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Il vino nel bicchiereSimposi

Verticale di Poggio Valente 1998-2021 Fattoria Le Pupille

Elisabetta Geppetti con i figlio Clara ed Ettore
Elisabetta Geppetti con i figli Clara ed Ettore

La Maremma ha un fascino che unisce la sua proverbiale ricchezza di calde suggestioni, con il mare, con le sue brezze e la sua freschezza, i suoi venti e la sua capacità di rasserenare gli animi. In tale comprensorio Fattoria Le Pupille, integerrima e florida cantina, con voce autorevole e per nulla prevedibile, continua a far sentire il proprio credo, in maniera al contempo, esclusiva e adeguata.
Certo, la sua storia non è banale: non rappresenta soltanto un’azienda storica nel panorama italiano, ma ha contribuito, attraverso i suoi vini, a portare fuori dai confini nazionali il suo territorio, tanto che nel suo caso, si può pienamente affermare che il suo nome all’estero sia sinonimo di Morellino. Alle redini della realtà c’è, dal 1985, Elisabetta Geppetti, donna solarissima, di grande temperamento che porta dentro di sé una storia di orgoglio e di esempio per l’Italia enologica. Ella intuisce sin da subito le notevoli potenzialità di una terra vinicola non ancora considerata di pregio assoluto, con il forte desiderio che la stessa Maremma costiera metta in evidenza innanzitutto il Sangiovese: “questa terra è la mia vita, come fare vino è il mio mestiere da sempre…”.

Volume sui 25 anni del Poggio Valente

Mentre il Saffredi è da sempre il vino icona che nasce dal desiderio e dall’intuizione della stessa Elisabetta con il prezioso aiuto di Giacomo Tachis, la vigna di Poggio Valente, con i suoi 350 metri di altitudine, ritrae l’appezzamento più elevato della tenuta. Un amore a prima vista, il luogo perfetto per creare il suo primo cru di Sangiovese: 14 ettari di vigna che guardano verso sud-ovest (tra i più vecchi in Maremma) su terreni collinari ricchi di sabbia con sotto strato roccioso di origine arenaria, mista ad argilla, e che esprimono nella loro totalità finezza e identità territoriale. Poggio Valente non soltanto quindi rappresenta un’altra punta di diamante della collezione, un vino dall’elegante frutto e dalla grande verticalità, ma è stata la scommessa di Elisabetta, in un periodo in cui la maggior parte correva ancora dietro ai vitigni internazionali.

Ettore parla dell'azienda

Poggio Valente IGT Toscana Rosso
Questo Cru affonda le sue radici nel 1996, quando Elisabetta decide di acquistare la vigna “Poggio Valente” nelle vicinanze di Pereta, Scansano. Il progetto, incentrato sul Sangiovese, diventa così per l’azienda la massima espressione del terroir maremmano.

25 annate Poggio Valente Fattoria Le Pupille

1998: olfatto di prugna, polvere di caffè, confettura di frutti di bosco, liquirizia, erbe aromatiche. In bocca è pieno e caldo con un tannino smussato che lo rende armonioso.

1999: al naso cacao, tabacco da pipa, sottobosco, cenere. In bocca manifesta una sorprendente freschezza accarezzata da una velatura tannica. Chiude persistente con ritorni sapidi.

2000: arancia sanguinella, terriccio, ciliegia sotto spirito. Bocca equilibrata che rende emozionante l’assaggio.

2002: olfatto oltremodo ricco di frutti rossi e note balsamiche. Seguono cenni di liquirizia, tabacco e note fumé. Al gusto l’inaspettata freschezza rende piacevolissima la chiusura di bocca salina e fruttata.

2003: naso dal frutto intenso e maturo. Olive in salamoia, macchia mediterranea, alloro. In bocca morbido con cenni speziati. Il tannino vellutato rende l’esperienza gustativa vibrante.

2006: frutto maturo, note fumé, macchia mediterranea, grafite. Bocca avvolgente, adeguata freschezza, finale balsamico.

I tappi del Poggio Valente

2009: olfatto di more, lamponi, violetta, china, note ematiche. Palato caldo, morbido, suadente trama tannica. Persistente la chiusura su toni boisé.

2010: frutti di rovo, rose selvatiche, humus, macchia mediterranea, bacche di ginepro e caffè. Grande sapidità, il tannino domina la persistenza gustativa.

2011: gelatina di more, fiori macerati, china e scorza di arancia, liquirizia. Bocca di elegante freschezza che supporta una trama tannica di grande finezza e persistenza.

2012: ribes, mora, rosa canina, tabacco, incenso, terra bagnata e note ferrose. Ingresso potente, caldo e fresco al tempo stesso, acidità integrata magistralmente con il tannino. Finale molto lungo!

2013: naso potente di frutto, cenni di pepe, note ematiche e freschi riferimenti alla macchia mediterranea. Sorso succoso, tannino fine ed alcol ben integrato. Chiusura lunga e speziata.

25 annate del Poggio Valente

2014: frutta scura, cardamomo, nocciola tostata. Gustosa carnosità, freschezza di avvio e tannini incisivi di buona prospettiva che lasciano un finale di erbe officinali.

2015: incenso, ginepro, viola e visciola. Caldo in bocca, tannino apprezzabile ma ancora da farsi. Finale colmo di frutto.

2016: frutta nera fresca, eucalipto, liquirizia e aggraziate scie vegetali. Opulento in corpo e frutto molto croccante, tannino compatto e lunghezza di fondo.

2017: ginepro, viola, corteccia di china, sottobosco. In bocca ha fresco nerbo e un tannino setoso. Ottimo sviluppo e finale agrumato.

2018: austero e signorile nei profumi ferrosi e balsamici che anticipano note fruttate di mora, mirtillo e susina. Tannino lievemente da integrare con ottimo allungo ed elegante progressione.

2019: espressione floreale e fruttata delicata e variegata: la viola e i frutti di bosco emergono con franchezza da uno sfondo di spezie e note balsamiche. Tannini raffinatissimi, piacevolezza e struttura. Finale lunghissimo e salatissimo.

2020: concentrazione all’olfatto modulato su prugna, spezie dolci, pepe e legno di sandalo. Caldo e avvolgente in ingresso con buona integrazione tannica che incrementa progressivamente il volume in bocca. Saporito nei lunghi ricordi di frutta e pepe.

2021: rosa e lavanda aprono le danze a ribes rosso e note più sanguigne. Ha una struttura davvero affascinante dall’impatto soffice al palato che si sapidissimo in chiusura. Arioso, verticale, scattante, profondo!

Lele Gobbi

Lele Gobbi

Torinese, sognatore, osservatore, escursionista, scrittore. Laurea in Scienze Internazionali e Diplomatiche presso l'Università di Torino e Master in “Non profit” presso la SDA Bocconi di Milano. Per otto anni si è impegnato in progetti con l'Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo, occupandosi di raccolta fondi, marketing, comunicazione, relazioni esterne, degustazioni e soprattutto di organizzazione di viaggi educativi in Italia e nel mondo. Scrive per Spirito diVino, James Magazine, La Cucina Italiana, Viaggiare con Gusto, Senza Filtro. È consulente per agenzie di marketing e comunicazione. Ha viaggiato in tutti i continenti alla ricerca dei cibi più vari, dei mercati più pittoreschi e dei popoli più antichi. Ama lo sport (sci e basket), la montagna (le Alpi) e l'arte contemporanea.

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