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Trentino Pinot Nero 2021

Degustatore: Andrea Li Calzi
Valutazione: @@@@
Data degustazione: 08/2023


Tipologia: DOC Rosso
Vitigni: pinot nero
Titolo alcolometrico: 12,5%
Produttore: LAVIS
Bottiglia: 750 ml
Prezzo medio: da 9 a 12 euro


Tra le cultivar francesi più importanti al mondo, allo stesso tempo quella che dà maggiormente del filo da torcere ai viticoltori, il pinot nero ha trovato in Trentino una tra le rare culle d’elezione. Volendo restringere ulteriormente il campo, tra i vigneti pedecollinari che abbracciano i comuni di Lavis, (dove ha sede la Cantina omonima) e Giovo le uve assumono peculiarità differenti rispetto ad altre aree vocate della regione o del vicino Tirolo.
La versatilità è un’altra delle armi a favore e a seconda del tipo di vinificazione/affinamento prescelto, il vino ottenuto è quasi sempre in grado di assumere caratteristiche ben precise e di sviluppare negli anni una complessità ragguardevole. Si fa un gran parlare di terroir oggigiorno, tuttavia è innegabile il fatto che le qualità sopracitate non saranno mai tali senza elementi pedoclimatici ad hoc e una matrice del terreno di tutto rispetto, dunque il concetto di zonazione tra queste colline è sempre più importante. A tal proposito il Trentino Pinot Nero 2021 di La-Vis viene prodotto mediante l’utilizzo di uve, allevate a guyot e pergola semplice trentina, le cui piante affondano le proprie radici in un suolo franco-sabbioso, poco profondo, mediamente fertile e di origine porfirica; un mix ben calibrato di elementi minerali in grado di donare sapidità e longevità al vino. Ci troviamo a circa 550 m s.l.m., pendenze notevoli ed esposizione ad ovest e sud, la densità di impianto è pari a 5.000 ceppi/ha.
La vendemmia manuale viene effettuata nell’ultima settimana di settembre, la fermentazione avviene a temperatura controllata e in serbatoi d’acciaio inox; segue l’affinamento in barriques di rovere francese per 5/6 mesi circa prima dell’imbottigliamento.
Rubino intenso e tonalità vivace, media consistenza. Il frutto in bella mostra appare vivo e cangiante, i toni sono dolci e richiamano la ciliegia matura e il ribes rosso, una nota di cosmesi e un piacevole ricordo di liquirizia, pepe nero ed eucalipto; con lenta ossigenazione la spezia dolce prende il sopravvento, a mio avviso necessita ancora di qualche anno per rivelare il massimo in termini di espressività olfattiva.
Al palato convince per profondità e sinergia tra parti sapide ed acide, le ultime in netto vantaggio in questa fase; coerenza di toni fruttati e un finale goloso e dal tannino dolce. Perfetto su un piatto di canederli, spinaci e formaggio ripassati in padella con burro d’alpeggio e un velo di paprika.

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