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Sicilia Esperides Catarratto 2024

Degustatore: Roberto Giuliani
Valutazione: @@@@@
Data degustazione:
04/2026


Tipologia: DOC Bianco
Vitigni: catarratto
Titolo alcolometrico: 12,5%
Produttore: DI BELLA
Bottiglia: 750 ml
Vino BIO:
Prezzo medio: da 18 a 22 euro


“Sbagliando si impara” (dal latino “errando discitur”, è un proverbio ancora assolutamente valido e cade a fagiolo sul catarratto, vitigno tra i più antichi di tutto lo Stivale (VII secolo a.C.) che ha le sue radici nel triangolo Trapani-Palermo-Agrigento (ma oggi lo troviamo in buona quantità anche sull’Etna). Fino agli anni ’80, però, era stato considerato solo per la sua grande capacità produttiva (catarratto in dialetto siciliano significa “abbondanza”, “ricchezza”) e usato principalmente come uva da taglio, ciò nonostante fu progressivamente sostituito dall’uva grillo, che riscuoteva maggiore interesse.
Oggi è tornata ad essere l’uva a bacca bianca più diffusa della Sicilia, infatti dei circa 95.000 ettari totali, 29.000 sono dedicati a questa varietà. Gli ampelografi ne hanno identificati due fenotipi, il bianco lucido dal grappolo cilindrico e il bianco comune dal grappolo piramidale. In realtà, come sempre avviene in natura, oggi possiamo trovare moltissime varianti di questo vitigno, piccole differenze che portano contributi e caratteristiche proprie.
Sebastiano Di Bella, uno dei sei fondatori e attuale Presidente dell’ARCA (Associazione Regionale del Catarratto Autentico), crede profondamente in questo vitigno e ha puntato molto sulla sua valorizzazione, la sua esperienza sul campo gli ha permesso di comprendere meglio le sue caratteristiche, soprattutto lavorandolo in vigna per ottenere rese contenute e una qualità elevata, rigorosamente in biologico.
Noi abbiamo raccontato più volte dell’Esperides, un bianco che ci ha stupito da subito e ora vi riproponiamo dell’annata 2024, uscita da poco sul mercato.

Sicilia Esperides Catarratto 2024 Di Bella

Non mi dilungo nel raccontarvi il metodo di produzione, che spesso può risultare noioso, mi limito a dirvi che è stato vinificato solo in acciaio; molto più interessante sapere che viene dall’Alta Valle dello Jato a un’altitudine che tocca i 600 metri, scelta lungimirante e oggi ambita da molti per via dei forti cambiamenti climatici, che hanno portato stagioni sempre più torride e aride.
Il risultato lo ritroviamo evidente nel calice, dove affiorano piacevolissimi profumi di fiori di zagara, cera d’api, cedro, limone, feijoa e una sfumatura di pepe bianco, su uno sfondo di erbe aromatiche.
L’assaggio, rispetto alle già ottime versioni precedenti, ha qualcosa in più, un’ampiezza espressiva e una profondità superiori, una vena quasi salina e un’acidità perfettamente integrata con un frutto giustamente maturo, con pennellate di miele millefiori che accompagnano un finale penetrante e persistente.

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