Il Pipato 2025 di Arrigoni racconta l’anima eroica delle Cinque Terre

Da oltre un secolo la famiglia Arrigoni lega il proprio nome a due territori profondamente diversi, ma accomunati dalla stessa vocazione: la Toscana delle colline di San Gimignano e la Liguria affacciata sul Mediterraneo. Un percorso iniziato nel 1913, quando Gervasio Arrigoni, originario di Altopascio, comincia ad acquistare e commerciare i vini prodotti dai contadini delle Cinque Terre, frutto di una viticoltura già allora fatta di piccoli appezzamenti, lavoro manuale e pendii difficili da coltivare. Da quel primo legame con la Liguria la storia della famiglia attraversa le generazioni, fino ad arrivare oggi ad Andrea e Sara Arrigoni, quarta generazione alla guida delle due realtà di famiglia.

Oggi il progetto Arrigoni si sviluppa attraverso due realtà complementari, espressione di territori unici e di una filosofia comune: produrre vini capaci di raccontare il luogo da cui nascono. Nel cuore di San Gimignano, Pietraserena rappresenta l’anima toscana della famiglia. La tenuta si estende su circa 60 ettari, di cui 48 vitati, circondati da oliveti e bosco ceduo che contribuiscono alla tutela della biodiversità del territorio. Qui trovano piena espressione due grandi protagonisti della tradizione toscana: Vernaccia di San Gimignano e Sangiovese. Le vigne danno vita a etichette che sono diventate simbolo della tenuta, come Vigna del Sole, selezione di Vernaccia di San Gimignano DOCG il cui nome fu ispirato da Franco Zeffirelli durante le riprese di Fratello Sole, Sorella Luna, Cretula Vernaccia di San Gimignano Riserva DOCG, Caulio Chianti Colli Senesi DOCG e Poggio al Vento, storico cru aziendale dedicato al Sangiovese.
Sulla costa ligure prende invece forma Rosadimaggio, il progetto con cui la famiglia Arrigoni interpreta la straordinaria complessità di un territorio sospeso tra mare e montagna, dai Colli di Luni fino alle Cinque Terre. La proprietà conta 18 ettari vitati, distribuiti tra le vigne di Sarzana e Castelnuovo Magra e gli spettacolari terrazzamenti affacciati sul mare tra Riomaggiore e Manarola. Un mosaico di parcelle dove roccia, vento e salsedine contribuiscono a definire il carattere dei vini. Vermentino, Bosco e Albarola sono le varietà che danno vita alle diverse espressioni liguri della famiglia, da Il Prefetto Colli di Luni Vermentino Superiore DOC a Tra i Monti Cinque Terre DOC Bianco, fino agli storici Sciacchetrà e Sciacchetrà Riserva e al Pipato, la selezione Cinque Terre DOC Bianco che abbiamo degustato nell’annata 2025, l’ultima in commercio.

Il vino, ottenuto da Bosco (60%), Albarola (20%) e Vermentino (20%), nasce dalla vigna Corniolo, una parcella straordinaria, scelta per la sua posizione a picco sul mare, dove ogni vendemmia diventa il risultato di equilibrio, pazienza e attenzione. Il nome del vino nasce da un curioso episodio raccontato dalla famiglia: un enologo toscano, profondamente innamorato delle Cinque Terre e del loro paesaggio, assaggiando il vino direttamente dalla vasca lo definì un vino “pipato dagli angeli”. Una frase diventata memoria e identità.
La produzione segue la filosofia di Rosadimaggio: raccolta manuale in cassette, selezione accurata dei grappoli e una vinificazione pensata per preservare freschezza e fragranza. Ma al di là della tecnica, Pipato colpisce per ciò che riesce a evocare. Nel calice emergono profumi di agrumi, fiori bianchi, erbe mediterranee e una delicata impronta marina. Il sorso è luminoso, verticale, sostenuto da una piacevole sapidità che richiama il vento e il mare delle terrazze da cui proviene.
Andrea Petrini




