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Sabato 26 e domenica 27 gennaio al Palazzo della Gran Guardia di Verona, la presentazione della nuova annata
Nella cornice del Palazzo della Gran Guardia di Verona, sabato 26 e domenica 27 gennaio verrà presentato agli operatori di settore e al pubblico invitato l’Amarone della Valpolicella 2004. Oltre alla consueta degustazione delle nuove annate, è prevista una conferenza stampa durante la quale il presidente del Consorzio Tutela Vini Valpolicella Emilio Pedron farà il punto sull’Amarone, mentre Daniele Accordini e Paolo Fiorini presenteranno i dati relativi all’annata 2004. Infine, Nicola Bottura ci parlerà della zonazione della Doc Valpolicella, un lavoro impegnativo durato tre anni che ha fra gli altri, lo scopo di identificare le aree più vocate alla produzione di Valpolicella di qualità.
I numeri che cambiano In attesa di partecipare all’evento, vorrei fare una riflessione su quello che sta accadendo in Valpolicella da qualche anno a questa parte. I dati produttivi presentati dal Consorzio non lasciano dubbi: con l’annata 2006 la produzione di uve destinate all’Amarone e al Recioto è cresciuta nettamente rispetto al 2005 (236.552 quintali mentre nel 2005 erano 171.861), al contrario quella destinata al Valpolicella, sia della zona Classica (171.861 nel 2006, 180.609 nel 2005) che dell’area Doc (254.592 contro i 259.220 del 2005) ha subito una leggera diminuzione. E’ un dato che fa riflettere, soprattutto confrontandolo con gli anni precedenti, in particolare se torniamo indietro di un decennio, nel 1996 le uve destinate al Recioto e all’Amarone erano 54.693 quintali, mentre per l’area più ampia del Valpolicella erano 245.673 e per la zona classica addirittura 203.455. Una produzione, quindi, che per quanto riguarda l’Amarone (per il Recioto le quantità sono comunque minori), in soli dieci anni è cresciuta del 400%. Carta canta, mettendo in risalto una precisa direzione intrapresa già da qualche tempo ma oggi decisamente amplificata: quella di puntare soprattutto sui vini destinati all’appassimento. Non è un caso che anche per il Valpolicella venga sempre più utilizzata la tecnica del ripasso, ovvero la rifermentazione delle uve con le bucce del Recioto o dell’Amarone. Di fatto la richiesta all’estero è orientata proprio su questa tipologia di vino, mentre nel nostro Paese le cose stanno un po’ diversamente. Viene però da chiedersi se in questo modo non si finirà progressivamente per cancellare il Valpolicella Doc, vino che ha una sua ben precisa identità e certamente meglio dei fratelli “maggiori” è in grado di accompagnare la buona tavola regionale e nazionale senza mai appesantire o stancare. Come avevo già sottolineato l’anno passato, fare vini potenti, superalcolici, con evidente residuo zuccherino, potrà anche riscuotere successi all’estero (ma ancora per quanto?), ma tende inesorabilmente a soffocare una tipologia di vino che dovrebbe invece rappresentare la tradizione e la storia di questa magnifica terra che è la Valpolicella. Questa politica commerciale va in netta contraddizione con ciò che, invece, sta avvenendo un po’ dappertutto: si ritorna ai vini bevibili, meno estremi e meno enologici, vini che a tavola si possono finire senza sentirsi appesantiti e intontiti dall’alcol. Riusciranno i nostri eroi a piazzare sul mercato così tanti Amaroni e Valpolicella “ripassati”?
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