“Il profumo del bicchiere mezzo pieno” di Angelo Peretti: la felicità è possibile?

Esiste un linguaggio in tutti gli esseri umani che non è fatto di parole o suoni, ma di sguardi, gesti, comportamenti squisitamente corporei, spesso incontrollabili, che mettono in evidenza certi aspetti profondamente veri, inequivocabili, che si tenta di celare coscientemente o meno con l’uso della parola. È il famoso “linguaggio del corpo”, quello il cui controllo sfugge a ognuno di noi e che, a volte, viene “tradito” da un lapsus, da una parola che non si voleva dire ma che in quel preciso momento in cui è emersa, ha messo a nudo quali erano i nostri più reconditi sentimenti, oppure da un gesto involontario, un “tic”, che sfugge al nostro ossessivo bisogno di controllo. Questo linguaggio, indubbiamente più vero, è stato ben compreso dalla bioenergetica, di cui Wilhelm Reich e Alexander Lowen sono stati i massimi interpreti.
Perché ho scritto questo noioso preambolo al nuovo lavoro di Angelo Peretti? Perché se lo avete conosciuto personalmente, vi accorgerete leggendo i suoi scritti che esprimono molto bene la sua personalità più profonda e sincera. A dispetto di quanto ho premesso, Angelo è quello che scrive, lo si intuisce quasi subito: persona di cultura ad ampio spettro, con un giusto amore di sé, capace di sorridere e vedere il bicchiere mezzo pieno non solo a parole, ma nel suo vivere quotidiano, con quell’eleganza un po’ dandy che lo contraddistingue e che ritrovo in ogni pagina di questo racconto.
In questa sua nuova opera, come sempre scorrevole e mai banale, ci conduce nel “quartiere” enogastronomico con garbo e una serenità che traspare sin dalle prime righe, la lettura come ottimo supporto per rendere le nostre giornate più leggere, nel senso più bello del termine, lontano da quegli orpelli che spesso ci rendono la vita estremamente più difficile di quello che è realmente.
Ma la lettura non è affatto leggera, intesa come superficiale, al contrario ci fa riflettere sul fatto che il bicchiere va visto nella sua totalità, perché il “mezzo vuoto” non è affatto il nulla, ma parte necessaria alla sopravvivenza e alla vitalità del suo contenuto.

È la stessa accezione che ha più volte messo in evidenza il grande Riccardo Muti: la musica è fatta di suoni e di silenzi, che si intersecano e influenzano a vicenda, rivelando un insieme del tutto diverso e più in armonia.
Ebbene, “Il profumo del bicchiere mezzo pieno” è un evidente percorso verso la felicità delle piccole cose, dei momenti condivisi, della “lentezza” oggi vista come un problema e, invece, chiave comportamentale fondamentale per raggiungere il vero piacere di vivere.
E poi c’è il viaggio, attraverso il quale scopri gli odori delle città, quelli del cibo ovviamente, che sono sempre diversi e contraddistinguono le diverse culture e abitudini.
Come per gli “Esercizi spirituali per bevitori di vino”, l’autore ci accompagna in un percorso dove il vino occupa un ruolo centrale ma ben lontano da qualsiasi approccio tecnico, piuttosto parte di un racconto più ampio, dove il “vino consigliato” è il punto conclusivo di ogni viaggio intrapreso, rigorosamente in ordine alfabetico, partendo da “Agrodolce” per concludersi con “Zvanì”, ovvero Giovannino, come veniva chiamato Giovanni Pascoli da fanciullo.
Il racconto è così piacevole e condito da una grazia che rende ogni citazione parte integrante di un percorso che non vorresti volgesse al termine. Persino l’appendice, che solitamente è una vera barba e non so quanti si siano imposti per amor di patria di leggere, qui è qualcosa di completamente diverso: nove domande dove il vino è, se mai non si fosse ancora capito, un mezzo e non un fine, il tramite per un percorso di crescita interiore verso una vita più serena e consapevole, dove la bellezza è nei piccoli gesti e nel sapere cogliere ogni sfumatura attraverso la presa di coscienza di quanta meraviglia abbiamo tutti i giorni a disposizione dei nostri sensi e abbiamo il dovere di imparare ad apprezzarla, goderne, ma sempre con saggia lentezza.
Angelo Peretti ce ne dà numerosi esempi, tra cui questo che trovo meraviglioso: “scarto un cioccolatino, lo appoggio in mezzo alla lingua e aspetto che il calore del corpo lo sciolga; lo assaporo a occhi chiusi, fino all’ultimo scampolo di dolcezza”.
Se posso permettermi un consiglio: leggetelo lentamente, non come si fa solitamente con i romanzi, ma un po’ alla volta, perché va gustato così, senza fretta, soffermandovi sui tanti, deliziosi, camei di cui è contornato.
Roberto Giuliani
IL PROFUMO DEL BICCHIERE MEZZO PIENO
Di Angelo Peretti
Edizioni Ampelos
270 pagine
Prezzo 25 euro




