Benvenuto Brunello 2022: gli assaggi

Venerdì 11 e sabato 12 novembre il Chiostro del Museo di Sant’Agostino a Montalcino è tornato ad essere teatro dell’atteso Benvenuto Brunello, giunto alla sua trentunesima edizione; i giornalisti invitati hanno avuto a disposizione 43 Rosso di Montalcino 2021 (e 64 2020), 194 Brunello di Montalcino 2018 e 34 Riserva 2017. Diciamolo, non è stata una passeggiata, né per loro (i produttori) né per noi. Due annate molto differenti, la prima piovosa, la seconda siccitosa. Definire la 2017 in base a poco più di 30 Riserve non è il caso, purtroppo l’anno passato non ho potuto partecipare, ma al mio posto c’era Fosca Tortorelli che ha così riassunto le sue riflessioni: “Una vendemmia infelice la 2017 – non solo per il calore siccitoso, ma anche per la gelata di aprile – che ha visto tra l’altro un confronto con le precedenti annate 2015 e 2016 di particolare rilievo. Sicuramente ci si è trovati di fronte a vini ancora scomposti e bisognosi di affinamento, ma già espressivi e leggibili nelle loro potenzialità, pronti ad affrontare i mercati da gennaio 2022. Soprattutto in annate come questa diventa superficiale generalizzare, si è visto senza dubbio chi è riuscito a gestire l’annata in modo davvero promettente e chi invece ha lavorato un poco meno bene, ma tutto sommato il bilancio è discreto”.

La 2018 si è rivelata altrettanto complessa per ragioni opposte, i vini sono apparsi un po’ diluiti, sottili, ma se questo può lasciar presumere un futuro non lunghissimo, dall’altra parte chi ha assecondato l’annata senza tentare forzature, ha ottenuto vini di grande eleganza e bevibilità, mentre altri hanno realizzato dei Brunello più squilibrati, dove il legno, il tannino, l’alcol e l’acidità non hanno trovato compensazione sufficiente nella struttura, rendendoli difficili, chiusi, sbilanciati e dal finale magro e a tratti asciugante. Ancora una volta la differenza l’hanno fatta i diversi microclimi e la capacità di lettura dei produttori.

Peccato per le assenze illustri, sempre più numerose, punto 5 del mio precedente articolo.
Detto questo non intendo, certo, raccontarvi i vini uno per uno, sono davvero troppi e sono certo che nessuno li leggerebbe. Preferisco tracciare a grosse linee quelli che a mio avviso sono riusciti a ottenere risultati ragguardevoli nonostante l’handicap del millesimo, ovvero che hanno ottenuto di slancio cinque chiocciole.

Castello Tricerchi: naso di piccoli frutti ma dall’impronta quasi salmastra, agrumatissimo, bello in bocca, elegante, finissimo, suggestivo, di grande personalità, fiori macerati, balsamico, non di grande struttura e quindi fedele all’annata, ma dal fascino incredibile.

Sesti: bel frutto carnoso, vitale, bocca coerente, succosa, fresca, qui entriamo in un ambito diverso rispetto alla media, uno dei vini più strutturati dell’annata e dei più sapidi.
Le Chiuse: trama olfattiva di grande eleganza, ben fuso tra fiore, frutto agrumato e spezia leggera, quasi provenzale, bocca davvero bella, sontuosa, ha corpo e finezza, un incedere coinvolgente, suggestivo, lungo e profondo, uno dei migliori in assoluto.
Tenuta di Sesta: la pulizia del frutto, la giusta maturazione, l’arancia sanguinella in bella evidenza sono i tratti peculiari di questo eccellente Brunello; in bocca è quasi perfetto, equilibrato, corposo il giusto, preciso nell’incedere di frutta e spezie, succoso, lungo, davvero bello.

Gorelli: naso molto fine, floreale, da sangiovese, ha stoffa, bel frutto rifinito e puro, ciliegia in primis, ancora arancia sanguinella; bello anche in bocca, succoso, ampio, lungo e dalla bevibilità eccellente.

Salvioni-La Cerbaiola: come sempre è un vino che manifesta sostanza, sia all’olfatto che al palato, è un vino gaudente, abbastanza ricco da nascondere bene i limiti dell’annata, la sua forza più che nell’eleganza si avvisa nella polpa generosa e avvolgente, un gran bel bere.

Lisini: naso di grande classe, ritrovo l’eleganza del sangiovese ai massimi livelli; frutto puro, fine, preciso, piacevolissimo, tanta florealità, liquirizia dolce, ciliegia, fragolina di bosco, erbe aromatiche, agrumi; al palato evidenzia una materia giusta, elegante, carnosa, bellissima espressione e classe infinita, una sicurezza.

Franco Pacenti: bouquet ampio e mai prevedibile, complesso, come è caratteristica di questa storica cantina, molto elegante, direi raffinato; al palato ha ottima materia, legno dosato perfettamente (e in quest’annata il rischio di andare fuori registro si è rivelato tutt’altro che raro), tannino vellutato, grande finezza anche nel finale, profondo, ampio, lungo, sapidissimo.
Vigna Soccorso – Tiezzi: problemi con un paio di campioni quasi irriconoscibili, poi arriva quello giusto, torna il fascino di questo cru di una delle aziende che più amo, elegante, speziato, complesso e mai scontato; con una struttura piena, assertiva, e un frutto davvero godibile, una bella espressione di sangiovese, uno di quelli che potrebbero reggere qualche decennio.
Talenti: naso fascinoso, avvolgente, il gioco di fiori e frutti appena maturi è avvolto in una delicata trama speziata; al palato ha una bella freschezza, slancio fruttato pieno, lungo, una materia solida e confortante accompagna un finale sapido e persistente.
Piero – Talenti: doppio successo per questa storica azienda, dedicato al fondatore Pierluigi, questo Brunello proviene dalla sua vigna di poco meno di due ettari, protetta dal bosco; qui entriamo in una trama olfattiva che abbraccia, anche se agli inizi del suo percorso, una gamma di profumi davvero ampia, esprimendo oltre a note di prugna e ciliegia, belle sfumature di tabacco e cacao; bocca elegante, pulita, fresca, succosa, tannino finissimo, il legno si sta già integrando perfettamente, bellissima materia, si percepiscono gli effetti di un lavoro meticoloso sia in vigna che in cantina, davvero appassionante.
Piaggione – Salicutti: una bella florealità e una pennellata di ciliegie e agrumi caratterizzano questo appassionante Brunello; tornito al punto giusto all’assaggio, intenso e sapido con un tannino davvero levigato, si muove con grazia e leggiadria fra lampi di energia.
Sanlorenzo: in barba all’altitudine (tra i 450 e i 500 metri) presenta un bouquet intenso e “corposo”, molto fruttato e speziato, nello stile Ciolfi; a mio avviso è all’assaggio che mette la marcia più alta, rivelando una profondità che non ti aspetti da questa annata: solo il finale è ancora teso e chiede tempo, ma la materia è davvero ricca e promettente.
Vigna del Fiore – Fattoria dei Barbi: i fiori vincono sui frutti, con particolari sfumature di viola, glicine, iris, poi fragolina di bosco, erbe aromatiche; in bocca conferma un’ottima forma, bel frutto tornito, tannino nobile, speziatura che si espande nel finale, lungo e coerente.
San Guglielmo: Ilaria Martini ha realizzato davvero un bel vino, giocato su note di erbe aromatiche e frutta composita in un alone di piacevole freschezza; al palato evidenzia una bella trama, non complessa ma intensa e di bella eleganza, tanto frutto, succoso, ben rifinito, tannino setoso, finale appena diluito ma è lo specchio dell’annata, va bene così.
Vignavecchia – San Polo: naso piacevole di viola, sottobosco, mirtillo, ginepro; molto buono anche in bocca, lineare, con un bel frutto maturo e nitido, non ampissimo ma di ottima fattura, appena scuro in chiusura, interessante finale di liquirizia amara.

Argiano: la sottile vena agrumata e di erbe aromatiche, sfumature di cannella e liquirizia, piccoli frutti di bosco, testimoniano un brunello di ampio respiro; trama fine anche al gusto, una bella espressione di sangiovese, frutto di un lavoro attento sia in vigna che in cantina.

Poggio di Sotto: pur non raggiungendo i livelli gloriosi di altre annate, esprime grande precisione nel frutto e una carezzevole florealità, non è un bouquet di particolare complessità ma sempre di grande finezza, riporta indubbiamente ai migliori tratti del sangiovese; il suo limite arriva al palato, dove si sente una materia leggera, poco incline ad espandersi, ha più i tratti di un Rosso che di un Brunello. Conquista comunque per grazia e finezza.

Capanna: pur avendo ancora bisogno di assorbire il legno, mostra un carattere austero e profondo, fuori dai canoni del 2018 che ho più riscontrato, ma proprio per questo ricco di fascino; profuma di prugna, ciliegia sotto spirito, cacao, liquirizia, un velo di tabacco; al palato ha una bella freschezza, mantiene il profilo austero ma senza mai appesantirsi, è fatto molto bene e conquista sorso dopo sorso.
Vigna La Casa – Caparzo: anche qui c’è da assorbire il legno, ma la complessità non manca, rivelando particolari venature vegetali, di funghi, speziatura fine e un frutto coeso e maturo al punto giusto; una premessa che trova conferma al palato, ricco e tornito, fresco, la materia non manca e il legno è praticamente integrato, altro vino che non dovrebbe temere un lungo invecchiamento.
Casanuova delle Cerbaie: colore molto classico da sangiovese, rubino luminoso con riflessi granata, qui torna netto l’agrume rosso, ma la gamma si espande anche verso erbe aromatiche e spezie di bella finezza; convince anche al gusto, freschissimo, piacevole, vitale, pur con un corpo moderato testimonia la riuscita interpretazione dell’autore.
Gianni Brunelli – Le Chiuse di Sotto: ho sempre apprezzato i vini di questa cantina, che hanno mantenuto nel tempo un filo conduttore, un linguaggio onesto e coerente; anche questa volta si fa apprezzare per un bouquet profondo, con un bel frutto deciso e maturo al punto giusto; bocca coerente, piena, succosa, materia di ottima qualità, fresco, bel tannino, lungo, davvero godibile.
Poggio Cerrino – Tiezzi: non raggiunge il fascino e la profondità del Vigna Soccorso, ma testimonia una personalità che emerge sempre, anche nelle annate difficili; fine e complesso, si concede gradualmente rivelando una severità viscerale che trova la massima enfasi all’assaggio, diritto e sostanziale, senza ammiccamenti e falsi sorrisi, va per la sua strada, una bellissima strada…
Pietroso: lavanda, ciliegia, iris, forse lentisco, testimoniano un percorso espressivo originale e coinvolgente; all’assaggio offre un ulteriore apporto attraverso un frutto carnoso e scuro, legno appena percepibile, prosegue caldo e avvolgente, senza asperità.

Sesta di Sopra: torniamo su sensazioni sottili, floreali, poi ciliegia, lampone, in parte sotto spirito; bocca fresca, balsamica, con qualche rimando mentolato, tannino fine e materia qualitativamente più che convincente, con il tempo migliorerà ulteriormente.

Casanova di Neri: confesso di non essere mai stato un grande estimatore di questo Brunello, ma devo dire che negli ultimi anni ha sicuramente preso una strada meno spinta verso la potenza; il frutto è molto piacevole e veleggiano anche erbe aromatiche; l’annata più esile gli ha giovato rendendolo più serbevole, senza perdere in portanza espressiva.
Castiglion del Bosco: anche qui devo ricredermi, non mi hanno mai particolarmente emozionato i Brunello di quest’azienda, ma in questo caso riconosco di avere davanti una bella interpretazione dell’annata, finezza e freschezza si esprimono già al naso attraverso un pot-pourri di fiori di campo e frutti di bosco, mentre al gusto ha preso il meglio dall’annata senza tentare di stravolgerlo, il risultato è più che convincente, ottima pulizia e progressione in equilibrio.
La Casaccia – Canalicchio di Sopra: fine e preciso all’olfatto, non si atteggia e non fa voli pindarici, trasmette una sensazione estremamente piacevole e corroborante di viole, ciliegie, liquirizia, macchia mediterranea; al palato emerge un po’ la carica alcolica, sensazione di maturità del frutto, certamente un po’ teso e bisognoso di tempo ma già dall’eleganza delineata.

Fossacolle: abbondante ciliegia, lampone, arancia, ricordi floreali e una bocca coerente, fresca, piacevole, fedele all’annata; un’altra azienda che in un’annata non superlativa ha espresso i suoi lati migliori.
Fattoi: un’altra azienda sempre riconoscibile, Brunello di stampo tradizionale ma in chiave moderna, con un bel frutto vivo e un palato pieno, succoso, con il classico tannino teso ma smussato delle più incisive durezze.
DA MENZIONARE
Ci sono quei vini che, almeno per il momento, non sono arrivati al vertice, ma sembrano avere le carte per raggiungerlo con il tempo. Ecco i nomi.
Altesino
Vigna Montosoli – Canalicchio di Sopra
Caprili
Sensis -Cava d’Onice
Mastrojanni
Magistra – Sesta di Sopra
Pianrosso – Ciacci Piccolomini d’Aragona
Poggiarelli – Cortonesi
Elia Palazzesi
Fattoria dei Barbi
Il Palazzone
Lazzeretti
Roberto Cipresso
Poggio alle Mura – Banfi
Roberto Giuliani




