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Chianti Classico Gran Selezione Vigna Terrabianca 2020

Degustatore: Andrea Li Calzi
Valutazione:
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Data degustazione:
07/2026


Tipologia: DOCG Rosso
Vitigni: sangiovese
Titolo alcolometrico: 14%
Produttore: ARILLO IN TERRABIANCA
Bottiglia: 750 ml
Prezzo medio: da 43 a 48 euro


Il nome stesso del vino lascia intravedere quanto lavoro sia stato fatto all’interno della tenuta Terrabianca, a Radda in Chianti, dalla famiglia Burkard, che dal 2019 è al timone dell’azienda omonima. Alludo alla selezione, anzi alla Gran Selezione – per citare l’omonimo disciplinare – che rappresenta oggigiorno l’apice qualitativo dei vini prodotti nelle colline del Chianti Classico. Il cru aziendale – conta solo un ettaro – prende il nome dalla storica vigna Terrabianca da cui ha origine. Qui il sangiovese è rappresentato dal clone T19, oggi poco utilizzato per la sua bassa produttività, la maturazione tardiva e i grappoli spargoli, ma rivelatosi adatto al clima sempre più caldo degli ultimi anni. Questo luogo è stato chiamato Terrabianca a causa degli effetti delle risalite di zolfo che generano macchie biancastre tra i filari delle vigne. È la parcella più storica, rocciosa e scoscesa della proprietà: viti di oltre 40 anni di età, situate a 378 metri di altitudine e rivolte a sud.
L’annata 2020 è stata caratterizzata da piogge scarse nei primi mesi invernali. Le viti hanno iniziato a germogliare a fine marzo nel pieno delle giornate fredde con temperature alle volte inferiori agli zero gradi. Ne è seguito un decorso regolare favorito da un clima ideale caratterizzato da giornate calde, secche e leggermente ventose. Come conseguenza si è notata un’ottima allegagione dei frutti che ha portato ad una buona architettura dei grappoli. Le scarse piogge hanno fatto sì che si siano evidenziati fenomeni di stress idrico a causa del clima secco e delle temperature ancora molto elevate. Un’annata buona con una produzione inferiore, comunque di ottima qualità. Dopo una vinificazione in acciaio con macerazione sulle bucce per 15–20 giorni, il vino matura per circa 20 mesi in tonneaux di rovere francese (parte nuovi, parte di secondo passaggio), prima di completare il suo percorso con un affinamento in bottiglia di almeno un anno.
Versato all’interno del calice mostra una trama color rubino con unghia granata. Apprezzo il timbro olfattivo perché rivela pian piano la freschezza agrumata che fa da corredo alla marasca, ad intriganti guizzi speziati e soprattutto ad una coltre balsamica che rinfresca ulteriormente l’insieme; quest’ultimo reso ancor più complesso da erbe officinali e liquirizia. Bel naso davvero. Nonostante i cinque anni dalla vendemmia – che per questo vino non sono davvero niente – ritrovo una trama tannica ancor fitta pur tuttavia dolce; anche la freschezza scalpita e il registro gustativo è ben lontano dall’equilibrio ideale. Risulta un vino ancora piuttosto nervoso, dotato di una notevole spina dorsale che darà – a mio avviso – grandi soddisfazioni in futuro.
Quattro chiocciole vicinissime alla quinta. Peposo toscano.

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