Addio ad Armin Loacker: chi non ha mai mangiato un suo wafer scagli la prima pietra

È morto Armin Loacker, indubbiamente il re dei wafer. Nel 1925 il padre Alfons aprì una piccola pasticceria in piazza Domenicani a Bolzano, già allora aveva iniziato a produrre i primi wafer. Ben presto la sua fama arrivò in tutta la regione, poi con la seconda guerra mondiale fu costretto a interrompere l’attività.
Ma Alfons non si perde d’animo e, pur in condizioni economiche disastrate, riuscì a fine 1945 a riprendere l’attività, poco dopo acquistò importanti macchinari che gli permisero di aumentare la produzione e il fatturato. Negli anni ’70 lo affianca Armin, che riesce a dare una svolta ulteriore all’azienda ottenendo risultati di vendite importanti a livello nazionale, affiancato dalla sorella Christine Zuenelli-Loacker.

Nel 2017 la Loacker ha prodotto la bellezza di 876 milioni di pezzi, nello stabilimento ad Auna di Sotto i forni sono in grado di produrre 40 mila confezioni di wafer al giorno.
I suoi wafer hanno rappresentato davvero un’epoca e sono stati un punto di riferimento nell’industria dolciaria, tanto da aver permesso ad Armin e Christine di ottenere nel 2017 il premio “Una vita per l’economia”.
Chi non ha assaggiato almeno una volta nella vita quei wafer nelle diverse tipologie? Io sicuramente, soprattutto in età giovanile, erano fra le “merendine” che preferivo, magari insieme a una cioccolata calda.
L’azienda, che oggi conta un migliaio di dipendenti, continuerà il suo percorso con i figli di Armin Andrea e Martin e con il figlio di Christine Ulrich.
Roberto Giuliani


