In soli 15 giorni sono scomparsi quattro protagonisti del vino italiano

Nei tre giorni che hanno preceduto il Natale sono scomparsi tre grandi produttori di vino, Paolo Foradori il 22 dicembre, Giuseppe Zorzettig il 23 e Gianni Piccoli (Corte Gardoni a Valeggio sul Mincio) il 24, una chiusura d’anno che già era saturo di negatività. Si guardava all’anno nuovo pensando che peggio di così non potrà andare, e invece il 5 gennaio Luciano Piona, titolare di Cavalchina a Custoza e Prendina a Monzambano, viene colto da malore durante una solitaria escursione sciistica sulla pista dello Spinale a Madonna di Campiglio e, trovato privo di sensi in condizioni di ipotermia dai volontari del soccorso alpino, viene dapprima trasportato in elicottero alla stazione di Madonna di Campiglio, poi all’ospedale Santa Chiara di Trento dove si tenta il tutto per tutto per salvarlo da un probabile infarto, inutilmente. Lui, grande produttore e grande esperto di sci alpino, a soli 66 anni muore nello svolgimento di una sua grande passione.
A mia memoria non ricordo in passato una sequenza così ravvicinata di produttori scomparsi. In un periodo già così buio e difficile, durante il quale stiamo assistendo a una lenta, inesorabile agonia del sistema economico e sociale del nostro Paese, la scomparsa di questi quattro uomini, ciascuno dei quali ha dato un importante contributo al vino italiano, sembra quasi un accanimento, un ennesimo tentativo di toglierci il sorriso, le motivazioni e le aspirazioni verso un futuro più sereno.
Il 2021 DEVE essere diverso, è vitale che lo sia, per tutti, i disagi enormi portati da questa pandemia, le migliaia di morti, spesso in totale solitudine, devono finire al più presto.
Questi quattro protagonisti lasciano un vuoto nel mondo del vino, ma noi continueremo a ricordarli raccontando i loro vini, dal Vigna S.Urbano al Pinot Bianco Myò, dal Bardolino Pràdicà al Custoza Superiore Amedeo.




