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Cento anni di Villa di Capezzana. Verticale storica: 2021-1925

Beatrice Contini Bonacossi ed Ettore Fantoni
Beatrice Contini Bonacossi ed Ettore Fantoni

Lo scorso 19 maggio, presso L’Enoluogo milanese di Civiltà del Bere, si è tenuto un incontro dedicato ai Cento anni di Villa di Capezzana. L’omonima cantina, proprietà della famiglia Contini Bonacossi, è situata a Carmignano in provincia di Prato, piccolo borgo che dà il nome alla nota DOCG toscana istituita nel 1990. Beatrice Contini Bonacossi rappresenta la quarta generazione, mentre Ettore Fantoni – amministratore delegato – la quinta. Entrambi hanno presentato, ad un folto gruppo di giornalisti, l’azienda, il territorio e condotto la verticale storica dedicata al Carmignano Villa di Capezzana. Più avanti vedremo quante e quali annate. Iniziamo col dire che il suddetto vino, indubbiamente tra i più noti e costanti – qualitativamente parlando – della categoria, mi ha sempre colpito per doti di longevità e particolare equilibrio. Ricordo che fu tra i primi vini toscani a destare la mia curiosità, tanto che in cantina custodisco ancora vecchie annate che arrivano sino alla 2001.

Beatrice Contini Bonacossi ed Ettore Fantoni

Parlare della suddetta cantina significa anche raccontare la storia di una delle più antiche aziende vinicole d’Italia. Lo testimonia un contratto d’affitto, presente nell’Archivio di Stato di Firenze – datato 804 D.C. – in cui si parlava già allora di coltivazione di olio e vite a Capezzana. La zona del Carmignano risulta vocata in tema di viticoltura fin dal tempo degli Etruschi. In questo territorio, situato a nord-est di Firenze, sono stati ritrovati strumenti dell’epoca – di uso comune – per la lavorazione e la conservazione del vino. Il noto mercante Francesco di Marco Datini parla ancora di questi luoghi nel XIV secolo, ma è forse con i Medici che Carmignano e Capezzana entrano nella storia della viticoltura toscana. L’azienda è situata all’interno dell’antica riserva di caccia istituita nel 17 maggio 1626 dal granduca Ferdinando II de Medici, nella zona di Montalbano, e circondata dall’imponente muro del Barco Reale. Quest’ultimo, lungo cinquanta chilometri, circondava l’area racchiudendo territori boschivi in cui erano protetti, oltre agli animali, anche gli alberi e gli arbusti. Un territorio dov’è ancora possibile apprezzare la biodiversità che appare evidente.

Panorama su Capezzana

La DOCG del Carmignano è una delle quattro denominazioni più antiche menzionate in letteratura. La prima datazione che si trova risale al 1716, quando il granduca di Toscana emise un decreto che identificava i confini delle quattro zone del Granducato di Toscana vocate alla produzione del vino, riconoscendola come una di queste. Comprende i terreni collinari dei comuni di Carmignano e Poggio a Caiano, in provincia di Prato. Il disciplinare prevede l’utilizzo di un minimo del 50% di uve sangiovese, massimo 20% canaiolo nero, 10-20% cabernet franc e/o cabernet sauvignon, max. 10% trebbiano toscano e/o canaiolo bianco e/o malvasia del Chianti; possono concorrere le uve di altri vitigni a bacca rossa idonei alla coltivazione nella Regione Toscana. Il periodo di invecchiamento deve essere effettuato in botti di rovere e/o di castagno, rispettivamente per un minimo di otto mesi per il Carmignano DOCG e almeno un anno per la menzione riserva.

Capezzana

Dal 1926 Capezzana è di proprietà della famiglia Contini Bonacossi. Il 1925 è il primo anno di produzione del noto vino Villa di Capezzana. Proprio durante l’evento meneghino Ettore Fantoni, con estrema cura e dedizione, ha stappato una bottiglia del suddetto millesimo, destando grande stupore tra i presenti. Ammetto che è stato un momento emozionante. Non capita tutti i giorni di bere un vino che ha raggiunto il secolo di vita. Ugo Contini Bonacossi negli anni Sessanta trasforma Capezzana dalla mezzadria in azienda moderna, iniziando ad esportare all’estero facendosi aiutare dai figli.  Oggi la suddetta famiglia è arrivata alla quinta generazione, ed è custode della storia di questo territorio preservandone la memoria. – Tradizione non come una statua ferma e statica, ma come una nave in continuo movimento – secondo le parole di Ugo, il pioniere.

Capezzana Vigneti

La proprietà, ai giorni nostri, si estende per 650 ettari di cui 78 a vigneti, 140 dedicati alla coltivazione delle olive ed il resto boschivo e seminativo. Dal 2008 l’azienda è certificata biologica. La particolarità di questo areale vitivinicolo risiede prevalentemente nella composizione dei terreni, perlopiù eterogenei in quanto a suoli, esposizioni e condizioni microclimatiche. – Le nostre vigne – racconta Beatrice – sono tutte di esposizione diversa e di terreno estremamente misto. Se qualcuno vuole trovare la formula magica del nostro vino questa sta nell’estrema disomogeneità della nostra terra e dell’esposizione dei vigneti. Molti di essi hanno terra argillosa che passa a sabbiosa per tornare argillosa, financo galestrosa. Metro dopo metro c’è differenza perché il tutto viene da una situazione caotica con biodiversità estrema. È da questo caos che scaturisce la grande complessità dei nostri vini, inimitabili esattamente per il fatto che è impossibile ripetere la stessa formula in altre regioni o in terreni anche non lontani dal Carmignano.
La suddetta zona gode di una forte escursione termica importantissima durante i periodi estivi. Tale caratteristica determina l’espressività olfattiva dei vini, ovvero l’intensità degli aromi e profumi. Il fresco vento pomeridiano, proveniente dagli appennini, entra senza difficoltà dando refrigerio alle viti. Per combattere il cambiamento climatico, negli ultimi anni, si è arrivati a non defogliare in alcuni vigneti, cercando il più possibile di lasciare la giusta areazione per non soffocare i grappoli. La famiglia Contini Bonacossi ha adottato un sistema agricolo biologico, non solo per conservare l’integrità dei terreni in favore delle nuove generazioni, ma anche per aggiungere complessità al sistema vigneto. Le seguenti pratiche agronomiche: concimazione organica, sovesci fatti con multi-essenze, trattamenti eseguiti solo con prodotti di copertura, lavorazioni meccaniche al posto del diserbo, confusione sessuale che bandisce gli insetticidi, non eliminano dal vigneto ciò che è utile. Grazie alla fioritura, i sovesci introducono insetti importanti e la sostanza organica aumenta i microorganismi nel suolo.

Capezzana cantina

Tutto ciò riempie il “sistema vigneto”, togliendo spazio agli elementi nocivi e rafforzando le difese immunitarie delle piante. Questa scelta non serve solo ad ottenere un prodotto salubre con massima espressione del territorio, ma protegge anche un’enorme area verde conservando la sua biodiversità. Il poter applicare un’agricoltura etica su una superficie così vasta garantisce che non ci siano contaminazioni vicine ai vigneti. Vittorio Contini Bonacossi si è dedicato molto alla formazione del Bio-Distretto del Montalbano, del quale è stato il primo presidente, con l’intento di fare sistema con tutti i cittadini del luogo, per valorizzare e tutelare queste affascinanti colline dotate di un ecosistema estremamente variegato. Le vigne hanno esposizione e età diverse. La più vecchia ha 55 anni e le più giovani sono state piantate di recente.
A Capezzana si coltivano: sangiovese, cabernet sauvignon e franc, canaiolo, trebbiano, chardonnay, san colombano, merlot e syrah. Vengono utilizzati esclusivamente lieviti indigeni. La gestione della vigna e della cantina restano in famiglia, con una forte rappresentanza femminile. Benedetta Contini Bonacossi responsabile della produzione enologica, Beatrice e Filippo responsabili dei mercati esteri fanno tutti parte della quarta generazione della famiglia. In azienda è arrivata anche la quinta generazione, con Gaddo, responsabile della campagna e Serena che si occupa dell’ospitalità e della logistica. Recentemente Ettore Fantoni, figlio di Benedetta, dopo sette anni di esperienza in altre importanti realtà vitivinicole, è entrato in azienda come nuovo CEO.
Veniamo alla verticale storica dedicata al Carmignano Villa di Capezzana, proposta per festeggiare i cento anni di attività.

Capezzana verticale

Carmignano Villa di Capezzana 2021 (anteprima, il vino uscirà a settembre)
80% sangiovese, 20 % cabernet sauvignon. Alc. 14.5%. Il 70% della massa affina un anno in tonneaux (350 e 500 l) – 30% 16 mesi in botte grande (23 HL)
Rubino caldo, tonalità vivace, unghia granata; buon estratto. Timbro intenso, rimanda ai frutti neri di bosco e amarena matura, radice di liquirizia e corteccia, grafite; infine, geranio selvatico. Vino dotato di una caratura eccezionale e dal tannino ancora vispo. Piuttosto ricco, sontuoso, l’alcol è ben gestito; lunghissimo. Ancora giovane.

Carmignano Villa di Capezzana 2015
80% sangiovese, 20 % cabernet sauvignon. Alc. 14% vol. Il 70% della massa affina un anno in tonneaux (350 e 500 l) – 30% 16 mesi in botte grande (23 HL)
Granata, tonalità profonda, unghia arancio-mattone. Al naso ritrovo tutta la pienezza del frutto ma l’intensità non è eccessiva o peggio ingombrante. Nell’ordine: frutti neri maturi, marasca, spezie orientali, note balsamiche e pomodoro secco. Sorso ancora vibrante, succoso, alcol ben gestito; la sapidità conquista. Molto buono.

Carmignano Villa di Capezzana 2005
80% sangiovese, 20 % cabernet sauvignon. Alc. 14% vol., affina 12 mesi in tonneaux
Tonalità granata, unghia mattone. Il respiro è mediamente intenso e vira su note di pomodoro secco e amarena matura; con lenta ossigenazione un soffio balsamico di eucalipto, geranio selvatico e caramella gommoso alla liquirizia. La verticalità del vino è sorprendente, ben calibrata grazie ad una sapidità mai in secondo piano e un tannino dolce e ancora percettibile. Il più buono del millennio in corso, relativamente a questa verticale.

Carmignano Villa di Capezzana 1995
80% sangiovese, 15% cabernet sauvignon, 5% canaiolo. Alc. 13% vol., affina 30 mesi in botte grande
Granata, tonalità profonda con sfumature arancio. Timbro intenso, distinguo il caramello e suggestioni leggermente fumé; tanta mineralità unita a polvere di caffè, fianco nocciola glassata. Anche in questo caso la freschezza è sorprendente, il centro bocca non risparmia colpi e la coerenza con quanto percepito al naso è lodevole. Un vino eterno, vivo, che ha ancora tanto da raccontare.

Carmignano Villa di Capezzana 1983
70% sangiovese, 10% cabernet sauvignon, 10% canaiolo e mammolo. Alc. 13% vol., affina 24 mesi in botte grande
Granata leggermente cupo, pur tuttavia ritrovo maggior trasparenza. Il ricordo di amaretto è sorprendente, unito al terriccio umido, frutti di bosco canditi e canfora; dopo lenta ossigenazione i toni si addolciscono virando ulteriormente su note di salamoia e concentrato di pomodoro. Ne assaggio un sorso e ritrovo forse il vino più “maturo” della verticale, anche se in realtà ciò che rimane in bocca non stanca assolutamente. Grazie anche ad un alcol ben gestito.

Carmignano Villa di Capezzana 1979
70% sangiovese – 10 % cabernet sauvignon – 10% canaiolo e mammolo. Alc. 12.7 % vol., affina 24 mesi in botte grande
Granata vivace e trasparente, unghia arancio-mattone; colore ipnotico. Avvicino il naso e penso a quante volte la parola eleganza viene usata a sproposito. Qui davvero è possibile percepire tutta l’ariosità dei toni agrumati, della paprika, financo corteccia, tabacco e una traccia ematica sottile e continua. Ritrovo un vino sorprendente, in pieno stato di grazia, con una freschezza sbalorditiva e un allungo da centometrista. Resiste miracolosamente una sorta di percezione tannica che è seta allo stato puro. Il miglior vino della verticale.

Carmignano Villa di Capezzana 1925
Uve, affinamento e alcol non dichiarati
Qui siamo davanti ad un miracolo enoico. C’è ben poco da fare. Non è tanto l’ariosità dei profumi agrumati, di erbe officinali, e l’estrema pulizia del bouquet a rendere l’esperienza surreale – trovo assurdo e inappropriato citare altri descrittori – ma l’assoluta coerenza con quanto fino ad ora riscontrato nei confronti dell’intera verticale. Alludo ad una freschezza disarmante, alla progressione pressoché infinita e a tutto il sale possibile e immaginabile, estratto da terreni realmente vocati in tema di viticultura. Un vino eterno. Berlo è il miglior modo per festeggiare un traguardo importante raggiunto da una tra le cantine più interessanti d’Italia. Chapeau bas!

Capezzana i vini

Il resto della gamma proposta da Capezzana presso l’Enoluogo
Toscana IGT Chardonnay 2024
Paglierino vivace, frutto tropicale maturo non esasperato. Nell’ordine: banana, glicine, note salmastre e camomilla; ancora giovane, alcol ben gestito, digeribilità e progressione.

Barco Reale di Carmignano 2022
Rubino pieno, vivace, profumi di ciliegia matura, spezie fini, fiori freschi e liquirizia; un vino succoso, slanciato, teso, lunga la scia sapida in chiusura.

Carmignano Riserva Trefiano 2020
Rubino intenso, tonalità profonda. Frutti maturi e cosmesi, macchia mediterranea e pepe nero; note boschive mediante lenta ossigenazione. Pulizia al palato e una freschezza in linea con la sapidità; quest’ultima mostra ancora una volta il potenziale delle vigne.

Toscana Ugo Contini Bonacossi 2019
Rubino caldo, cupo, estratto considerevole. Respiro intenso, ricco di suggestioni fruttate un po’ troppo mature a mio avviso, spezie orientali e leggera vaniglia. In bocca è coerente nel suo incedere con grinta, potenza, densità e lunghezza; mostra un po’ troppi “muscoli” al momento. Da riassaggiare tra un paio d’anni.

Toscana Ghiaie della Furba 2021
Rubino-porpora, tonalità calda e profonda. A livello olfattivo ritrovo un profilo sinuoso, dolce, che rimanda all’amarena matura, al mirtillo nero, macchia mediterranea e note boschive/terrose. Un sorso calibrato alla perfezione: tanto sale, tannino vispo e una spalla acida da vero fuoriclasse. Buonissimo.

Vin Santo di Carmignano Riserva 2017
Forse il Vin Santo più buono mai assaggiato fino ad oggi. D’altronde è risaputo che la famiglia Contini Bonacossi è tra i migliori interpreti nei confronti della categoria. L’austerità dei profumi e l’equilibrio al palato sono pressoché commuoventi. Buonissimo davvero.

Andrea Li Calzi

Andrea Li Calzi

È nato a Novara, sin da giovanissimo è stato preso da mille passioni, ma la cucina è quella che lo ha man mano coinvolto maggiormente, fino a quando ha sentito che il vino non poteva essere escluso o marginale. Così ha prima frequentato i corsi AIS, diplomandosi, poi un master sullo Champagne e, finalmente, nel giugno del 2014 ha dato vita con la sua compagna Danila al blog "Fresco e Sapido". Da giugno 2017 è entrato a far parte del team di Lavinium.

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