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Anteprima Vino Nobile di Montepulciano 2022: il progetto “Pievi” apre le porte a un futuro diverso

Montepulciano e San Biagio
San Biagio, una delle 12 Pievi di Montepulciano

Da qualche anno sembra che a Montepulciano si stia dibattendo su quale direzione intraprendere per mantenere viva l’attenzione su un territorio che ha nel vino una delle sue maggiori attrattive. Parliamo ovviamente del Vino Nobile di Montepulciano, che nel succedersi dei disciplinari ha subito cambiamenti significativi. Approvato DOC con DPR del 12 luglio 1966 e DOCG con DPR del 1° luglio 1980, contemporaneamente al Brunello di Montalcino (sebbene sulla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale la spunti il Brunello, 15 novembre 1980, mentre per il Nobile bisogna aspettare il 17 febbraio dell’anno dopo), vanta la prima fascetta DOCG d’Italia.

La fascetta n.1 della docg Vino Nobile di Montepulciano

Sappiamo bene che dalla fine degli anni ’80 (lo scandalo del vino al metanolo risale al 1986) si è assistito a un progressivo rinnovamento del vino italiano, sia perché era fondamentale ricuperare l’immagine, sia perché era nell’aria la necessità di fare qualcosa per non essere esclusi da un mercato sempre più esigente e con sempre maggiori opportunità di scelta.
Sappiamo anche che i famosi Supertuscans ebbero un ruolo fondamentale, furono apripista di un linguaggio innovativo e più indipendente da disciplinari che, per certi aspetti, tenevano imbrigliate una serie di strade che poi si sono rivelate in gran parte positive.

Veduta da Montepulciano

Arriviamo poi al triste 2008, al periodo di Brunellopoli e dell’articolo de L’Espresso intitolato “Velenitaly” in occasione della fiera vinicola più importante d’Italia, non voglio addentrarmi su cose di cui ormai tutti sono a conoscenza, ma è semplicemente per sottolineare quanto la linea fra una voglia sana di riscattarsi e quella di approfittare di un momento positivo per prendere scorciatoie sia sempre dietro l’angolo.
In questo caso, ci siamo trovati di fronte a un tentativo di alcuni produttori di aggirare il disciplinare del Brunello di Montalcino riguardo all’utilizzo obbligatorio del solo sangiovese. Perché Montalcino e il suo Brunello sono troppo famosi nel mondo per scegliere di percorrere una strada diversa trasformando il proprio vino DOCG in semplice IGT, con conseguente perdita economica e di immagine.
Il disciplinare del Nobile, al contrario, non ha mai previsto la presenza esclusiva del prugnolo gentile (così si chiama il sangiovese locale), anzi, hanno pensato bene di allargare le possibilità portando la presenza di questo vitigno al 70% minimo, ma con la possibilità di usare qualsiasi altra varietà consentita dalla regione per il restante 30%.
A dire la verità a Montalcino ci avevano provato a ritoccare timidamente il disciplinare, consentendo una piccola percentuale di altre uve, ma la proposta non è mai passata.
È ovvio che un disciplinare “aperto” come quello del Nobile rende molto più difficile dare un’identità precisa al noto vino toscano, c’è una bella differenza fra chi usa solo prugnolo e chi ci aggiunge cabernet, merlot, syrah e quant’altro. Sicuramente negli anni passati questa scelta ha anche premiato alcuni produttori che, consapevoli della corrente di gusto di quel periodo, l’hanno intrapresa, ma sappiamo bene quante difformità, lacune, difficoltà identitarie tutto questo ha provocato.

Montepulciano

Ecco allora che il progetto “Pievi”, presentato per la prima volta il 16 maggio 2021 e riproposto alla stampa durante l’anteprima del 24 marzo 2022 nelle sale del consorzio, con tanto di degustazione di 12 campioni, ciascuno rappresentante una delle Pievi che circondano il territorio di Montepulciano, racchiude in sé sia una parte fortemente innovativa che un ritorno alle origini, o meglio a una visione del vino legata al vitigno d’elezione ma anche al terroir e alle sue diverse condizioni microclimatiche e territoriali.
Un progetto che è stato condiviso da tutti i consorziati e, al momento, coinvolge 41 aziende, con il contributo degli enologi Luano Bensi, Franco Bernabei, Riccardo Cotarella, Mery Ferrara, Lorenzo Landi e Maurizio Saettini.
Nello specifico le Pievi non sono altro che i riferimenti storici delle famose UGA, ovvero le Unità Geografiche Aggiuntive, frutto di una ricerca durata oltre un anno, che ha portato a identificare ogni singola sottozona in base alla sua geologia, geografia e storia. Questo produrrà a breve un nuovo disciplinare con una terza tipologia di vino, caratterizzata dalla menzione “Pieve”, con regole proprie, strettamente legate al prugnolo gentile e ai vitigni autoctoni complementari come ciliegiolo, canaiolo, colorino e mammolo (niente varietà internazionali), alla tracciabilità, alle rese basse, all’importanza del lungo affinamento in legno e bottiglia, al nome da riportare in etichetta, che sarà quello dei toponimi territoriali (ovvero le attuali UGA) che caratterizzarono il distretto poliziano fin dall’epoca tardo romana e longobarda, collegati alla continuità della produzione vitivinicola sia da un punto di vista storico che paesaggistico: Cervognano, Cerliana, Caggiole, Sant’Albino, Valiano, Ascianello, San Biagio, Le Grazie, Gracciano, Badia, Sant’Ilario e Valardegna.
Entrando nel dettaglio, vediamo subito che ogni unità geografica ha proprie caratteristiche:

Mappa Pievi di Montepulciano

Cervognano – si trova nel settore Sud-Est; dal punto di vista geologico è di formazione pliocenica, composto da sabbie fini e limi argillosi, spesso sovrastanti sabbie diagenizzate; altitudine 320 m.s.l.m., esposizione Ovest, terreno rossastro, argilloso-sabbioso con presenza di scheletro, leggermente calcareo.
Cerliana – settore Nord-Est; pliocene, sedimenti di argille limose compatte con intercalazioni di sabbie, calcarei. Altitudine vigneto 320 m.s.l.m., esposizione Sud-Est; terreno grigio chiaro, nocciola, con tessitura argillosa, calcareo.
Caggiole – si sviluppa verticalmente a nord del comune di Montepulciano, geologicamente appartiene al pliocene, la parte più alta è sabbiosa grossolana, la zona bassa ha pochissimo scheletro, calcare e sabbia. Altitudine vigneto 320 m.s.l.m., esposizione Nord-Ovest.
Sant’Albino – settore Sud; pliocene, zone con sedimenti limoso argillosi sovrastanti sabbie diagenizzate e zone con sedimenti sabbiosi; calcarei. Altitudine vigneto 450 m.s.l.m., esposizione Sud-Est, terreno di colore bruno rossastro, franco sabbioso e calcareo.
Valiano – settore Est; pleistocene, ambiente collinare di origine fluvio-lacustre; sedimenti di argille sabbiose. Altitudine vigneto 305 m.s.l.m., esposizione Sud-Est; terreno di colorazione bruno nocciola, franco-argilloso, leggermente calcareo.
Ascianello – settore Nord; pliocene, sedimenti limoso argillosi sovrastanti sabbie diagenizzate; calcarei. Altitudine vigneto 450 m.s.l.m., esposizione Est-Nord/Est; terreno bruno giallastro, franco-sabbioso, con scheletro, leggermente calcareo.
San Biagio – settore Ovest; pliocene, sedimenti di sabbie grossolane e sedimenti argilloso-limosi; calcarei. Altitudine vigneto 450 m.s.l.m., esposizione Sud-Ovest; terreno bruno chiaro, argilloso, calcareo.
Le Grazie – settore Nord; pliocene, zone alte con sedimenti di sabbie fini e limi; zone basse con sedimenti argilloso-limosi e calcarei. Altitudine vigneto 360 m.s.l.m., esposizione Sud; terreno bruno chiaro, franco-argilloso, calcareo.
Gracciano – settore Nord; fine pliocene, inizio pleistocene; terrazzi fluvio-lacustri con sedimenti sabbioso-limosi e ciottoli silicei. Altitudine vigneto 280 m.s.l.m., esposizione Nord-Est; terreno bruno rossastro, franco-sabbioso argilloso, non calcareo.
Badia – settore Nord; confine pliocene-pleistocene; sedimentazioni marine e lacustri di argille e sabbie. Altitudine vigneto 300 m.s.l.m., esposizione Sud-Est; terreno composto da argille limose intercalate a sabbie.
Sant’Ilario – settore Sud-Est; terrazzi fluvio-lacustri tra pliocene e pleistocene; zona alta di sedimenti limosi e poco calcarei; zona bassa di sedimenti sabbiosi non calcarei. Altitudine vigneto 380 m.s.l.m., esposizione Est; terreno di colore grigiastro, franco-argilloso, con scheletro.
Valardegna – settore Sud-Est; pliocene; sedimenti di sabbie grossolane a monte; sabbie frammiste ad argille a valle; calcarei. Altitudine vigneto 360 m.s.l.m., esposizione Sud-Est; terreno grigio giallastro, franco-argilloso e franco-sabbioso; calcareo.
Anche se il disciplinare sta completando l’iter per essere approvato e pubblicato in gazzetta, è prevista la retroattività, pertanto la prima annata “Pieve” prodotta è la 2020 che, secondo i tempi stabiliti sull’affinamento (36 mesi), verrà messa in commercio nel 2024.
La degustazione dei 12 campioni, inevitabilmente giovanissimi, ha già messo in evidenza le potenzialità qualitative di questi vini e le loro differenze. La presenza quasi sempre al 100% di sangiovese, in alcuni casi con piccolissime quote di colorino e canaiolo, ha contribuito a dare a questo Nobile proprio quelle caratteristiche di tradizionalità e territorialità di cui aveva bisogno, proponendo un’immagine più chiara e univoca, non tanto dal punto di vista squisitamente degustativo, ma piuttosto per delle regole precise che tutti dovranno adottare affinché la “terza via” del Nobile possa essere presente in ogni realtà produttiva.

Caggiole, San Biagio, Ascianello

In sintesi, ho trovato già ben inquadrato il “Pieve Caggiole”, dai profumi intensi e generosi di ciliegia, amarena, mora, con tocchi speziati fini e un timbro espressivo ben delineato, fine, che ho ritrovato stimolante al palato, fresco e avvolgente, persistente, con un bel tannino rifinito.
Ottimo anche il “Pieve San Biagio” che si fregia di un 5% di canaiolo, vino più “alto”, siamo a 450 metri, esposizione Sud-Ovest, nonostante la raccolta sia inevitabilmente più tardiva di altre zone, il frutto appare maturo al punto giusto, con note di arancia sanguinella e ciliegia, un corpo importante e articolato, con una bella spinta tannica e una struttura che lascia intuire un lungo percorso evolutivo.
Anche il “Pieve Ascianello” proviene da una quota analoga, ma qui l’esposizione è Est-Nord/Est, i profumi puntano sul floreale, erbe di campo, fragoline di bosco, bocca sapida, con tannino già risolto e frutto che torna stimolante.

Argiano, Cerliana, Valardegna

Il “Pieve Sant’Ilario” (ex Argiano) nasce a 380 metri di altitudine da un vigneto esposto a Est, sangiovese in purezza, ha toni di frutta scura, effluvi ferrosi e di liquirizia, molto suggestivo e particolare; al gusto si percepisce un tannino esuberante e una forte sapidità, deve equilibrarsi ma promette grandi cose.
Altro sangiovese in purezza il “Pieve Cerliana”, esposizione Sud-Est a 320 metri di altitudine, rubino profondo con riflessi violacei, parte con note di viola mammola, poi mirtillo, mora, spezie in formazione; bocca densa, piena, avvolgente, tannino ben estratto e maturo; altro vino che sembra avere una lunga prospettiva.
Quel 2% di colorino e canaiolo nel “Pieve Valardegna” non incide di certo sul vino, ma lascia supporre una convivenza antica in vigneto con il sangiovese. Gelso e ciliegia accompagnano dei profumi che si amplificano col passare dei secondi, a tratti terroso e minerale, rivela una trama gustativa intensa e profonda, incisiva nel tracciato tannico ma di breve impatto.

Sant'Albino, Valiano, Cervognano

Il “Pieve Sant’Albino” torna a 450 metri di altitudine e sfoggia notevole complessità, proponendo influssi vegetali maturi, frutto rotondo e polposo, tannino appena ruvido, buona acidità, finale piacevole e prolungato.
Con il “Pieve Valiano” ci spostiamo su toni di macchia mediterranea, tabacco, agrumi, erbette aromatiche, ciliegia matura; qui il tannino appare quasi delicato, sussurrato, si sta muovendo e componendo una tavolozza che si profila davvero interessante.
Pieve Cervognano” torna a esprimere tratti ferrosi, ma anche ciliegia, lampone e mora, arancia rossa; tannino importante, c’è slancio nel sorso, progressione, altro vino che procede verso una caratterizzazione che gli darà una bella personalità.

Le Grazie, Badia, Gracciano

Il “Pieve Le Grazie” presenta sfumature agrumate, prugna, mora e ciliegia, al palato ha una buona ampiezza, tracciato orizzontale, tannino dolce, c’è lunghezza e continuità.
Rubino violaceo è il colore del “Pieve Badia”, che regala note di rosa, amarena, cardamomo, chiodo di garofano, ginepro; al palato è scalpitante, con una struttura importante, ancora aggressivo, si capisce che per la mole del vino è fondamentale un lungo affinamento.
Infine il “Pieve Gracciano” mi è sembrato quello più bisognoso di tempo per equilibrarsi, ancora chiuso al naso esprime toni di tabacco e prugna, mentre al palato ha il respiro un po’ corto, tannino teso, tutti segni che troveranno un assestamento e maggiore apertura al termine del suo percorso di affinamento.

Roberto Giuliani

Roberto Giuliani

Figlio di un musicista e una scrittrice, è rimasto da sempre legato a questi due mestieri pur avendoli traditi per trent’anni come programmatore informatico. Ma la sua vera natura non si è mai spenta del tutto, tanto che sin da ragazzo si è appassionato alla fotografia e venticinque anni fa è rimasto folgorato dal mondo del vino, si è diplomato sommelier e con Maurizio Taglioni ha fondato Lavinium, una delle prime riviste enogastronomiche del web, alla quale si dedica tutt’ora anima e corpo in qualità di direttore editoriale. Collabora anche con altre riviste web e ha contribuito in più occasioni alla stesura di libri e allo svolgimento di eventi enoici. Dal 2010 collabora all'evento Terre di Vite di Barbara Brandoli e dal 2011 fa parte del gruppo Garantito Igp.

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