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AnteprimeIl vino nel bicchiere

Gamay del Trasimeno. Il gamay che gamay non è: che vitigno è?

Anteprima Trasimeno Gamay 2023

Per una volta ho concesso a me stesso, e soprattutto ai lettori, un titolo fuori dagli schemi per raccontare la storia del Gamay del Trasimeno. La questione va spiegata molto bene proprio per evitare malintesi. Lo “slogan” in realtà è venuto fuori, per puro caso presumo, durante un’esclamazione di Vincenzo Scivetti, delegato di Grenaches du Monde in Italia, durante il convengo “La grenache in Italia tra opportunità e obiettivi comuni: il Trasimeno incontra il Cannonau di Sardegna. Territori e profili a confronto”. Si è tenuto lo scorso 7 ottobre a Corciano (PG).

Panorama dal comune di Corciano
Panorama dal comune di Corciano

Ebbene sì: il trasimeno gamay in realtà con il vitigno francese ha ben poco da spartire, trattasi di grenache l’uva più allevata al mondo. Il motivo di tale incongruenza a mio avviso è una metafora di quanto la popolazione umbra sia legata alle proprie origini, alle usanze e tradizioni del passato, le stesse che ancor oggi mostrano un volto autentico. Quest’ultimo è possibile tradurlo attraverso prodotti e materie prime di grande qualità. Fin dal suo arrivo in quest’area, la tecnica di allevamento prescelta fu l’alberello e non la “vite maritata” ben più comune nell’area del Trasimeno.

Vigneti del Trasimeno
Vigneti del Trasimeno

Tra le varietà maggiormente allevate ad alberello in Francia vi è per l’appunto il gamay, utilizzato per produrre il noto Beaujolais. Per questo motivo, tra le sponde del lago Trasimeno, prese erroneamente il nome della cultivar francese. La questione ancor oggi genera non poca confusione, soprattutto riguardo mercati nazionali ed internazionali. I vignaioli del luogo, nonostante tutto, continuano a chiamarlo trasimeno gamay al fine di continuare la tradizione avviata dai propri padri, dai nonni. Fu introdotto da queste parti a partire dal XVI secolo, nel periodo di dominazione spagnola nell’Italia centro-meridionale conseguente alla pace di Chateau-Chambrésis del 1559.

Castello di Vino a Corciano

L’influenza spagnola nell’area adiacente alla città di Perugia e sulle rive del Trasimeno è testimoniata dal matrimonio tra il Duca Fulvio Alessandro della Corgna, da cui deriva il nome del palazzo di Castiglione del Lago, e la marchesa Eleonora de Mendoza. Tornado al vitigno umbro, fa parte della famiglia della grenache (o garnacha, in spagnolo) ed è lo stesso vitigno da cui derivano il cannonau sardo, la granaccia ligure e il tai rosso dei Colli Berici, in provincia di Vicenza. Nel gennaio 1997, al fine di promuovere ulteriormente le peculiarità dell’uva in questione, nasce il Consorzio Tutela Vini Colli del Trasimeno. L’assemblea di dicembre 2021 ha riconfermato alla presidenza, per il triennio 2022/2024, Emanuele Bizzi. Ad affiancarlo il vicepresidente Camillo Angeli e Nicola Chiucchiurlotto, quest’ultimo in qualità di direttore. Tra i tanti obbiettivi vi è senza dubbio quello legato alla comunicazione e all’organizzazione di iniziative promozionali. A tal riguardo, qualche settimana fa, ho avuto il piacere di presenziare ad una doppia masterclass tenutasi durante l’undicesima edizione di Corciano Castello di Vino. La prima, condotta dal giornalista Jacopo Cossater, incentrata sul Trasimeno Gamay; la seconda sui vini rosati del medesimo territorio, questa volta a moderare l’incontro il giornalista Antonio Boco. Ci troviamo in quel particolare fazzoletto di terra Umbria a confine con la Toscana, per l’esattezza in provincia di Perugia, dove la Doc Colline del Trasimeno, istituita nel 1972, coinvolge i comuni di Castiglione del Lago, Città della Pieve, Corciano, Magione, Paciano, Panicale, Passignano sul Trasimeno, Perugia, Piegaro e Tuoro sul Trasimeno. Un luogo suggestivo dove l’ambiente, ancora in parte incontaminato, regala scorci suggestivi dove la vite si integra perfettamente con la bellezza del paesaggio.

Il Lago Trasimeno

Un territorio vitivinicolo legato inesorabilmente al lago omonimo che lo rappresenta, una sorta d’icona. Gli abitanti del luogo lo definiscono poeticamente: “un velo di malinconia su una bellezza struggente, azzurra e tenera, increspata di canne”. Un volano turistico ed economico non indifferente, attorno ad esso vengono svolte da millenni le principali attività della zona. Le stesse generano risorse anche di tipo agricolo: olio, vino, pesce e cereali.
Frequentare il pittoresco comune umbro durante la rassegna Corciano Castello di Vino, organizzata dall’associazione omonima e patrocinata dal Consorzio Tutela Vini Colli del Trasimeno, è un’esperienza che lascia il segno. Non soltanto perché stiamo parlando di uno tra i borghi medioevali più affascinanti e pittoreschi dell’intera regione, ma perché l’aria che si respira è unica e soprattutto autentica. Gli abitanti del luogo sentono molto questo evento, in tre giorni si parla di oltre dieci mila presenze.

I protagonisti del Consorzio Tutela Vini Doc Colli del Trasimeno
I protagonisti del Consorzio Tutela Vini Doc Colli del Trasimeno

Trovo corretto menzionare le sedici Cantine associate al Consorzio, soprattutto considerando l’impegno profuso e i passi avanti fatti negli ultimi anni in termini di qualità media dei vini prodotti. In ordine alfabetico: Azienda Agraria Carlo e Marco Carini, Berioli, Cantina Goccia, Cantina Nofrini, Castello di Magione, Coldibetto, Duca della Corgna, Il Poggio, La Querciolana, Madrevite, Montemelino, Podere Marella, Poggio Santa Maria, Pucciarella, Società Agricola Casaioli e Viandante del Cielo. La percentuale di rappresentatività del Consorzio Trasimeno sfiora il 90% per un totale di 270 ettari. Tra il 2016 e il 2020 la produzione media annua di uve appartenenti alla Doc Trasimeno è stata di 13.000 quintali, mentre la produzione, in vino, si attesta sui 7600 quintali. Le bottiglie certificate dal Consorzio negli ultimi tre anni sono circa 990.000. Per quanto concerne il trasimeno gamay la superfice vitata si attesta attorno ai trenta ettari, ma visto l’impegno profuso dagli attori coinvolti si prevede un incremento sostanziale negli anni a venire. Non posso che avvalorare quest’ultima tesi perché dagli assaggi effettuati durante la specifica masterclass, ho potuto constatare che le aziende vitivinicole coinvolte, spesso giovani, desiderano fortemente tradurre le peculiarità del territorio attraverso la cultivar prescelta.

Il relaltore e giornalista Antonio Boco
Il relatore e giornalista Antonio Boco

La scelta di affinare il vino quasi sempre in acciaio o cemento, inoltre, avvalora ancor di più la mia intuizione; così facendo appaiano ancor più nette le virtù del prodotto, soprattutto a livello olfattivo. I campioni degustati (laddove il vino è stato affinato in legno lo segnalerò) mostrano un profilo del tutto diverso da altre zone d’Italia, e d’Europa, dove la nota cultivar viene allevata. Mediante il mio punto di vista sui campioni assaggiati capirete le principali differenze. Per quanto concerne il palato invece, data la gradazione alcolica che in alcuni casi raggiunge anche i 16% vol., è innegabile che il Gamay del Trasimeno richieda spesso e volentieri l’abbinamento gastronomico, così da esaltare la pietanza e trovare una sorta di centralità in termini gustativi. Preparazioni sontuose a base di carne arrostita e in umido, primi piatti con sughi saporiti e succulenti, formaggi stagionati; tutto ciò senza considerare la norcineria umbra, tra i veri patrimoni della regione.

Il relaltore e giornalista Jacopo Cossater
Il relatore e giornalista Jacopo Cossater

Per quanto concerne i rosati del Trasimeno a mio avviso occorre lavorare ancora molto, e soprattutto inquadrare una tipologia di vino che possa incontrare il gusto del mercato, senza perdere di vista ciò che ha da offrire il territorio in relazione alle cultivar utilizzate: in purezza o mediante l’assemblaggio. I vini etichettati con la Doc Trasimeno Rosato vedono l’impiego del 40% (minimo) di uve sangiovese, a saldo le più utilizzate sono trasimeno gamay, merlot e ciliegiolo. Di otto differenti campioni corrispondevano a tale categoria soltanto due referenze, gli altri, tolto uno spumante rosé, appartenevano all’Igp Umbria Rosato.

Masterclass Rosati del Trasimeno
Masterclass Rosati del Trasimeno

Ho apprezzato particolarmente “Es…senza” 2022 dell’Azienda Il Poggio, da uve sangiovese e pinot nero. Il suo colore rappresenta maggiormente la tradizione dei rosati del Centro Italia, un bel chiaretto vivace e luminoso. Inoltre i sentori risultano definiti e riconducibili ai due varietali: frutti rossi, spezie cangianti e una piacevole scia salmastra e in parte minerale. Anche l’attacco in bocca è vivo, slanciato e con un lieve residuo tannico. Un vino di carattere insomma. Ha catturato la mia attenzione anche il “Ciliegio” Umbria Rosato 2022 della Cantina Montemelino, da uve ciliegiolo in purezza. Diversa trama cromatica, rosa tenue con riflessi pesca, ma tratti olfattivi riconducibili all’uva mediante il quale viene prodotto: pepe rosa, fragolina di bosco e scorza di arancia sanguinella; eco salmastra e cipria in chiusura. Sorso fresco, scattante, dinamico e per nulla ammiccante.
Passiamo ora alla descrizione dei nove vini facenti parte della masterclass dedicata al Trasimeno Gamay, condotta dal giornalista ed esperto del territorio Jacopo Cossater. Il vitigno che dà il nome alla Doc questa volta è utilizzato sempre in purezza.


Masterclass Gamay del Trasimeno
Masterclass Gamay del Trasimeno

1- Trasimeno Gamay 2022, Pucciarella
Rubino vivace, media trasparenza/consistenza. Intenso al naso di ciliegia matura, geranio, spezie dolci e cosmesi. In bocca l’alcol percepito in questa fase scalpita, migliora nella parte finale dove la sapidità incontra una buona spalla acida.

2- Trasimeno Gamay Opra 2022, Madrevite
Rubino chiaro, trasparenza e vivacità di colore. Al naso è un profluvio di frutti rossi e zagara, lieve tostatura/fumé, tracce di eucalipto. Bella espressività e vigoria in termini di acidità e succo, tannino ricamato a mano, media sapidità e struttura. Piuttosto lungo.

3- Trasimeno Gamay Rosso Principe 2022, Cantina Nofrini
Rubino caldo, cupo, impenetrabile. Vengo subito rapito dal classico liquore all’amarena, in sequenza: liquirizia dolce, cacao, geranio selvatico e grafite. Bocca grassa, voluminosa, sapidità appena accennata, il finale tende lievemente a sedersi per via del fatto che la freschezza tarda ad arrivare; tannino serico e dolce.

Masterclass Gamay del Trasimeno

4- Trasimeno Gamay Divina Villa 2021, Duca della Corgna
Rubino profondo, media trasparenza ed estratto. Un bouquet di profumi articolato, sfumature “piccanti” e incisive: erbe officinali, pepe verde, zagara e timo, manca a mio avviso un ritorno di frutto opportunamente maturo; a mio avviso è ancora giovane. In bocca mostra una buona freschezza, tannino “cremoso” e sapidità preponderante, ha stoffa. Vino in divenire.

5- Trasimeno Gamay E-TRUSCO 2021, Coldibetto
Trama cromatica calda, profonda: un bel rubino che riempie la vista. A mio avviso il vino è stato imbottigliato di recente, si avverte ancora la parte vinosa che si confonde con note di cardamomo, macchia mediterranea, amarena, barbabietola e un finale che ricorda il pomodoro secco. Conquista il fatto che al palato i 16% vol. non si sentono affatto, il sorso è goloso, sapido ed il tannino dolce e virtuoso. Vino sorprendente.

6- Trasimeno Gamay C’OSA 2020, Madrevite
Rubino intenso, unghia violacea. Affina in botte grande da 10 hl. In questa fase il naso è poco espressivo, l’annata 2020 è stata estremamente calda in zona e lo si avverte dai toni di frutti neri in confettura, lieve salamoia e un flebile accento terroso. Il frutto al contrario in bocca appare pieno, rotondo; è un palato dotato di armonia e freschezza, oltre ad un buon allungo finale. Vino totalmente scoordinato in questa fase ma si lascia bere che è un piacere. Che strani scherzi riserva questo Trasimeno Gamay!

Palazzo del Comune di Corciano
La sede del Comune di Corciano

7- Trasimeno Gamay Divina Villa Riserva 2019, Duca della Corgna
Rubino, unghia granato. Consistente. Affina in botte grande di rovere. Intenso al naso, il legno non è del tutto disciolto all’interno della materia. Con lenta ossigenazione: cardamomo, pepe verde, geranio selvatico, zagara, timo e cuoio. Media struttura e sapidità, la parte finale scorre via un po’ troppo velocemente rivelando un frutto piuttosto maturo.

8- Trasimeno Gamay Fontinius 2019, Casaioli
Rubino di media trasparenza e vivacità di colore, unghia granata. Affina in barrique e tonneau. Il respiro è intrigante così come il frutto che richiama incessanti ricordi di ribes e mirtillo nero; la spezia è dolce e sa di paprika, non solo: grafite, pepe nero, legni nobili ben fusi alla materia e tabacco. Bella progressione gustativa e tanto succo, il centro bocca è pieno, forse ancora lievemente coperto dal legno tuttavia sfuma pulito, appagante e lungo. Tra i migliori dell’intera batteria in termini di pienezza gustativa e al contempo bevibilità.

9- Trasimeno Gamay Legamè 2019, Il Poggio
Granato/rubino di media trasparenza ed estratto. Dapprima ricolmo di ricordi legati al cioccolatino ripieno di liquore all’amarena, caffè, tabacco e cuoio, cambia registro trascorsi venti minuti dalla mescita. A questo punto appare nitida una sensazione floreale di rosa rossa e geranio, lieve salamoia di olive e terriccio umido. Ne assaggio un sorso e la sensazione di equilibrio – tra parte acida, assenza di alcol percepito e sapidità – risulta particolarmente convincente, così come il finale: lungo e appagante. Grande vino.

Andrea Li Calzi

Andrea Li Calzi

È nato a Novara, sin da giovanissimo è stato preso da mille passioni, ma la cucina è quella che lo ha man mano coinvolto maggiormente, fino a quando ha sentito che il vino non poteva essere escluso o marginale. Così ha prima frequentato i corsi AIS, diplomandosi, poi un master sullo Champagne e, finalmente, nel giugno del 2014 ha dato vita con la sua compagna Danila al blog "Fresco e Sapido". Da giugno 2017 è entrato a far parte del team di Lavinium.

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