contenitori di cemento e un paio di botti di legno da 500 litri non nuove, che usiamo per la nostra selezione e il merlot in purezza” – mi racconta Anna – “abbiamo anche l’imbottigliatrice e i vini li etichettiamo rigorosamente a mano”. Del resto la produzione è modesta, al momento circa 12 mila bottiglie annue, ripartite su una decina di etichette.

Il ciliegiolo
Un grappolo di ciliegiolo, ne ho assaggiato un acino, dolcissimo, probabilmente sarà raccolto nei prossimi giorni.

Già… la domanda sorge spontanea: ha senso fare così tante etichette disponendo di un quantitativo d’uva così modesto? La risposta è sì! La ragione è molto semplice, stiamo parlando di una piccola azienda che produce vino, olio, insaccati, non certo per arricchirsi, rifornisce principalmente la propria regione, anche se ultimamente, grazie anche ad occasioni di incontri e degustazioni, il tam tam ha stimolato richieste da ben più lontano… Ma io sono convinto che le piccole realtà produttive dovrebbero essere un punto d’attrazione, un invito alla visita sul posto e non all’acquisto in enoteca di una qualsiasi città.
E’ una questione di mentalità, di cultura, è normale trovare il lardo di Colonnata o i pistacchi di Bronte nei posti più sperduti come se la produzione fosse infinita? E quante persone sono mai state in queste due località e hanno potuto capire perché questi due prodotti sono tanto rinomati?
Mario Soldati lo sapeva bene, andare verso e non pretendere di avere tutto sotto casa, a meno che non si è disposti a farsi prendere in giro. Se vuoi capire il valore delle cose devi conoscere luoghi e persone, la loro storia, le loro tradizioni, la loro cultura. E questo ci aiuterebbe anche a ridimensionare la nostra assurda smania di avere tutto, in ogni stagione, in ogni momento, è la legge del consumismo.

La barbera

E’ divertente andare in giro per la vigna e vedere come da un filare all’altro cambiano i vitigni, questa nella foto sopra è una barbera, portata qui dal Piemonte più di quaranta anni fa, ovviamente alcune piante sono vecchie altre sono state rimpiazzate, tutte confluiscono nel “Galantuomo“. Da notare che qui siamo a seicento metri di altitudine, c’è tempo prima che le uve siano belle mature…

La malvsia del Chianti

La malvasia del Chianti è un altro vitigno importante in azienda, contribuisce alla produzione del “Buscaia” insieme alla malvasia di Candia.

Nuove viti di malvasia
Il recente impianto di un piccolo appezzamento di malvasia, in Langa probabilmente lo considerebbero un “bric”…

La scelta di tutti questi vini è generata anche dalla volontà di fare prodotti che esprimano il carattere dei vitigni, e in vigna ce ne sono numerosi: le malvasie, il greco, il trebbiano spoletino per i bianchi; il sangiovese, il ciliegiolo, il merlot, la barbera e due soli filari di sagrantino per i rossi (quest’ultimo può essere allevato in proporzione minima in quanto al di fuori della denominazione di origine).

Filari
Un grappolo di ciliegiolo, ne ho assaggiato un acino, dolcissimo, probabilmente sarà raccolto nei prossimi giorni.

Da queste uve nascono i bianchi: “Buscaia” (malvasia del Chianti e di Candia), “Pigro delle Sorbe” (greco), “Vigna Vecchia” e “Terra dei Preti” (ambedue da trebbiano spoletino, ma il secondo si differisce per una macerazione sulle bucce che per la vendemmia 2012 è stata di tre giorni); poi c’è l’eccellente “Il Rosato” da uve ciliegiolo, che in realtà non è un vero rosato, in quanto le uve non hanno alcun contatto con le bucce, il colore proviene direttamente dalla polpa dell’acino.
Infine i rossi: non può mancare il tradizionale “Rosso da Tavola” (ottenuto da una miscela delle uve rosse aziendali, compresi due filari di sagrantino), poi c’è il “Lautizio” (ciliegiolo), “Il Burbero” (sangiovese 80%, ciliegiolo 10%, merlot 10%), “Le Cese” e “Selezione Le Cese” (ambedue da sangiovese, ma la selezione è un po’ la “Riserva” aziendale, che trascorre 2 anni in botti di cemento e 18 mesi in tonneau di quarto passaggio), Merlo Nero (merlot in purezza) e “Il Galantuomo” (barbera).

La cantina
La vecchia cantina con le vasche in vetroresina, le botti di cemento e i due tonneau usati.

Tutto questo si traduce in quantità che vanno dalle poco più di 350 bottiglie del Rosato alle oltre 3200 del Vigna Vecchia.
La maggior parte di questi vini, quindi, è prodotta davvero in piccole quantità, ma vi assicuro che vale la pena fare il viaggio per conoscerli.
Personalmente, nel degustarne alcuni, ho avuto la sensazione netta di “entrare nella polpa dell’acino”, mai come in questo caso si può parlare di “espressione del vitigno”, anche se non è la sola ad apparire nell’assaggio, ma l’impressione generale è di una grande purezza espressiva, i vini sono diretti, puri, senza fronzoli o abili pratiche di cantina, parlano davvero la lingua della terra. Per chi, come me, ha abbastanza anni sulle spalle, richiamano antichi ricordi, umori e sapori di un tempo, ma anche un’energia del tutto nuova, non ci sono imprecisioni o leggerezze, i vini sono ben fatti e “digeribili”, un termine che andrebbe usato e valorizzato molto di più, soprattutto da chi scrive di vino e ha l’arduo compito di dare un parere e consigliare il lettore all’acquisto.
Il destino del nettare di Bacco è quello di dare piacere senza appesantire né la testa né lo spirito (!), di accompagnare il pasto, possibilmente esaltando le portate. E se la bottiglia resta vuota, allora vuol dire che il produttore ha fatto centro. In questo caso posso dire senza timore di essere smentito, che ha fatto l’en plein!

Paesaggio dalla strada per Spoleto
Il paesaggio che potete incontrare tornando dall’azienda Collecapretta in direzione di Spoleto.

Vado via con la sensazione netta di aver passato un piacevolissimo pomeriggio, in compagnia di persone semplici che credono profondamente in quello che fanno, senza supponenza o la presunzione di essere superiori a qualcuno: Collecapretta è una piccola azienda collocata in un’area un po’ emarginata, vicina a Montefalco ma non abbastanza da poter rientrare nella denominazione, del resto Vittorio e Anna hanno da sempre coltivato altre uve, ma se a Montefalco trionfa il sagrantino, qui è il regno del trebbiano spoletino, una varietà che sta suscitando sempre maggiore interesse e che dimostra quanto il mondo dei trebbiani sia eterogeneo e a volte sorprendente.
Ma ora è il momento di far parlare i vini, io ne ho degustati sette, eccovi le mie impressioni.

Buscaia 2012BUSCAIA 2012 – IGT UMBRIA
gradazione: 12,5
uvaggio: malvasia bianca lunga (del Chianti) e malvasia di Candia
bottiglie prodotte: 968
prezzo in cantina: 12 €
il vino è ottenuto da due diversi tipi di malvasia, quella bianca lunga toscana, detta anche malvasia del Chianti, dal grappolo grande, compatto, di forma allungata-piramidale, spesso con due ali, acido medio o piccolo, sferoidale, con buccia spessa, pruinosa di colore paglierino dorato con riflessi verdognoli, e quella di Candia, dal grappolo piramidale allungato, con un’ala molto sviluppata, più spargolo che compatto, acino di forma sferoidale, di media dimensione, buccia spessa, ricca di pruina e di colore dorato, opalescente.
Vengono vendemmiate entrambe alla fine di settembre e vinificate in rosso con una macerazione di qualche giorno secondo l’annata, la fermentazione è spontanea con lieviti indigeni e senza controllo della temperatura. Il vino è stato imbottigliato con la luna calante di giugno.
Questo spiega il colore nel calice, oro antico con riflessi ambrati, al naso si apre con facilità mostrando un bel corredo floreale arricchito da note fruttate di agrumi maturi, su un fondo minerale argilloso, su tutto è evidente la percezione aromatica delle malvasie.
Bocca sapida e succosa, con leggero effetto astringente dovuto alla lunga macerazione, l’acidità sostiene bene, il corpo è medio e delicato, di grande bevibilità. Inutile dirvi di non berlo freddo, soprattutto se è passato il caldo estivo conviene fresco, sui 13-14 gradi.
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Vigna Vecchia 2012VIGNA VECCHIA 2012 – IGT UMBRIA
gradazione: 13
uvaggio: trebbiano spoletino
bottiglie prodotte: 3247
prezzo in cantina: 13 €
nase da una selezione di viti di trebbiano spoletino coltivate a spalliera da una vigna di oltre quarant’anni; raccolte a fine settembre e fermentate per una decina di giorni, un solo travaso ai primi di febbraio e imbottigliamento a giugno con la luna calante, sena aggiunta di solforosa.
anche qui il colore è intenso ma più verso il dorato puro, il profumo è intriso di mineralità, coinvolgente, la parte fruttata richiama molto l’uva d’origine, non mancano richiami al miele di agrumi, alla nocciola, alla frutta candita.
Splendido all’assaggio, ricco eppure dal flusso limpido, scorrevole, con quel velo sapido e minerale che lascia un segno persistente, grande pulizia espressiva, lungo e saporito, invita al riassaggio e lascia intuire abbinamenti gustosi come strozzapreti al tartufo di Norcia, maccheroncini ai germogli di lenticchie di Castelluccio, baccalà arrosto alla ceraiola (con pane grattugiato, rosmarino, pepe e un po’ dello stesso vino in cottura.
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Terra dei Preti 2012TERRA DEI PRETI 2012 – IGT UMBRIA
gradazione: 14
uvaggio: trebbiano spoletino
bottiglie prodotte: 463
prezzo in cantina: 14,50 €
l’altro trebbiano spoletino di casa Mattioli, si distingue per una più o meno lunga fermentazione a contatto con le bucce, circa una settimana, metodo che ricalca la tradizionale pratica del “ribollito”. Maturato in vetroresina, ha subito un travaso ai primi di marzo ed è stato imbottigliato a inizio giugno.
Presenta un colore oro ambrato molto bello e caldo, la percezione odoroso è notevole, si sente chiaro il contributo aromatico delle bucce, frammisto a note di erbe aromatiche, frutta candita, macchia mediterranea.
In bocca presenta l’omonima sensazione astringente del Buscaia, data dal lungo contatto con le bucce, freschezza piena e sensazioni da vino rosso, alla cieca si potrebbe tranquillamente confondere, è l’impronta aromatica che vira su agrumi e albicocche canditi a riportarlo nella categoria dei bianchi. Gran bel vino anche questo, sicuramente capace di evolvere a lungo, sarebbe interessante assaggiare qualche vecchia annata, se ce ne fossero… meriterebbe la quinta chiocciola ma sono davvero poche bottiglie.
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Il ROSATO DI CASA MATTIOLI 2012Il ROSATO DI CASA MATTIOLI 2012 – IGT UMBRIA
gradazione: 14
uvaggio: ciliegiolo
bottiglie prodotte: 363
prezzo in cantina: 12 €
come avevo spiegato prima, questo vino è un rosato solo per il colore, poiché il ciliegiolo con cui è prodotto è stato vinificato in bianco, senza contatto con le bucce. Le uve sono state raccolte a inizio ottobre, la fermentazione spontanea con lieviti indigeni avviene in tini tronco-conici aperti. Dopo la svinatura il mosto fiore matura tutto l’inverno in vetroresina e subisce un travaso a dicembre e uno a fine febbraio, sempre rigorosamente durante la luna calante. Niente solforosa, né durante la vinificazione, né prima dell’imbottigliamento.
Ecco nel calice questo bianco “in rosa” dal colore buccia di cipolla con riflessi granati derivato dalla polpa del ciliegiolo, e dal carattere terroso, vivo, “allegro”, fatto di fiori e piccoli frutti che lasciano sempre uno spazio ai tratti minerali tipici di questo terroir.
Al gusto è delizioso, la freschezza non manca mai, del resto i circa 600 metri di altitudine sono una garanzia di ottime escursioni termiche tra il giorno e la notte; l’alcolicità non indifferente (14%) è perfettamente mascherata, consentendo anche a questo vino una scorrevolezza notevole, peccato davvero che siano poche centinaia di esemplari.
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Rosso da TavolaVINO ROSSO DA TAVOLA
gradazione: 13,5
uvaggio: sangiovese, ciliegiolo, merlot, barbera, sagrantino
bottiglie prodotte: n.d.
prezzo in cantina: 11 €
è il vino di tradizione, un tempo venduto sfuso e oggi anche imbottigliato, ottenuto da una miscela delle uve a bacca rossa presenti in vigna, compresi due filari di sagrantino, uva che a soli 5 km da qui è padrona assoluta della docg Montefalco Sagrantino, e che qui può essere allevata solo in minime quantità e destinata a vini da tavola.
La fermentazione delle uve dura circa 6 giorni, a contatto con le bucce e i propri lieviti. Poi riposa per un lungo periodo in botti di vetroresina, infine completa il suo ciclo in bottiglia, senza aggiunta di solforosa.
Ha un bel colore rubino con riflessi granati, profumo vinoso e gradevole di frutti di bosco, rosa, iris, macchia mediterranea, cenni salmastri e quel fondo minerale che caratterizza un po’ tutti i vini aziendali.
All’assaggio rivela una bella vena fresca che accompagna un frutto succoso e un tannino solido ma non aggressivo, il finale mantiene il profilo vinoso ma con in più una sottile trama speziata che lo rende particolarmente invitante, soprattutto pensato a fianco di pappardelle al ragù e arrosticini misti.
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Il Galantuomo 2012IL GALANTUOMO 2012 – IGT UMBRIA
gradazione: 14
uvaggio: barbera
bottiglie prodotte: 1002
prezzo in cantina: 14,50 €
un migliaio di bottiglie ottenute da un piccolo appezzamento di barbera piemontese, uno dei più vecchi presenti in azienda; il mosto fermenta dieci giorni a contatto con le bucce e dopo la svinatura sosta in vetroresina, subendo un solo travaso a giugno prima dell’imbottigliamento.
Nel calice mostra un bel colore rubino intenso con riflessi porpora, tipico della barbera, ha un profumo deciso di ciliegia croccante e lampone, anche qui non mancano i sentori di macchia, erbe di campo e una leggera nota di ginepro che chiude verso la liquirizia.
In bocca rivela tutto il suo carattere, mostrando quella grinta acida che a queste altitudini, e senza accomodamenti di cantina, la farebbe riconoscere alla cieca anche da un profano. Bella, vibrante, succosa, destinata alla tavola imbandita dove, oltre a stimolare ampiamente l’appetito, porterebbe sicura allegria fra i commensali.
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Selezione Le Cese 2007IL 2007 SELEZIONE LE CESE 2007
gradazione: 13,5
uvaggio: sangiovese
bottiglie prodotte: 648
prezzo in cantina: 23 €
eccoci al vino di punta di casa Mattioli, a buon diritto ottenuto dal nobile sangiovese; dopo otto giorni di macerazione sulle bucce, ultimata la fermentazione alcolica senza lieviti aggiunti, matura in botte di vetrocemento per due anni, subendo solo due travasi. Passato questo periodo viene trasferito in tonneau di quarto passaggio, dove continua il suo processo evolutivo per altri 18 mesi. Infine trascorre almeno un anno in bottiglia, senza aggiunta di solforosa.
Alla vista mostra un vivace colore granato con ancora qualche ricordo rubino, la trama olfattiva si distacca da quella degli altri rossi in modo evidente, qui c’è tutta la classe del sangiovese, che ha avuto il tempo di maturare per esprimersi al meglio, il ventaglio di profumi è ampio e in grnde equilibrio, tutto appare ben fuso e acquista complessità; non si fa fatica a percepire la trama terrosa e prodonda, le note di piccole spezie, di tabacco dolce, di cardamomo, di felce, non senza piacevoli ricordi di viola e giaggiolo.
Bellissimo all’assaggio, in grande equilibrio, integro e saldo, con un tannino perfetto, vellutato e ben fuso alla polpa complessa, dove il frutto è parte di disegni più complessi e articolati, il finale è di grande fascino, lungo e salmastro, davvero notevole.
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Cantina Collecapretta – Azienda Agricola Mattioli Vittorio
Località Terzo la Pieve, 70 – 06049 Spoleto (PG)
Tel/fax 0743-268529 – cell. 349-3151528
info@collecapretta.it
www.collecapretta.it

Roberto Giuliani

Figlio di un musicista e una scrittrice, è rimasto da sempre legato a questi due mestieri pur avendoli traditi per trent’anni come programmatore informatico. Ma la sua vera natura non si è mai spenta del tutto, tanto che sin da ragazzo si è appassionato alla fotografia e venticinque anni fa è rimasto folgorato dal mondo del vino, si è diplomato sommelier e con Maurizio Taglioni ha fondato Lavinium, una delle prime riviste enogastronomiche del web, alla quale si dedica tutt’ora anima e corpo in qualità di direttore editoriale. Collabora anche con altre riviste web e ha contribuito in più occasioni alla stesura di libri e allo svolgimento di eventi enoici. Dal 2010 collabora all'evento Terre di Vite di Barbara Brandoli e dal 2011 fa parte del gruppo Garantito Igp.

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