Accademia Le Ali di Mercurio: l’enologo, il progetto, i vignaioli

Conosco Vincenzo Mercurio da parecchio tempo, l’ho incontrato per la prima volta durante una serata organizzata presso l’azienda di Antonio Caggiano; poi da Mastroberardino e in più occasioni quasi sempre in eventi campani. Gli anni passano e Vincenzo non si è certo accontentato dei successi ottenuti con la sua professione, ha sempre avuto nella testa la voglia di fare qualcosa che andasse oltre il ruolo classico dell’enologo. Le tante piccole e grandi realtà produttive con cui ha collaborato gli hanno permesso di comprendere i loro pregi e i loro limiti, quasi sempre dovuti alla mancanza di strumenti e conoscenze per affrontare un mercato sempre più complesso e competitivo.

Da qui l’idea di costituire nel 2015 l’Accademia Le Ali di Mercurio, un percorso di crescita che ha l’obiettivo di formare nuove figure professionali, in grado di proporsi con maggiore consapevolezza, non più in solitudine, ma un vero e proprio network, dove la collaborazione, la condivisione di iniziative, la partecipazione a fiere ed eventi internazionali diventa un fatto collettivo e ben coordinato.
L’iniziativa ha riscosso un tale successo che in soli tre anni Le Ali di Mercurio ha raggiunto numeri che testimoniano un’attività in pieno fermento: 60 vitigni e 250 ettari, distribuiti su ben 10 regioni italiane, 120 etichette prodotte e un milione di bottiglie annue.
Ovviamente Vincenzo presta la sua consulenza in vigna e cantina, con risultati che è facile notare, grazie non solo alla sua consolidata esperienza, ma anche al suo approccio estremamente rispettoso che guarda al biologico come filosofia di vita, dove l’ecosistema rappresenta la base essenziale da cui partire per fare eccellenti vini.
Quando mi ha proposto di degustare una selezione di vini di alcune aziende (10) che fanno parte del progetto, non ho esitato a dargli la mia disponibilità, anche perché ho letto la lista dei nomi: tutti produttori decisamente interessanti, molti dei quali conoscevo già, ma prima che Vincenzo gli fornisse la propria consulenza.
Ho effettuato gli assaggi in assoluta tranquillità e senza fretta, perché credo che tutti i vini meritino la massima attenzione e diano il meglio con il passare dei minuti, a volte anche delle ore; il risultato è stato decisamente positivo, non solo per la qualità media dei vini, ma anche perché è piuttosto evidente il filo conduttore, il percorso che li accomuna nonostante provengano da luoghi del tutto diversi: la sincerità, la naturalezza espressiva. Sembrano parole banali, ovvie, ma non è così, ci sono molti vini ben fatti, ma limitati da una tecnica troppo evidente, che non gli permette di avere quello slancio, quell’energia pura che è in grado di lasciare una traccia dentro, di muovere le corde dell’emozione.
Ecco, questi vini hanno in comune il merito di saper trasmettere qualcosa che va ben oltre i riconoscimenti organolettici, che non può essere racchiuso in una valutazione numerica, ma diventa espressione di uomini e territori, di lavoro e passione, di rispetto e devozione, di sacrificio e riscatto.
Ve li racconterò azienda per azienda, iniziando con Marco Antonelli
Roberto Giuliani
